Convivenza da gestire

Gabbiani in città Roma

In Italia migliorano le condizioni della fauna terrestre e aumentano le interazioni fra uomo e specie selvatiche in città. Politiche di gestione e prevenzione, come il corretto smaltimento dei rifiuti, possono garantire l’equilibrio e minimizzare i rischi 

di Piero Genovesi*

Dal mensile di marzo. L’inserimento di risorse destinate al verde urbano nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sottolinea che la questione della rinaturalizzazione delle città è finalmente considerata una priorità per il Paese. Su scala globale, le agende urbane indicano come obiettivo quello di realizzare città più verdi e sostenibili, che siano motore di recupero ambientale e non di perdita di biodiversità. Allo stesso tempo, però, il fenomeno dell’urbanizzazione è in crescita: le stime indicano che nel 2050 circa 7 miliardi di persone vivranno nei centri urbani, con nuove sfide da affrontare. Le città dovranno diventare più compatibili con la natura, produrre energia e ossigeno, ridurre gli impatti negativi sulla biodiversità e anzi svolgere un ruolo positivo di conservazione di specie e habitat. Bisogna quindi trovare un giusto equilibrio fra due tendenze che vanno in direzioni opposte.  

Ad ogni modo, avere città più verdi, ricche di animali e integrate nel territorio, è senza dubbio un elemento molto positivo. Ma bisogna fare in modo che non si instaurino con i cittadini interazioni troppo dirette e pericolose, come quelle che si riscontrano attualmente con i gabbiani, i ratti o i cinghiali. E che potenzialmente potrebbero aumentare anche il rischio di spill over e di nuove patologie. 

In Italia la situazione di buona parte della fauna terrestre sta migliorando, con l’aumento di molte specie. Un risultato frutto anche delle azioni di tutela sulle aree protette e di una corretta regolamentazione della caccia, ma soprattutto di mutamenti ambientali che interessano il territorio, come l’espansione delle foreste e lo spopolamento delle campagne. Cinghiali, tassi, istrici, martore e volpi sono segnalati anche in aree urbane. Le città più verdi – come Roma, che comprende corridoi verdi lungo i fiumi e grandi cunei naturali che si estendono dalle aree agricole periurbane – ci insegnano che un avvicinamento della fauna non è solo possibile ma frequente. E dobbiamo saperne gestire i rischi connessi. 

Cinghiali parco cittàUn esempio significativo è quello del cinghiale (Sus scrofa), che fino a qualche anno fa era presente saltuariamente solo in alcune città della penisola mentre oggi ne frequenta più di cento. La soluzione non è pensare di allontanare tutti gli esemplari o creare barriere intorno ai centri abitati. Serve invece assicurare una corretta raccolta dei rifiuti, che non permetta agli animali di trovare fonti alimentari per strada né tantomeno di avere accesso ai cassonetti dei rifiuti organici. Un altro elemento fondamentale sarebbe un’adeguata informazione alla cittadinanza, per impedire comportamenti scorretti. Nelle ultime settimane, a causa del problema rappresentato dalla peste suina africana, per la prima volta in Liguria sono stati multati cittadini che offrivano focaccia ai cinghiali. È la strada giusta, perché la fauna selvatica non deve mai avere contatti stretti con l’uomo, per non mettere in pericolo gli animali e neanche noi stessi. 

Corridoi da disegnare

La creazione di corridoi verdi può certamente aumentare anche la diffusione delle specie aliene invasive, un argomento complesso su cui spesso tendiamo a essere reattivi più che proattivi. Lo testimonia il caso problematico dei parrocchetti (pappagalli verdi ormai comuni in Europa, ndr) nelle nostre città, esploso in pochi anni e che sta creando diverse criticità, o quello della testuggine palustre americana (Trachemys scripta) inclusa tra le cento specie più invasive al mondo. Ma dobbiamo investire in prevenzione, imparando dagli errori del passato senza ripeterli. E, per quanto possibile, è necessario disegnare i corridoi ecologici in modo da diminuire o abbassare il rischio di diffusione e nuove invasioni.  

cover Marzo 2022
La copertina della Nuova Ecologia di marzo

Anche la presenza di gabbiani (Larus michahellis) ha ormai numeri impressionanti. È una specie autoctona, che in aree urbane prive di minacce ha imparato a utilizzare bene le risorse che arrivano dall’uomo. Ha invaso le città dagli anni ’70 – a Roma si contano oggi 4.000 coppie nidificanti – cambiando radicalmente la sua ecologia. Per secoli si è nutrita essenzialmente di pesci, ora preda ratti e piccioni, si alimenta di rifiuti e arriva ad attaccare i pedoni per rubare pasti facili. Genera così una serie di interazioni fastidiose, in alcuni casi pericolose per la salute pubblica, come il trasporto di carcasse su tetti e balconi.  

In questo appena descritto, e in tanti altri casi, bisogna fare i conti con i nuovi problemi e attrezzarsi per gestirli. Si potrebbe intervenire per esempio con la distruzione dei nidi prima del periodo di cova o con l’allontanamento, senza ricorrere a strategie radicali come l’abbattimento. Spesso però le amministrazioni non hanno abbastanza risorse né competenze tecniche, e temono la reazione dei cittadini, generalmente contrari alle azioni di contrasto. 

* Responsabile del servizio per il Coordinamento della fauna selvatica ISPRA

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