L’intesa, raggiunta al termine dei negoziati in Canada, è stata votata all’unanimità e sottoscritta da tutti e 196 membri delle Nazioni Unite. Per centrare l’obiettivo verranno sbloccati 30 miliardi di dollari all’anno ai Paesi in via di sviluppo. Legambiente: “Ora serve un’azione forte e decisa da parte dei singoli governi”
Un accordo storico per fermare la distruzione di specie ed ecosistemi da decenni in atto nel pianeta. È stato raggiunto il 19 dicembre a Montreal alla Cop15, la UN Convention on Biological Diversity. L’intesa è stata definita “un patto di pace con la natura” il cui obiettivo è proteggere terra e oceani da crisi climatica, inquinamento e degrado provocato dall’uomo. Verranno sbloccati 30 miliardi di dollari all’anno in aiuti ai Paesi in via di sviluppo per la protezione dell’ambiente, salvaguardare così il 30% del pianeta entro il 2030 e tutelare i popoli indigeni, i più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici.
La Cop15 è stata un vertice internazionale atteso da tempo, dopo quasi due anni di rinvii causati dalla pandemia, fondamentale per continuare gli sforzi degli Aichi Biodiversity Targets, stabiliti nel 2010 all’inizio del Decennio delle Nazioni Unite sulla biodiversità. L’accordo raggiunto al termine dei negoziati di questi giorni a Montreal è stato votato all’unanimità e sottoscritto da tutti e 196 membri delle Nazioni Unite. Da molti viene considerato come “il più ambizioso piano globale mai sviluppato per la biodiversità”. Suoi punti chiave sono la conferma dell’obiettivo 30-30, ovvero l’impegno di proteggere entro il 2030 il 30% delle terre e delle acque del Pianeta. E poi il riconoscimento della necessità di dotare il Global Biodiversity Framework di un’adeguata copertura finanziaria prevedendo 200 miliardi di dollari entro il 2030.
“L’accordo finale approvato a Montreal a conclusione della Cop15 rappresenta un primo passo per proteggere la biodiversità nel mondo, ma non è sufficiente – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – Per garantirne l’efficacia, serve un’azione forte e decisa da parte dei governi che dovranno attuare l’Accordo a livello nazionale. Ai singoli Paesi è stata, infatti, lasciata troppa discrezionalità, per questo sarà fondamentale che i singoli Stati implementino politiche specifiche a breve e a lungo termine per garantirne l’efficacia in tempi brevi e raggiungere gli obiettivi di conservazione della natura. A questo riguardo dall’Italia, che è il Paese europeo con maggiore biodiversità, ci aspettiamo un’azione politica seria e decisa in questa direzione. Non sono ammessi più ritardi, è ora di agire”.
“L’obiettivo globale 30-30, che si pone per la prima volta nella storia e che ha visto tutti i Paesi d’accordo – ha aggiunto Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – rappresenta uno strumento preferenziale per porre un freno alla perdita di biodiversità. La crisi climatica, unita alla perdita degli habitat, all’inquinamento e allo sviluppo, stanno mettendo in serio pericolo la biodiversità del mondo. Dal canto suo tra le azioni che l’Italia può mettere in campo, a nostro avviso, è fondamentale incrementare le aree protette e le zone di tutela integrale; migliorare la conoscenza e il monitoraggio della biodiversità; rafforzare la rete Natura 2000 per garantire una migliore tutela e governance della biodiversità; promuovere una gestione integrata della costa, dando piena attuazione alla Strategia marina e favorendo la crescita della Blu Economy, in particolare nelle aree marine protette”.