DIMISSIONI DRAGHI? FINITO INCONTRO MATTARELLA/ Quirinale, crisi Governo cosa succede

DIMISSIONI DRAGHI? FINITO INCONTRO MATTARELLA/ Quirinale, crisi Governo cosa succede

DRAGHI AL QUIRINALE: COLLOQUIO TERMINATO, ORA COSA SUCCEDE

Il Decreto Aiuti è stato votato con la fiducia del Senato ma senza la presenza dei parlamentari M5s; Draghi ha sospeso il Consiglio dei Ministri ed è salito al Quirinale. E quindi “dimissioni Draghi”, direte voi: e invece per ora no, in quanto il Presidente del Consiglio dopo un’ora di colloquio con il Presidente della Repubblica Mattarella è già tornato a Palazzo Chigi e dovrebbe tenere nelle prossime ore il Consiglio dei Ministri.

La situazione sulla crisi di Governo insomma resta “sospesa” in quanto per il momento non vi sono commenti ufficiali né dal Quirinale né da Palazzo Chigi: la fiducia del Governo in effetti è passata anche senza il Movimento 5Stelle, dunque vi potrebbe essere la possibilità di far rimanere in sella il Governo rimandando Draghi settima prossima in Parlamento per un voto di fiducia formale (e l’eventuale rimpasto inevitabile con l’uscita dei tre Ministri M5s). Secondo un “decano” del Parlamento come l’ex DC Paolo Cirino Pomicino, lo sviluppo delle prossime ore porterà quasi certamente a questo tipo di “soluzione” per evitare la rottura dell’esecutivo e il ritorno alle urne: «Credo che Mattarella stia pensando di rimandare il confronto alle Camere». Resta da capire cosa potrebbe aver detto il Premier Draghi davanti al Presidente della Repubblica, visto che fino a ieri l’ipotesi di un Governo senza più i 5Stelle era da escludere.

DRAGHI SALE AL QUIRINALE: ARRIVERANNO LE DIMISSIONI?

Dopo che sarà reso formale il non voto di fiducia del Movimento 5Stelle al Decreto Aiuti in Senato, viene ormai dato da tutti gli osservatori come certa la salita al Quirinale del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Che sia per dimissioni irrevocabili, per dimissioni “formali” in attesa della decisione di Mattarella o “semplicemente” per annunciare un rimpasto di Governo, ecco questo va ancora chiarito nelle prossime ore. Le fibrillazioni degli scorsi giorni in “casa” M5s hanno portato il leader Giuseppe Conte ad annunciare ieri sera nel discorso ai parlamentari che i senatori pentastellati questa mattina usciranno dall’Aula durante il voto di fiducia posto dal Governo sul Dl Aiuti.

Formalmente, non ci sarà la spallata ma sembra ormai evidente – avendolo già preannunciato – che il Premier non possa accettare di proseguire con “ricatti” e “ultimatum” l’esperienza di Governo, almeno non questa squadra (anche se più volte ha spiegato che non vi sarà un altro Governo Draghi senza il Movimento 5Stelle). Tutto sta a questo punto nelle mani del Presidente della Repubblica che dovrà ascoltare il resoconto del Presidente del Consiglio e poi far partire l’iter costituzionale previsto dalla scelta maturata in queste ore. Gli scenari che si aprono ora sono imprevedibili, con tra l’altro il “peso” di Borsa, spread e mercati che stamani all’annuncio di Conte sono scatenati con indici inequivocabili da “crisi di Governo”.

DRAGHI DA MATTARELLA: I 4 SCENARI DELLA CRISI DI GOVERNO

Se si avranno dunque le dimissioni di Draghi entro il pomeriggio, quali potrebbero essere gli effettivi scenari davanti a questa terza crisi di Governo nel giro di 5 anni? Al netto delle turbolenze e delle invocazioni anche degli altri partiti oltre il M5s – la maggior parte, a parole, convinta dall’opzione Elezioni anticipate (tranne le aree del Centro) – sono principalmente quattro le opzioni che il Presidente della Repubblica potrà far emergere dopo la salita al Quirinale del Premier Mario Draghi. In primo luogo, l’opzione Elezioni anticipate: seguendo le parole di Draghi, non può esserci un’altra maggioranza “Draghi” senza più il M5s, perché significherebbe proseguire con “ultimatum” continui verso la fine della Legislatura. Mattarella rimanderebbe ad una verifica di Governo alle Camere con però a questo punto il Centrodestra intenzionato a giocarsi la carta del voto subito per capitalizzare il vantaggio nei consensi.

La seconda strada sarebbe un Governo “balneare”, dove per evitare di trascinare il Paese al voto nel pieno della crisi economica frutto di inflazione ed emergenza energetica, il Colle potrebbe optare per un Governo tecnico che traghetti l’Italia a Elezioni il prossimo febbraio. In rampa di lancio un nome tecnico per Palazzo Chigi come il Ministro dell’Economia Daniele Franco. La terza strada, più impervia, riguarda un Governo Draghi con fiducia rinnovata: si pensa ad una verifica di maggioranza in Parlamento con però fiducia diretta sull’attuale Premier e voto favorevole dei grillini: si ricomporrebbe la frattura e si porrebbero le basi per le poche riforme da attuare da qui al marzo 2023. Da ultimo, ma è già stato escluso dal diretto interessato, un nuovo Governo senza più il M5s di Conte al suo interno: di fatto si tratterebbe di un rimpasto per i Ministeri oggi occupati da figure del M5s. L’opzione potrebbe interessare il Quirinale per evitare di mandare il Paese al voto, ma è già stata smentita dalla Lega di Salvini, da Forza Italia e – a parole – anche dal Pd di Enrico Letta. Sostengono l’idea invece Renzi, Calenda e Di Maio: insomma, l’area del Centro (anche interessata a capitalizzare più consenso più si allontana la data delle Elezioni Politiche).

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