El Niño e Vortice Polare: che inverno 2026-2027 può uscirne in Italia
Ogni volta che il Pacifico equatoriale si scalda oltre misura, parte la stessa giostra di titoli sul gelo in arrivo. Questa volta però il segnale oceanico è di quelli grossi, e vale la pena capire come funziona la catena che lo collega al nostro inverno, senza scorciatoie e senza promesse di neve a Milano.
La NOAA, a fine agosto 2026, assegna oltre il 90% di probabilità a un El Niño classificato very strong per l’autunno e l’inverno 2026-27, e il 69% a un evento addirittura storico, con indice RONI trimestrale pari o superiore a +2,5°C tra ottobre e dicembre. Un’intensità paragonabile a quella dei mostri sacri della serie: 1982-83, 1997-98, 2015-16. Chi vuole il quadro completo sul significato lo trova nell’analisi su El Niño e cosa cambia in Italia tra autunno e inverno.
El Niño, il motore acceso dall’altra parte del mondo
El Niño è la fase calda dell’ENSO, l’oscillazione che ogni due-sette anni alterna acque più calde e più fredde nel Pacifico tropicale. Quando le acque si scaldano, sopra di esse si formano temporali molto più vigorosi del normale, e quei temporali scuotono l’atmosfera come si scuote un lenzuolo tenuto per un lembo: si generano onde enormi in atmosfera, lente, larghe migliaia di chilometri, chiamate onde planetarie. Non sono nuvole, sono ondulazioni della circolazione atmosferica.
Il collegamento con Italia non è mai diretto. Passa attraverso quelle che i climatologi chiamano teleconnessioni, catene di causa ed effetto che attraversano mezzo emisfero prima di arrivare da noi. Ne abbiamo parlato in dettaglio spiegando perché un El Niño storico cambia l’autunno 2026.
Il Vortice Polare, la trottola che tiene il freddo al suo posto
Il Vortice Polare stratosferico è una gigantesca circolazione di venti occidentali che ruota attorno al Polo Nord tra i 10.000 e i 50.000 metri di quota. Finché gira veloce e compatta, l’aria gelida resta imprigionata lassù e le medie latitudini se la cavano con inverni miti e atlantici. Quando le onde planetarie generate da El Niño risalgono e la colpiscono, la trottola rallenta, si deforma, a volte si spezza.
L’evento estremo si chiama Sudden Stratospheric Warming, o Stratwarming: la temperatura in quota può salire di 40°C o 50°C in pochi giorni e i venti stratosferici arrivano a invertire il verso, ecco il famoso Burian in Europa e Italia, quello che porta il gelo vero anche da noi. Il meccanismo, con i suoi tranelli, è raccontato nell’articolo su come funziona davvero il meccanismo del freddo, mentre la situazione attuale della struttura è descritta nel pezzo sul Vortice Polare in formazione. E si, si sta formando, nonostante il caldo che fa, nel Polo Nord si sta costruendo il nostro inverno, ma anche l’autunno.
NAO e AO, i due indici che traducono tutto in tempo europeo
Qui entrano in scena le due sigle che ricorrono in ogni previsione stagionale. La NAO, Oscillazione Nord Atlantica, misura il contrasto di pressione tra Islanda e Azzorre. Positiva significa correnti atlantiche veloci e dritte verso il Nord Europa, con il Mediterraneo spesso sotto anticiclone. Negativa significa il contrario: alta pressione alle latitudini nordiche, corrente a getto spinta più a sud, perturbazioni che scendono verso il nostro mare ed in Italia c’è generalmente maltempo e clima invernale, ovviamente d’inverno.
L’AO, Oscillazione Artica, è la cugina più ampia e descrive quanto sia compatta la circolazione attorno al Polo Nord. Il punto che i ricercatori ripetono da anni è semplice: dopo uno Stratwarming, se il disturbo riesce a scendere dalla stratosfera alla troposfera, NAO e AO tendono a virare in negativo per settimane. È lì che nasce il freddo europeo, anche quello storico, ma non sempre lo deve essere, scherziamo? In passato, sino ad una trentina di anni fa, succedeva più di una volta all’anno. Il freddo non viene dall’oceano tropicale, da dove, ad esempio, l’inverno scorso abbiamo avuto il fiume atmosferico che ha interessato con piogge alluvionali la Penisola Iberica, e piogge sopra la media Isole Maggiori e Penisola italiana, mentre nel Nord Italia c’era l’alta pressione, c’erano le inversioni termiche, anche le nebbie, e le gelate notturne di gennaio come non succedevano da anni, anche se non vi è stato niente di eclatante. Ma ora per il prossimo inverno la situazione è cambiata, c’è El Niño forte.
La QBO, il vento che cambia verso ogni 28 mesi
Meno famosa ma altrettanto decisiva è la QBO, la Quasi-Biennial Oscillation. Nella stratosfera sopra l’equatore i venti cambiano direzione con regolarità quasi cronometrica: circa 28 per completare il ciclo, prima da ovest, poi da est, con i regimi che scendono di quota di circa un chilometro al mese. Insomma, che stress stare appresso anche questo.
Il legame con il polo si chiama effetto Holton-Tan e funziona così: con QBO orientale il corridoio in cui viaggiano le onde planetarie (in atmosfera) si restringe, più energia finisce dentro il Vortice Polare e la trottola si indebolisce. Con QBO occidentale accade il contrario, il vortice resta più protetto. Le statistiche parlano di circa 0,7-0,9 riscaldamenti stratosferici per inverno nella fase orientale contro circa 0,5 in quella occidentale. A fine agosto 2026 l’indice NOAA a 30 hPa resta su valori nettamente orientali (ideali per il freddo d’inverno), ma la fase che conta davvero è quella a 50 e 70 hPa, e andrà ricontrollata a novembre.
Che inverno può venire fuori in Italia
Ecco il punto, senza giri di parole. I modelli matematici stagionali di ECMWF e degli altri centri indicano per l’Europa un inverno nel complesso più mite della media 1991-2020 e più piovoso della norma. Sulla mitezza, si parla sempre di una vista d’insieme, e non si può riscontrare se ci saranno irruzioni d’aria fredda o calda. Ma gli inverni siano più miti rispetto alla media climatica, perlomen0 in Europa è assodato. Fatto sta che anche per gli USA orientali abbiamo visto previsioni di inverno mite, e poi sono due stagioni invernali dove si sono avute ondate di gelo e neve sino alla Florida.
Tuuttavia, sono la scienza che oggi disponiamo. Secondo i modelli matematici stagionali, il primo tratto della stagione, tra novembre e dicembre, negli inverni con El Niño forte è quasi sempre a trazione atlantica: perturbazioni in fila, temperature sopra media, niente neve in pianura.
La finestra interessante si apre dopo. ECMWF e UKMO mostrano già un rallentamento dei venti stratosferici tra fine dicembre e gennaio: non è la previsione di uno Stratwarming specifico, impossibile a quattro mesi di distanza, ma uno stato di partenza più fragile del solito. Se il disturbo arriva e scende al suolo, la conseguenza attesa è Mediterraneo più perturbato, con la corrente a getto più bassa di latitudine, ciclogenesi frequenti al sottovento delle Alpi con minimi sul Golfo di Genova e nevicate abbondanti su Alpi e Appennini a quote inferiori al solito.
Sarebbe freddo vero anche al Nord Italia, umidità e pioggia più che gelo su Centro e Sud, con il mare caldissimo che fa da amplificatore per gli accumuli nevosi, come già discusso rispondendo alla domanda se El Niño possa portare neve e gelo dalla Russia.
Il DWD, il servizio meteorologico tedesco, il 23 agosto 2026 è stato esplicito: da un El Niño forte, da solo, non si deduce un inverno freddo in Europa. Nessuno dei ricercatori che studiano questa catena – Judah Cohen, Amy Butler, Chaim Garfinkel, Marlene Kretschmer – sta annunciando un 1963 europeo. Stanno dicendo che sale la probabilità di almeno una fase da vortice disturbato tra gennaio e febbraio, capace di regalare una o tre settimane pienamente invernali. Non la media dei tre mesi, un episodio dentro i tre mesi. E ciò sarebbe notevolissimo, di questi tempi, non vi pare?
Cosa guardare da qui a dicembre
Tre indicatori valgono più di cento mappe stagionali. L’estensione della neve siberiana in ottobre, che alimenta le onde dirette verso il polo. Il ghiaccio marino nei mari di Barents e Kara, perché dove manca il ghiaccio l’oceano cede calore all’atmosfera e le onde aumentano. E i primi venti zonali a 10 hPa in dicembre, il vero termometro della salute del Vortice Polare. Il resto, per ora, è probabilità, come ricordato anche nell’analisi su El Niño che può cambiare il prossimo inverno europeo.
Credit
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- NOAA Climate.gov – Predicting the chances of a polar vortex disruption this winter
- NOAA Physical Sciences Laboratory – QBO index a 30 hPa
- ECMWF Charts – Mean zonal wind at 10 hPa
- Copernicus Climate Change Service – Seasonal forecasts
El Niño forte influenza il Vortice Polare, e l’Inverno in Europa
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