Bologna, 28 giugno 2026 – Un primo italiano della storia. Ci stiamo facendo l’abitudine, nello sport. A due anni di distanza da Jannik Sinner, che ha raggiunto per la prima volta la vetta del ranking del tennis il 10 giugno 2024, c’è un altro azzurro a primeggiare nella classifica mondiale di uno sport individuale: è Leonardo Fioravanti, da venerdì scorso numero uno del mondo nel surf grazie a dieci giorni da urlo, nei quali ha conquistato la prima vittoria nella ‘World Surf League’, la ‘coppa del mondo’ delle tavole, a El Salvador, e poi un secondo posto a Saquarema, Brasile.
Secondo posto che gli ha permesso di salire in vetta. “Sono orgoglioso di me stesso: questi successi sono tutti dedicati alla mia famiglia, mia mamma per prima”, racconta il romano classe 1997, che parla cinque lingue e ha iniziato in un luogo che pochi assocerebbero al surf. “A Marina di Cerveteri”, racconta.
Dove trovava le onde giuste, sul litorale romano?
“Nel Mediterraneo non abbiamo onde tutti i giorni. Il fatto però è che non servono sempre onde alte, bastano anche di un metro. Poi bisogna avere fantasia e passione. Come quella che aveva mia mamma quando, nei giorni di vento, mi tirava fuori da scuola per portarmi sulla tavola allo stabilimento ‘Ocean Surf’ dei nostri amici Ciccio e Pallino, a Marina di Cerveteri”.
Si sarebbe mai immaginato di diventare numero 1 al mondo, allora?
“Fin dall’infanzia sogni in grande, ma a quell’età, avevo otto anni, c’è solo una cosa che vuoi fare davvero: divertirti. Sono stati però quella passione e quell’amore per il surf a farmi arrivare dove sono ora”.
Come ha fatto a diventare numero uno?
“Con una grande volontà, ma anche fortuna. I miei sponsor hanno sempre creduto in me. Red Bull mi affianca da quando ho 18 anni, mi ha fatto capire che questa era la strada giusta. Sono un ragazzo a cui sono state concesse delle opportunità”.
Non sempre le opportunità significano successo…
“Sì, in tanti hanno occasioni, ma non le sfruttano. Io ho avuto attorno le persone giuste e ho avuto l’abnegazione di provarci sempre”.
Per persone giuste intende soprattutto la famiglia?
“Mia mamma che mi ha forgiato, il suo compagno. Poi mio fratello, il mio fan numero uno, mi guarda a orari di qualsiasi tipo, anche mio papà mi tifa. Nonna Anna mi segue, e mi chiama sempre dopo le gare”.
Si ritiene fortunato?
“Sì. Vincere è importante, ma una famiglia così è più importante. Quando mi emoziono, durante le interviste, é sempre perché penso alla mia famiglia. Una giornalista brasiliana, qui a Saquarema, mi ha chiesto di mia madre e mi sono messo a piangere in diretta: mamma ha sacrificato la sua vita per seguirmi”.
Poi c’è sua moglie Sophia, con cui vive alle Hawaii: un vantaggio per lei?
“Soph é nata e cresciuta sulla North Shore delle Hawaii, forse il posto più bello al mondo dove fare surf. In inverno viviamo lì quando non si gareggia: posso continuare ad allenarmi con una routine che mi prepara perfettamente per la stagione”.
In classifica è circondato da brasiliani. Sono così forti?
“Negli ultimi 10-15 anni sono sempre stati in vetta. Negli ultimi tempi il ‘brasilian storm’ sembrava aver rallentato, ma quest’anno è vero, sono circondato (ride, ndr). È grazie anche grazie al loro stimolo che ho scalato la montagna”.
Con loro ha imparato una nuova lingua?
“Sì, parlavo già francese per aver vissuto tanti anni vicino Biarritz, inglese e spagnolo. Nel circuito però si parla tanto portoghese, una lingua bellissima, mi sono dovuto adeguare”.
Ora che è numero uno, cosa deve fare per rimanerlo?
“Continuare a vincere o andarci vicino: non è detto che succeda ma ce la metterò tutta, è il momento migliore della mia carriera. La prossima tappa é a Tahiti tra cinque settimane (si gareggia sulle onde delle Olimpiadi di Parigi, ndr)”.
Intanto in Italia si inizia a parlare molto di surf grazie a lei…
“Finalmente, é uno sport bellissimo. Se qualche bambino, leggendo di me, inizia a surfare, sono felice. Sarebbe bello che quest’estate le scuole di surf italiane avessero un ‘boost’ di iscrizioni”.