
LE ULTIME NOTIZIE SULLA CRISI DI GOVERNO: DRAGHI VA (E TORNA) DAL COLLE
La crisi di Governo per il momento non c’è: dopo il voto di fiducia ottenuto dal Governo Draghi al Senato (172 Sì, 39 No, di fatto 5 voti in più della prima fiducia del Conte-bis), Draghi è effettivamente salito al Quirinale ma non per dimettersi come si poteva pensare fino a questa mattina. Il colloquio tra il Premier e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è durata circa un’ora, a quel punto Draghi è poi tornato a Palazzo Chigi dove dovrebbe prevedere nelle prossime ore il Consiglio dei Ministri previsto inizialmente alle ore 15.30. Fronte M5s, l’indicazione del Presidente Conte è stata seguita da tutti i 61 senatori pentastellati in quanto nessuno ha partecipato al voto sul Decreto Aiuto: non solo, Beppe Grillo è intervenuto – secondo fonti dell’Adnkronos – per sostenere la linea del “suo” leader, «Il garante è stato convinto dall’insofferenza toccata con mano nel blitz a Roma. ha capito che non ne potevamo più. E anche la base: Grillo ha fiuto oltre ad avere un occhio attento sui commenti sui social. Ha capito che la base è insofferente né più né meno di noi parlamentari».
Forza Italia invoca un Governo «finalmente senza i grillini» per chiudere la Legislatura, mentre la Lega di Salvini medita di spingere per un ritorno alle urne: il Pd si dice seccato dal non voto M5s, anche se ancora nessuno all’interno del Movimento (diciamo nei vertici ufficiali) ha chiesto chiaramente l’uscita dall’esecutivo. L’ipotesi di un “nulla di fatto” resta dunque in campo, specie se il Quirinale chiedesse nei prossimi giorni un ritorno in Parlamento per il Premier Draghi per una fiducia piena e rinnovata: in quel caso addirittura il Movimento di Conte potrebbe anche votarlo, chiedendo garanzia nel “nuovo” programma sui punti posti all’attenzione nei giorni scorsi. A domanda diretta al n.2 della Lega e Ministro del MITE Giancarlo Giorgetti sulla crisi di Governo, al termine dell’incontro con il leader Salvini, la risposta è sardonica: «Governo finito? Ci sono sempre i tempi supplementari». Dovendo prendere a citazione (abusata) il buon Shakespeare, “molto rumore per nulla”?
CAOS M5S, VERSO LA CRISI DI GOVERNO: COSA SUCCEDE OGGI
L’Italia rischia di andare a sbattere sulla terza crisi di Governo in 5 anni di Legislatura ormai agli sgoccioli: con il non voto del Movimento 5Stelle sul Decreto Aiuti al Senato, deciso ieri in una riunione fiume dell’assemblea M5s con le rivendicazioni fatte da Giuseppe Conte, quasi certamente il Premier Mario Draghi concluderà finita l’esperienza della maggioranza così composita e salirà al Quirinale per rimettere nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A quel punto gli scenari si fanno imprevedibili ma qualcosa dovrà essere deciso nel giro di poco tempo in quanto le emergenze interne e internazionali che imperversano sul nostro Paese potrebbero travolgere una situazione già complicata da guerra, crisi energetica, inflazione e pandemia.
Conte avrebbe cercato fino all’ultimo di ottenere il non voto sul Dl Aiuti – per salvare l’unità di quel che resta del Movimento 5Stelle dopo le costanti scissioni e defezioni (oggi un’altra senatrice, Cinzia Leone, è passata al movimento di Di Maio facendo perdere al M5s la palma di primo partito di maggioranza relativa anche al Senato) – senza però strappare sul Governo. Qui però Draghi si è mantenuto coerente sulla linea: non si può proseguire con continui “ricatti” e “ultimatum”, anche se a fine Legislatura. Pd, Forza Italia (che però apre anche al Draghi-bis) e Lega-Salvini hanno in più riprese fatto capire che senza il M5s in maggioranza occorre andare diretti alle urne anticipate: Renzi, Calenda e Di Maio invece puntano sulla verifica di maggioranza per mantenere il Governo Draghi senza più il Movimento di Conte.
CRISI DI GOVERNO, I 4 POSSIBILI SCENARI PER IL PRESIDENTE MATTARELLA
In attesa della formalizzazione del voto in Senato sul Decreto Aiuti (qui la diretta live) – con il tentativo in extremis del grillino D’Incà di ottenere un voto solo sugli emendamenti senza la fiducia apposta, subito rispedito al mittente da Palazzo Chigi con un secco “niet” – il pomeriggio dovrebbe prevedere la salita al Colle del Presidente del Consiglio. Al netto del fatto che tocca al Quirinale prendere la decisione finale, gli scenari che si aprono davanti sono principalmente 4, tutti con diverse dosi di complessa fattibilità:
1- Elezioni anticipate
Seguendo le parole di Draghi, non può esserci un’altra maggioranza “Draghi” senza più il M5s, perché significherebbe proseguire con “ultimatum” continui verso la fine della Legislatura. Mattarella rimanderebbe ad una verifica di Governo alle Camere con però a questo punto il Centrodestra intenzionato a giocarsi la carta del voto subito per capitalizzare il vantaggio nei consensi
2-Governo “balneare”
Per evitare di trascinare il Paese al voto nel pieno della crisi economica frutto di inflazione ed emergenza energetica, il Colle potrebbe optare per un Governo tecnico che traghetti l’Italia a Elezioni il prossimo febbraio. In rampa di lancio un nome tecnico per Palazzo Chigi come il Ministro dell’Economia Daniele Franco
3-Governo Draghi con fiducia
In terzo luogo si pensa ad una verifica di maggioranza in Parlamento con però fiducia diretta sull’attuale Premier e voto favorevole dei grillini: si ricomporrebbe la frattura e si porrebbero le basi per le poche riforme da attuare da qui al marzo 2023
4-Governo Draghi-bis
Da ultimo, ma è già stato escluso dal diretto interessato, un nuovo Governo senza più il M5s di Conte al suo interno: di fatto si tratterebbe di un rimpasto per i Ministeri oggi occupati da figure del M5s. L’opzione potrebbe interessare il Quirinale per evitare di mandare il Paese al voto, ma è già stata smentita dalla Lega di Salvini, da Forza Italia e – a parole – anche dal Pd di Enrico Letta.
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