Dan Brown: “Scrivo alle 4 di notte in una stanza senza telefono e internet. I libri sono la tecnologia più potente (e pericolosa)”

MILANO – Si intitola L’ultimo segreto – in inglese The Secret of Secrets – ed è l’ultimo romanzo di Dan Brown, scrittore statunitense da oltre duecento milioni di copie vendute, noto in tutto il mondo grazie al bestseller Il codice da Vinci del 2003. Incontriamo Brown a Milano, all’hotel Four Seasons, dove lo scrittore è arrivato per parlare della sua ultima fatica, 798 pagine, un tomo edito da Rizzoli (27€). Oggi alle 20.30 Brown sarà al Teatro Carcano per presentare il libro in dialogo con Massimo Turchetta, direttore della Rizzoli.

Mister Brown, perché ha deciso di ambientare il suo nuovo romanzo a Praga?

“Mi piace che il luogo in cui ambiento i miei romanzi sia anch’esso un personaggio. Praga è il luogo perfetto per Robert Langdon, una città piena di misteri, con castelli, cattedrali, ponti, prigioni. E addirittura una porta con sette lucchetti. Praga è stata la capitale del misticismo in Europa nel XV Secolo, per cui è l’ambiente ideale per un racconto che parla di coscienza umana”.

L’ultimo segreto ruota intorno alla caccia a un libro che svela verità sconvolgenti sulla mente umana. Lei crede che nella realtà, in futuro, un libro possa cambiare il destino dell’umanità?

“Assolutamente sì. I libri sono la tecnologia più potente che sia mai stata creata. Pensiamo alla Bibbia e all’impatto che le religioni hanno avuto sulla storia umana. Non c’è nulla di più potente delle idee. I libri hanno un potere enorme, ma a volte sono anche pericolosi”.

L'ultimo segreto

Oltre alla Bibbia, quali sono stati secondo lei i libri che hanno influenzato maggiormente la storia degli uomini?

“Se penso al mio Paese, gli Stati Uniti, indicherei The Federalist Papers (il saggio politico che raccoglie gli scritti di Alexander Hamilton, James Madison e John Jay, ndr). Per quanto riguarda la filosofia, Platone e Aristotele e i loro dialoghi, che ci hanno aiutato e ci aiutano a capire come organizzare le nostre idee. E, infine, dico Niccolò Machiavelli e il suo Principe”.

Il suo romanzo parla di coscienza. Conoscere la verità è sempre un bene o può essere un pericolo da evitare?

“Dipende quale verità. La cosa bella della verità è che ogni volta che impari ti poni delle domande. E le risposte ti portano a porti delle domande più grandi di quelle precedenti. Dunque più sai, più ti rendi conto di non sapere. Più impari, meno sai”.

Il protagonista del suo racconto è, ancora una volta, il professore dell’Università di Harvard Robert Langdon. Dal primo romanzo in cui lui è apparso – Angeli e Demoni del 2000 – a quest’ultimo libro, Langdon è cambiato?

“Sicuramente Robert Langdon è cambiato perché anch’io sono cambiato nel corso degli ultimi venticinque anni. Langdon è la lente attraverso cui io guardo il mondo. È un uomo scettico ma di mentalità aperta. È pronto ad accettare di essersi sbagliato. In questo romanzo, inoltre, si innamora. È un uomo fortunato: in ogni romanzo incontra una donna bellissima e brillante. Stavolta incontra una donna a cui tiene moltissimo, Katherine Solomon. Robert è cambiato perché ha molto da perdere, ma anche molto per cui vivere. Spero che Katherine sia il suo amore definitivo”.

Dan Brown

Dopo tanti romanzi scritti, è una fatica riuscire a creare storie avvincenti o sente che la sua vena creativa è viva?

“Mi sento ancora molto creativo. Questo romanzo è stato particolarmente difficile perché parla della coscienza umana, che è eterea ed effimera. Qualcosa di non concreto. È come se provassimo ad abbracciare il fumo. Creare un thriller partendo da questo tema è complicato. Anche perché questo libro è molto lungo, ci sono tanti personaggi ed è molto più intricato di altri miei romanzi. Scrivere questo racconto è stata una grande sfida. Ma mi piace imparare. E scrivere è il miglior modo che conosco per imparare”.

Quando, dove e come scrive i suoi romanzi?

“Scrivo dalle 4 del mattino alle 12. Sette giorni su sette. Dunque otto ore al giorno. Ogni ora mi fermo un attimo: può capitare che mi appenda al contrario per far andare il sangue alla testa. Scrivo al computer, ma ogni tanto stampo il testo e apporto le modifiche al testo sulla carta, con una penna. Poi modifico il testo sul pc. Il luogo dove scrivo, nella mia casa, è una stanza senza telefono e senza connessione Internet, in modo da riuscire a restare perfettamente concentrato. Inizio a scrivere subito, appena mi sveglio, per ricordare a me stesso che è la cosa più importante che farò durante la giornata. Nel resto della giornata, vedo i miei amici, porto a passeggio il cane e parlo con gli avvocati delle case editrici (Brown ride, ndr)”.