Milano – Il futuro di Delfin è uno dei dossier centrale della finanza italiana e internazionale per l’importanza della finanziaria della famiglia Del Vecchio e per il fatto che custodisce quello che è da sempre considerato un gioiello industriale tutto italiano, ovvero EssilorLuxottica, il colosso mondiale dell’occhialeria quotato a Parigi ma con cuore pulsante ad Agordo. Ma la famiglia resta ancora divisa perché, come emerso nella serata di ieri, quattro azionisti (Clemente, Luca e Paola Del Vecchio e Rocco Basilico) si sono dichiarati non interessati all’offerta arrivata da LMDV Capital, come avevano già respinto al mittente la proposta dell’imprenditore ceco Michal Strnad che si era fatto avanti formalmente con il cda della finanziaria con un’offerta da 30 miliardi di euro.
La proposta di Leonardo Maria Del Vecchio (editore di QN Media) fa perno sulla stabilità della governance di Delfin e sulla garanzia di italianità al fine di evitare eventuali scalate ostili provenienti dall’estero. “Per anni ho lavorato con un solo obiettivo: fare in modo che quello che mio padre ha costruito in una vita, partendo dal nulla e con le sole sue mani, non finisse lontano dalla sua storia e dal suo Paese”, ha dichiarato Del Vecchio, che nella sua nuova proposta si dice pronto a rilevare le quote degli altri soci della holding, prevedendo l’opzione della permanenza nel capitale della stessa finanziaria per chi lo vuole.
Nel dettaglio, il progetto prevede una valutazione complessiva di circa 30 miliardi di euro, il sostegno finanziario di Citigroup, che ha dato l’ok a organizzare finanziamenti fino a 22 miliardi, con una “highly confident letter” e riguarda l’acquisizione delle quote degli altri sette azionisti della finanziaria, con un controvalore di circa 3,7 miliardi per ciascuna partecipazione.
La valutazione corrisponde al patrimonio netto degli investimenti di Delfin a valori di mercato, il Net asset value (Nav), con uno sconto del 30 per cento. L’obiettivo è acquistare dal 62,5% all’87,5% del capitale di Delfin, offrendo due soluzioni: la vendita immediata cash oppure il 30% subito in contanti e il 70% in azioni EssilorLuxottica dopo 12-14 mesi. L’offerta di LMDV Capital contempla un patto parasociale su strategia, cda e dividendi e una “way out“ con tempi e prezzo prestabiliti, con la presenza nel board di due figure indipendenti di esperienza manageriale, finanziaria e legale. Il piano prevede, poi, 30 giorni per aderire e 60 di esclusiva per definire le intese.
Una impostazione totalmente differente a quella avanzata da Strnad che aveva messo sul piatto 30 miliardi in contanti non offrendo altre alternative e senza indicare specifici istituti di credito pronti ad affiancarlo. Il gruppo della difesa Czechoslovak Group è interessato all’interezza del capitale della finanziaria lussemburghese con un’offerta valida 30 giorni e chiusura in tre mesi.
Inoltre Strnad pone come condizione la modifica dello statuto con il voto dell’88% del capitale e ha dichiarato che Delfin è e resta un investimento che genera flussi di cassa con partecipazioni che sono di maggior interesse come la quota in Generali (10%) e quella in Unicredit (2,8%) e, in prospettiva, quella di Intesa (circa 4%) post completamento dell’opas della banca su Mps. Mentre per quel che attiene il futuro di Essilux (32,4%), l’impreditore ceco non ha formulato alcuna strategia.
La vera differenza tra le due offerte, quindi, è chiara: quella di Leonardo Maria Del Vecchio fa perno sul valore dell’italianità degli asset di Delfin e sulla strategicità delle partecipazioni anche finanziarie, definite dallo stesso imprenditore “presidi che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani”. Ma soprattutto viene confermata la continuità del suo controllo su Delfin: rappresenterebbe la tutela della presenza italiana nella catena proprietaria di Essilux. Colosso dell’occhialeria che ieri ha chiuso la seduta di borsa a quota 186,90 euro, in rialzo dell’1,41% per una capitalizzazione pari a 87,54 miliardi.