Cop27, c’è l’accordo finale: via libera al fondo danni e perdite

Accordo finale Cop27

Il vertice sul clima in Egitto si è concluso con la creazione del fondo “Loss and damage” per i Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici, sarà operativo tra due anni. Legambiente: “Bene, ora nessun alibi verso 1.5 °C”

La lunga notte di negoziati alla Cop27 di Sharm El Sheik, in Egitto, si è conclusa con un risultato storico: la creazione di un fondo per pagare danni e perdite ai Paesi più colpiti dagli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici. Dopo 30 anni di discussioni l’assemblea trova l’accordo sul fondo “loss and damage” che dovrebbe diventare operativo tra due anni.  

La Cop27 di Sharm El Sheik si è chiusa però senza definire impegni più stringenti sulla riduzione delle emissioni climalteranti. Si resta dunque sull’Accordo siglato un anno fa a Glasgow: non superare il grado e mezzo di riscaldamento medio globale rispetto ai livelli preindustriale.

Traguardo finale, dunque, per la COP27 di Sharm El-Sheikh che si è giocata il tutto ai tempi supplementari, trovando l’accordo per istituire il Fondo Loss and Damage, atteso da tre decenni, e che permetterà di sostenere la ricostruzione economica e sociale delle comunità povere e vulnerabili messe in ginocchio dai disastri climatici sempre più frequenti. Il Fondo potrà accedere a diverse fonti di finanziamento visto le considerevoli risorse finanziarie necessarie. Si stima che entro il 2030 siano necessari circa 290-580 miliardi di dollari aggiuntivi agli aiuti per l’adattamento. Come ha proposto il Segretario Generale Guterres all’ultima Assemblea delle Nazioni Unite, queste risorse possono essere reperite anche attraverso la tassazione degli extra-profitti delle imprese fossili, tenendo presente che tra il 2000 e il 2019 hanno realizzato profitti per oltre 30mila miliardi di dollari.

Per Legambiente se da una parte con il Fondo Loss and Damage questa COP27 porta a casa un importante risultato, dall’alta parte però delude sul fronte delle fossili, perché non è stato fatto nessun passo avanti rispetto all’accordo di Glasgow sul phase-out dei combustibili fossili.

“La COP27 – dichiara Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente – ha affrontato positivamente le conseguenze della crisi climatica con l’Istituzione del Fondo Loss and Damage, però non è riuscita ad affrontare la causa principale della crisi: la dipendenza dai combustibili fossili. Per mantenere concretamente vivo l’obiettivo di 1.5°C, è cruciale concordare al più presto il phasing-out sia dei sussidi alle fossili che del loro utilizzo”.  

Secondo gli ultimi rapporti dell’IPCC e della IEA, per essere in linea con la soglia critica di 1.5°C, le emissioni climalteranti devono raggiungere il picco a livello globale entro il 2025 e diminuire entro il 2030 del 43% rispetto ai livelli del 2019.

“Per questo – continua Ciafani – un contributo importante può venire dal phasing-out dei sussidi alle fonti fossili entro il 2030 che può consentire una riduzione del 10% a livello globale. Nello stesso tempo va attuata la decarbonizzazione del settore elettrico con il phasing out del carbone, entro il 2030 per i Paesi OCSE ed il 2040 a livello globale, e del gas fossile entro il 2035 per i Paesi OCSE ed il 2040 a livello globale. Altrimenti non sarà possibile mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C”.

“L’Europa e l’Italia – aggiunge Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – devono fare da apripista tra i Paesi OCSE. E accelerare la giusta transizione verso un futuro libero dalle fossili e 100% rinnovabile. Solo così sarà possibile contribuire modo a centrare l’obiettivo di 1.5°C e ridurre le emissioni climalteranti di almeno il 65% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, andando oltre il 57% annunciato a Sharm El-Sheik. E vincere la sfida della duplice crisi, energetica e climatica, che rischia di mettere in ginocchio l’Europa”.