SCATTA L’ITER PER SCIOGLIERE LE CAMERE: CRISI DI GOVERNO “BREVE”?
Convocando nel pomeriggio i Presidenti di Camera e Senato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha non solo accettato le dimissioni del Governo Draghi ma ha lasciato l’indizio principale per il prossimo passo, ovvero lo scioglimento delle Camere (con l’iter dell’articolo 88 della Costituzione avviato, qui tutte le info). Probabilmente in serata sarà lo stesso Capo dello Stato a rivolgersi in un discorso alla nazione per spiegare i motivi di questa crisi di Governo e soprattutto le conseguenze di ciò che avverrà nei prossimi mesi. Tra gli ambienti del Quirinale circolano tre date come possibili per il voto anticipato di fine estate: 18 settembre (ma solo se avvenisse lo scioglimento delle Camere già oggi); 25 settembre (superato l’impasse con il capodanno ebraico dopo il via libera dell’UCEI alla possibilità di votare in quella domenica); 2 ottobre, considerato però rischioso per i tempi tecnici della scrittura della Manovra di Bilancio. Dopo le convulse trattative tra i palazzi della politica in questa piena crisi di Governo, emergerebbe però una nota dal Colle che ancora deve essere confermata: secondo questa fonte, sarebbe saltata l’ipotesi di elezioni il 18 settembre in quanto «non ci sarebbero i tempi tecnici per far votare gli italiani all’estero. Dopo l’ok della comunità ebraica, torna in campo la data 25 settembre».
La campagna elettorale, nel frattempo, è iniziata in maniera veemente: il “tutto contro tutti” era prevedibile, il livello della acredine politica anche. Apre le danze il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che accusa Salvini e Conte di aver «strizzato l’occhio a Putin» e «fatto cadere per vantaggi personali il Governo riformatore del Premier Draghi». Dal Pd, dopo l’annuncio della fine del campo largo è ancora il Segretario Enrico Letta a parlare dal Nazareno: «Discuteremo e decideremo della conformazione della nostra proposta, sul nostro progetto e programma partendo dal fatto che abbiamo questa legge elettorale. Compagni di strada e modalità con cui questo avverrà, lo decideremo insieme, collegialmente. E’ evidente che il voto di ieri impatta molto fortemente». Per il leader di Italia Viva Matteo Renzi, giunge un appello: «Dicono: sono tutti uguali. Eh no! Noi abbiamo voluto e sostenuto Mario Draghi. Invece Conte, Salvini e Berlusconi lo hanno mandato a casa. Altro che tutti uguali: ricordiamocelo ai seggi, grazie». Fronte Centrodestra, il leader della Lega Matteo Salvini si limita ad un tweet, «Basta con la follia dei 5Stelle e con i giochini di potere del Pd: ora scelgano gli italiani», mentre da Silvio Berlusconi giunge l’appello per una nuova campagna elettorale unitaria del Centrodestra, così come Giorgia Meloni «La volontà del popolo si esprime in un solo modo: con il voto. Ridiamo speranza e forza all’Italia. Elezioni subito». Infine il fronte M5s con la rivendicazione di Conte: «Puntavamo sull’appoggio esterno, c’erano state anche interlocuzioni in questa direzione. Poi Draghi è intervenuto in Aula ed è saltato tutto. È stato il centrodestra a rompere. Anche se eravamo propensi a dare l’appoggio esterno, ieri nemmeno questo è stato possibile. Ci prendiamo la responsabilità delle nostre azioni. Ieri ci sono stati toni di disprezzo verso di noi, ci è sembrato più coerente togliere il disturbo piuttosto che votare contro».
CRISI DI GOVERNO APERTA: MATTARELLA ACCETTA DIMISSIONI DRAGHI
La crisi di Governo ora è ufficialmente aperta: «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri presso il Senato, ha reiterato le dimissioni sue e del Governo da lui presieduto. Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto. Il Governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti», questo il breve comunicato del Quirinale letto dal Segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti.
Le dimissioni il Presidente del Consiglio Mario Draghi le ha comunicate ufficialmente stamattina alla Camera con un brevissimo discorso in cui si è anche commosso: «Prima di tutto grazie, Certe volte – ha spiegato Draghi dopo lungo applauso dell’Aula – anche il cuore dei banchieri centrali viene usato, grazie per questo e per tutto il lavoro fatto in questo periodo». Annunciando la sospensione della seduta, che a questo punto potrebbe essere stata l’ultima di questa Legislatura, Draghi ha sottolineato «Alla luce del voto espresso ieri sera dal Senato chiedo di sospendere la seduta per recarmi dal presidente della Repubblica per comunicare le mie determinazioni».
AVVIATO ITER SCIOGLIMENTO CAMERE DOPO CRISI DI GOVERNO: QUANDO LE ELEZIONI?
Nel breve colloquio avvenuto con il Capo dello Stato, Draghi ha confermato la sua intenzione di rompere qui il patto di Governo in quanto non vi sono gli estremi per proseguire: l’elemento più importante però, che fa capire l’indirizzo preso ora dal Quirinale, è la nota successiva alle dimissioni accettate da Mattarella. «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceverà nel pomeriggio al Palazzo del Quirinale i Presidenti delle Camere (Casellati alle 16.30, Fico alle 17, ndr), ai sensi dell’art. 88 della Costituzione»: quell’articolo infatti contiene l’iter per lo scioglimento delle Camere. Si apre a questo punto ufficialmente la campagna elettorale verso Elezioni anticipate, salvo sorprese in extremis in arrivo dal Colle con ipotesi come Governo tecnico di fine Legislatura o simili (che comunque Mattarella comunicherà in un discorso alla nazione nelle prossime ore/prossimi giorni). Lo “strappo” del Movimento 5Stelle sul Decreto Aiuti ha dato il via alla crisi di Governo, con una turbolenza che durava da mesi ormai ma che nel giro di una settimana ha visto sfaldarsi completamente la maggioranza di Governo tenuta insieme dal Presidente Mario Draghi dal 3 febbraio 2021 scorso.
Il “congelamento” delle dimissioni presentate dal Premier il 14 luglio ha visto realizzarsi la parlamentarizzazione della crisi di Governo: punto più cruciale è stato raggiunto ieri al Senato, dove un “nuovo patto di fiducia” è stato proposto da Draghi per concludere la Legislatura. Dal discorso tenuto però dal Presidente del Consiglio – considerato dal Centrodestra ostile in alcuni tratti – i partiti facenti capo a Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Lorenzo Cesa e Maurizio Lupi hanno presentato una risoluzione da votare in cui esprimevano pieno appoggio al Presidente Draghi per un nuovo Governo di fine legislatura in completa discontinuità con quello precedente, esplicitamente «senza il M5s che questa crisi l’ha causata». Il Premier era a quel punto davanti ad una scelta: far porre la fiducia su quella risoluzione, oppure su quella presentata dal senatore del Centrosinistra Pierferdinando Casini in cui semplicemente si «prendeva atto della Comunicazioni di Draghi» e le si approvava. Draghi ha scelto la seconda, in quanto probabilmente non intendeva voler creare un Governo nuovo di maggioranza “politica”: la frattura è divenuta insanabile e così il Centrodestra non ha votato la fiducia al Governo Draghi e nemmeno il Movimento 5Stelle, rimasto fino all’ultimo “ondivago” sulla scelta da prendere. Per il Pd di Letta «il campo largo è finito, ognuno per sé», in Forza Italia le spaccature veementi hanno portato l’addio dei Ministri Gelmini e Brunetta; la Lega con Salvini punta alla campagna elettorale con Fdi di Giorgia Meloni, ma i mugugni interni al Carroccio per l’ala più “governista” potrebbero pesare in futuro; il M5s ne esce distrutto, con nuove defezioni in queste ore e con diverse anime ormai separate sia dentro che fuori da quello che fu il Movimento 5Stelle. Insomma, la campagna elettorale è cominciata e le Elezioni anticipate – che potrebbero tenersi il 25 settembre o il 2 ottobre, le date più gettonate – sembrano ormai ad un passo: la palla ora in mano al Presidente della Repubblica. Per l’ennesima volta.
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