Roma, 23 luglio 2025 – Come realizzare gli obiettivi di sicurezza strategica europea e capacità competitiva in un contesto culturale in cui continuano a prevalere i pregiudizi a favore dell’austerità o, al massimo, della spesa nazionale? Questa è la domanda cui il professore Marcello Messori tenta di dare una risposta con il suo ultimo lavoro “European Debt and Safe Assets: How to Build a Simple Framework”.
La proposta combina un approccio stock con un approccio flow: ossia mutualizzare parte dei debiti pregressi dei paesi Ue (stock) e allo stesso tempo finanziare nuovi beni pubblici europei (flow). Da qui la definizione ‘stock-and-flow’, definita dallo stesso Messori. In sintesi: l’idea è che il Mes emetta debito pubblico collettivo in sostituzione di parte dei debiti nazionali (e, parallelamente, anche se questa parte non è resa esplicita in questo specifico contributo) la Commissione aumenti il bilancio europeo per finanziare quei beni pubblici considerati strategici.
Per quanto Messori immagini meccanismi diversi rispetto alla maggior parte di quelli proposti in passato per la mutualizzazione dei debiti nazionali, il maggior rischio continua ad essere che una qualsiasi proposta in tal senso sia vendibile alle opinioni pubbliche dei paesi tradizionalmente contrari a ‘salvare altri paesi’, perché di questo di fatto si tratterebbe (o, se si preferisce, questa narrazione sarebbe facilmente utilizzabile dai partiti contrari). Inoltre, si pone il problema dell’ammontare di debito (uniforme) da mutualizzare.
Se una quota del 20-30% sarebbe forse realisticamente ‘vendibile’ in Germania, Olanda o Finlandia, essa sarebbe insufficiente a generare un ammontare di safe asset denominato in euro davvero capace di competere sui mercati finanziari internazionali con il safe asset denominato in dollari: i titoli emessi dal Tesoro Usa. Una quota del 60%, come indicato da Messori e già immaginato nel lontano 2010 da Delpla e Weizsäcker, rischia di incontrare resistenze insormontabili.
La proposta ha tuttavia un vantaggio, rispetto ad analoghe proposte del passato: darebbe una identità ad un organismo estremamente potente ma da molti anni ormai in cerca di identità: il Mes, il Meccanismo Europea di Stabilità. Concepito fuori dai Trattati europei per reagire rapidamente alla crisi dei debiti sovrani, ha un capitale versato di circa 80 miliari di euro e un capitale sottoscritto di circa 700, quindi una potenza di fuoco notevole. La riforma del suo statuto è ferma da molti anni a causa dell’opposizione pregiudiziale dell’Italia, per ragioni puramente ideologico-elettorali. Trasformare il Mes, opportunamente riformato e trasformato, in un acquirente di parti consistenti del debito pubblico europeo potrebbe indurre il paese più indebitato, ossia l’Italia, ad avere un atteggiamento meno ostativo nei confronti della riforma, sbloccando finalmente un negoziato surreale.
Inoltre, ed è sotto gli occhi d tutti, il mondo negli ultimi anni è cambiato e richiede un’accelerazione del ruolo europeo di attore globale e del rafforzamento della sua capacità strategica e di sicurezza, che passa per investimenti collettivi (possibilmente non solo in armamenti). Non è escluso, insomma, che la proposta di Messori possa avere oggi qualche chance in più di essere considerata attentamente dai governi nazionali e dalle istituzioni europee come strumento per abbassare il peso dell’indebitamento pregresso e per, finalmente, dare maggiore consistenza operativa alle solenni dichiarazioni dei vari capi di Stato e di Governo di voler finanziare beni pubblici europei quali difesa, sicurezza, politica energetica, innovazione, infrastrutture e transizione verde. Che però, dovendo decidere all’unanimità, fanno fatica ad accordarsi su una proposta concreta. E questa impasse, come nota giustamente Messori alla fine del documento, rischia di condurre l’Europa sull’orlo dello stesso baratro nel quale prima della Prima Guerra Mondiale l’Europa decise di gettarsi.