Dopo 40 anni di assenza la farfalla Erebia pandrose è stata avvistata sui Monti della Laga. La popolazione appenninica ha un patrimonio genetico unico, a rischio per i cambiamenti climatici
È proprio il caso di dirlo: a volte ritornano. Della farfalla Erebia pandrose, di colore bruno-arancione, non si avevano segnalazioni da più di 40 anni sugli Appennini, tanto che i ricercatori l’avevano considerata estinta in quest’area. A ritrovarla è stato invece un team internazionale coordinato da Leonardo Dapporto dell’Università di Firenze, grazie al contributo attivo dei cittadini, durante la “Butterfly week” del 2019. Oltre a rivelarne la presenza, i risultati dello studio, pubblicato su Insect Conservation and Diversity , ci spiegano anche come questa specie sia una sentinella dei cambiamenti climatici.
Icona da francobollo

Prati primaverili e foreste umide: è lì che, secondo l’immaginario comune, volano le farfalle. Quelle del genere Erebia, però, sorprendentemente prediligono il clima freddo di montagna. Diffuse in Europa nel Pleistocene (tra 2,58 milioni e 11.700 anni fa), durante le ere glaciali si sono rifugiate in alta montagna, nelle foreste di conifere o vicino ai ghiacciai. Tra Alpi e Appennini, in Italia si trovano 12 specie di questo genere, a cui appartiene anche la Erebia pandrose, diffusa in 22 Stati europei, dai Pirenei alla Siberia. La specie è diventata persino cara ai collezionisti grazie a un francobollo a lei dedicato nel 1999 nella Repubblica del Togo, in Africa occidentale. Ma che cos’ha di così speciale la popolazione appenninica di E. pandrose, tanto da spingere gli esperti a ricercarla dopo più di quarant’anni dall’ultima segnalazione? La risposta, spiegano, è da trovare nel suo isolamento. La popolazione appenninica è infatti distribuita in una sola località, sui Monti della Laga, a 2.000 metri di quota, in un’area che ha un’estensione minore di 10 km2. Come conseguenza dell’isolamento geografico, il suo patrimonio genetico è nettamente diverso da quello delle altre popolazioni della stessa specie presenti in Italia, sulle Alpi, a 400 km di distanza. «La popolazione che abbiamo rinvenuto sull’Appennino rappresenta una linea genetica unica e molto divergente – spiega Leonardo Dapporto – che soffre di un altissimo rischio di estinzione». L’unicità geografica e genetica si è infatti rivelata un’arma a doppio taglio per questa specie, perché l’ha resa più suscettibile ai cambiamenti climatici.
L’ultimo monitoraggio è stato eseguito durante l’edizione 2019 della Butterfly week, un’iniziativa di citizen science
Questione di temperatura
Assenza di mezze stagioni, siccità estrema, piogge violente e fusione dei ghiacciai: un quadro (quasi) completo della crisi climatica degli ultimi anni. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, così come il rischio per gli ambienti e le specie che li abitano. Quelle che vivono in montagna, in particolare, risentono più delle altre dell’aumento delle temperature. Con il riscaldamento, infatti, alcune specie trovano aree idonee alla propria sopravvivenza solo più in alto, dove fa più fresco, e si spostano quindi sempre più in quota per raggiungerle. «Questo fenomeno – spiega a Nuova Ecologia Luca Santini, ricercatore all’Università “La Sapienza” di Roma, tra gli autori dello studio – ha una duplice conseguenza: innanzitutto l’area totale del loro habitat inevitabilmente diminuisce di estensione e poi la distribuzione della specie si frammenta, perché le vette sono isolate fra loro». Un fenomeno rilevabile anche per la popolazione appenninica di Erebia pandrose. «Dati storici dei ritrovamenti dalla fine dell’800 mostrano un progressivo aumento della quota di segnalazione di questa farfalla in Europa, con un’accelerazione negli ultimi venticinque anni – prosegue Santini – In questo studio abbiamo sviluppato un modello predittivo che suggerisce che la specie ridurrà la sua distribuzione sulle Alpi formando sempre più piccoli nuclei isolati. Secondo i dati, l’ultima popolazione appenninica dei Monti della Laga si estinguerà con buone probabilità entro il 2050». Serve dunque un intervento ad hoc.
Bandiera da tutelare
A livello globale, la specie E. pandrose non è considerata a rischio, ma Leonardo Dapporto e i suoi collaboratori la propongono come specie bandiera per la fauna montana d’alta quota. Sono definite “specie bandiera” quelle più carismatiche e riconoscibili, utilizzate per simboleggiare la condizione di vulnerabilità della specie stessa e del loro intero habitat. Ne sono esempi i panda, le tigri, le tartarughe. «L’Erebia pandrose – spiega ancora Dapporto – ci segnala il rischio di perdere le popolazioni della fauna montana che custodiscono porzioni uniche di biodiversità, e ci indica l’urgenza di compiere azioni che ci permettano di proteggerla». Secondo i ricercatori, infatti, sono necessari progetti di conservazione mirati alla tutela della popolazione appenninica di E. pandrose per evitarne l’estinzione e preservarne l’esclusivo patrimonio genetico. Come già evidenziato nel 2019, un ruolo importante è quello dei cittadini, impegnati in progetti di citizen science che li coinvolgono direttamente nella ricerca scientifica. La raccolta di campioni che ha permesso di studiare la specie è stata svolta durante l’edizione 2019 della “Butterfly week”, un’iniziativa di citizen science nata nel 2014 all’interno del progetto “Bib” (Barcoding italian butterflies), che applica allo studio delle farfalle la tecnica del Dna barcoding (un metodo per identificare le specie viventi utilizzando un breve tratto di Dna situato in una regione standard del genoma, ndr). Grazie al Dna barcoding è possibile identificare qualsiasi specie animale o vegetale creando una sorta di “codice a barre”, esclusivo del suo genoma.
Dal 2014, ogni anno è stata scelta una meta. Per una settimana, ricercatori e cittadini hanno potuto raccogliere e studiare farfalle. Obiettivo del campionamento è stato quello di rivelare l’esistenza di specie ancora sconosciute e di linee genetiche endemiche – cioè esclusive – dell’Italia. A partire dai dati raccolti per le specie di farfalle sarà possibile predisporre piani di difesa della biodiversità di questi organismi, nel nostro Paese e in tutta l’area mediterranea. (Dal mensile di luglio-agosto)
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