Roma, 27 novembre 2025 – Quando si parla di flat tax per i dipendenti in manovra, il rischio è immaginare una tassa unica per tutti sugli stipendi. Non è così. Il salario di base continuerà a essere tassato con l’Irpef a scaglioni, come oggi. La novità, prevista nel testo attuale della legge di bilancio 2026, riguarda solo alcune voci della busta paga. Premi, straordinari, turni notturni, lavoro festivo, mance e compensi aggiuntivi potranno essere tassati con aliquote fisse e più basse, che sostituiscono l’Irpef. Questo significa che una parte del reddito esce dal sistema tradizionale e viene trattata in modo diverso. In totale lo Stato rinuncerà a circa due miliardi di euro di gettito Irpef e, secondo le stime, il beneficio medio per chi rientra nelle agevolazioni sarà tra i 120 e i 270 euro all’anno. Ma questo è solo un valore medio: i lavoratori che percepiscono premi e fanno molte ore extra potranno godere di vantaggi consistenti.
Straordinari, notti e festivi: quanto si risparmia
Per chi lavora nel settore privato e fa turni notturni, lavoro festivo o straordinari, nel 2026 arriverà una tassa fissa al 15% invece dell’Irpef ordinaria. È una differenza che pesa, soprattutto per chi oggi paga il 33% o più su quelle somme. L’agevolazione però non vale per tutti e non è illimitata: si applica solo a chi nel 2025 aveva un reddito da lavoro dipendente fino a 40mila euro e solo fino a un massimo di 1.500 euro di compensi agevolabili. In pratica, se nel corso del 2026 maturi straordinari o maggiorazioni per turni fino a questa cifra, su quell’importo pagherai meno della metà delle tasse rispetto ad oggi. Se vai oltre, la parte eccedente tornerà a essere tassata con l’Irpef normale. Il risparmio massimo teorico, usando tutta la soglia, si aggira intorno ai 250–270 euro. Non è una rivoluzione, ma sulle buste paga più “elastiche” si farà sentire.
Premi e contratti: più soldi sugli aumenti
Dove il fisco alleggerisce davvero la pressione è sui premi di produttività. Nel 2026 e nel 2027 questi premi verranno tassati solo all’1%, praticamente zero rispetto alle aliquote ordinarie. Il limite sale a 5.000 euro e la misura vale per i lavoratori che hanno redditi fino a 80mila euro. È qui che la differenza diventa macroscopica: un premio da 2.000 euro che oggi può essere tassato per oltre 600 euro, con la nuova imposta costerà circa 20 euro. Anche gli aumenti da rinnovi contrattuali avranno un trattamento di favore: per chi nel 2025 guadagna meno di 28mila euro, nel 2026 gli aumenti derivanti dal rinnovo del contratto collettivo saranno tassati al 5%. Vale solo per l’aumento, non per l’intero stipendio, e vale solo per un anno. L’obiettivo è evitare che gli aumenti salariali si perdano subito nelle trattenute fiscali e rendere più ‘pieno’ il beneficio in busta paga.
Ripetizioni, lavori extra e partita Iva: come funziona la doppia tassazione
Per capire come funziona la flat tax nel concreto, il caso degli insegnanti è il più chiaro. I docenti possono tassare le ripetizioni private con una tassa fissa al 15% invece di cumularle allo stipendio. Significa che lo Stato considera quelle entrate come separate. Una professoressa che guadagna 30mila euro e incassa 2.000 euro di ripetizioni, con il sistema ordinario può arrivare a pagare anche 700 euro di tasse su quelle lezioni. Con la flat tax ne paga 300. Lo stesso principio vale per chi lavora come dipendente e ha anche una partita Iva in regime forfettario. In questo caso il reddito da lavoro autonomo viene tassato con un’imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni e al 15% successivamente, senza sommarsi allo stipendio, purché i ricavi non superino 85mila euro e il reddito da lavoro dipendente resti sotto i 35mila euro. In sostanza, anche qui il sistema crea due canali diversi: uno per lo stipendio, uno per l’attività extra.
Chi guadagna e chi no
Alla fine, la flat tax della Manovra 2026 non aiuta tutti allo stesso modo e chi ha solo uno stipendio fisso difficilmente vedrà cambiamenti significativi. I veri benefici sono per chi fa turni, straordinari, riceve premi o svolge attività aggiuntive. Nel settore sanitario, ad esempio, gli infermieri continuano a pagare il 5% sugli straordinari e i dirigenti medici il 15% sulle prestazioni aggiuntive. Nel turismo le mance sono tassate al 5% entro certi limiti. Anche nella pubblica amministrazione viene introdotta una tassa al 15% sul trattamento accessorio fino a un massimo di 800 euro. Il disegno è chiaro: non si abbassa l’Irpef per tutti, ma si riducono le tasse su alcune voci considerate strategiche o carenti di personale. Più che una riforma generale, è una politica di incentivi mirati. Funziona per alcuni, molto meno per altri. E questo spiega perché, al di là dei titoli, la flat tax 2026 non cambierà la vita a tutti, ma potrà fare una differenza reale solo nelle buste paga più ‘variabili’.