
Tra 2010 e 2020 il numero di persone morte a causa di inondazioni, siccità e ondate di calore è aumentato di 15 volte. Per salvare il pianeta necessario sviluppare forme di resilienza climatica. L’analisi del nuovo studio dell’Intergovernmental Panel on Climate Change
Molti degli impatti ambientali causati dal riscaldamento globale sono ormai “irreversibili”. A denunciarlo è il nuovo report dell’Onu diffuso oggi dall’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) intitolato “Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability”. Secondo lo studio, oltre il 40% della popolazione mondale è “altamente vulnerabile” a causa degli effetti della crisi climatica. L’unica chance di ridurre le perdite previste è di contenere l’aumento delle temperature globali al di sotto di 1,5 °C.
Dal report emerge che gli eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici, come inondazioni e ondate di calore, stanno colpendo gli esseri umani, le specie animali e vegetali molto più duramente di quanto era stato previsto nelle precedenti valutazioni dell’Ipcc. Basti pensare che tra il 2010 e il 2020, il numero di persone morte a causa di inondazioni, siccità e tempeste in regioni molto vulnerabili del pianeta – comprese tra Africa, Asia meridionale e Centro e Sud America – è stato di quindici volte superiore. E nei prossimi anni la situazione è destinata a peggiorare.
Secondo le nuove stime dell’Ipcc, nei prossimi decenni un miliardo di persone in più sarà a rischio di eventi climatici avversi che si abbatteranno nelle sole aree costiere del pianeta. Se le temperature dovessero andare oltre 1,5 °C, attestandosi tra 1,7 e 1,8 °C rispetto ai livelli preindustriali, metà della popolazione mondiale potrebbe essere esposta a condizioni climatiche pericolose dovute all’aumento vertiginoso di caldo e umidità. Di pari passo si diffonderanno più rapidamente determinate tipologie di malattie, come ad esempio la febbre dengue trasmessa dalle punture di zanzare che potrebbe interessare miliardi di persone entro la fine di questo secolo. Per la prima volta, vengono inoltre connessi gli effetti della crisi climatica a un aggravamento dei problemi di salute mentale, inclusi stress e traumi legati a eventi meteorologici estremi. Per ciò che riguarda le specie animali, per il 14% di esse ci sarà un rischio molto elevato di estinzione se le temperature supereranno gli 1,5 °C, percentuale che salirebbe fino al 29% in caso di aumento oltre i 3 °C.
Se le temperature dovessero andare oltre 1,5 °C, attestandosi tra 1,7 e 1,8 °C rispetto ai livelli preindustriali, metà della popolazione mondiale potrebbe essere esposta a condizioni climatiche pericolose dovute all’aumento vertiginoso di caldo e umidità
Riguardo gli interventi su cui puntare per arginare gli effetti dei cambiamenti climatici, il report dell’Ipcc non crede in soluzioni tecnologiche come la deviazione dei raggi solari piuttosto che la rimozione artificiale dell’anidride carbonica dall’aria. Bisogna piuttosto sviluppare quella che nel rapporto viene definita “resilienza ai cambiamenti climatici”. “Se i nostri piani di sviluppo sono quelli in cui i sistemi sanitari non migliorano molto, l’istruzione non migliora molto, le nostre economie non crescono molto velocemente e la disuguaglianza rimane un grave problema, avremo un mondo in cui i cambiamenti climatici avranno un impatto enorme”, ha affermato Brian O’Neill, professore del Pacific Northwest National Laboratory negli Stati Uniti e tra i coordinatori dello studio. “Al contrario, se il nostro mondo è un mondo in cui faremo davvero facendo rapidi progressi in materia di istruzione, salute e lotta alla povertà, allora i rischi connessi ai cambiamenti climatici saranno molto più bassi”.