Una pratica che consente di risvegliare corpo e mente. Passi lenti, gentilezza, diritto alla disconnessione: un nuovo modo di conoscere o riconoscere se stessi
Dal mensile di luglio/agosto – Si potrebbe raccontare il senso di libertà e la connessione profonda percepita con il nostro io. O descrivere la riscoperta dell’istinto, l’emotività, la gratitudine, la commozione, il sentimento di appartenenza e unità che si provano nei confronti della natura. Si potrebbe parlare di questo e molto altro, eppure non sarebbe abbastanza per comprendere a pieno l’esperienza del forest bathing, letteralmente “bagni di foresta”, traduzione inglese del termine originale Shinrin-yoku. Una pratica nata in Giappone negli anni ’80, ormai diffusa e certificata in tutto il mondo, e in alcuni Paesi già prescritta come terapia medica preventiva e curativa nei casi di stress, ansia, depressione, burnout, insonnia e dipendenze tecnologiche. Pratica consigliata, però, anche a chi voglia “semplicemente” staccare la spina e ritrovarsi.
Com’è noto, le ricerche scientifiche confermano già da tempo gli effetti benefici di compiere attività all’aria aperta o in ambienti naturali: ognuno di noi può verificarlo anche solo facendo una passeggiata in un giardino urbano o una pedalata in montagna. Ma, travalicando il nostro concetto di attività all’aperto, il forest bathing invita ad abbandonarci completamente all’ambiente circostante, vivendo l’esperienza attraverso tutti i sensi, lasciandoci abbracciare dai riflessi della luce e dai suoni del bosco. Ben lontano dalla banalizzazione naif dell’abbracciare gli alberi e salutare il sole al tramonto, fare un “bagno di foresta” significa concretamente compiere attività mirate nel verde, sotto la conduzione di una guida esperta, concedendosi la possibilità di far trascorrere il tempo seguendo solo le sensazioni del presente, allontanandosi dall’urgenza di dover raggiungere un obiettivo predeterminato. Senza orologi né cellulari, l’immersione nella natura produce un effetto rigenerante e a tratti anche divertente, che ci spinge a conoscere i nostri limiti e a rallentare i ritmi fisici e mentali. Ogni partecipante è libero di prendere tempo per sé, ascoltare ciò di cui ha più bisogno in ogni momento, attraverso attività che mirano al rilassamento e all’esplorazione del mondo e di se stessi.
Tra i principali effetti rigeneranti c’è la diminuzione degli ormoni dello stress e dei livelli di ansia
Nient’altro che stare
A metà strada tra pratiche di mindfulness in natura, escursionismo e yoga, il forest bathing attinge anche alla teoria della rigenerazione dell’attenzione, proposta dagli psicologi Rachel e Stephen Kaplan alla fine degli anni ’80. Secondo la teoria, poi confermata da dati scientifici, il tempo passato in natura o anche solo dedicato a guardare scene naturali accresce la capacità di concentrazione degli individui e li aiuta a riprendersi dall’affaticamento mentale attraverso l’esercizio di un’attenzione “senza sforzi”. In effetti, per un “bagno di foresta” non servono preparazione atletica né supporti specifici, bisogna solo imparare a “stare”. Senza obiettivi. L’elemento fondamentale è il desiderio di ascoltarsi e liberarsi dai pregiudizi, gradualmente, accogliendo con serenità gli inviti della guida, privi di obblighi e costrizioni. Ogni partecipante risponde liberamente e interpreta l’invito secondo le proprie esigenze o insicurezze, considerandole come un’opportunità di acquisire consapevolezza e rivedere le proprie priorità. Per una corretta mindful walking, ad esempio, basterà togliersi le scarpe, sentire la sensazione della terra umida sotto i piedi e camminare lentamente dove conduce il corpo, senza meta, osservando i dettagli che sfuggono nella routine quotidiana. Per “seguire il movimento”, invece, ognuno può scegliere se camminare o rimanere fermo, se osservare le chiome degli alberi spostate dal vento o concentrarsi sull’operosità di un formicaio. Si sceglie poi il proprio angolo di bosco in cui rimanere o un punto di osservazione in cui sentire l’avvicendarsi dei processi spontanei dentro di sé.
Dall’ecoarte ai laboratori in cucina, dagli esercizi di fiducia (a occhi chiusi) svolti in coppia alla contemplazione delle stelle accanto al ruscello, ogni attività è studiata per favorire una connessione profonda con l’ambiente e godere dei benefici della natura, tra cui la diminuzione degli ormoni dello stress e dei livelli di ansia, il miglioramento del sonno e l’aumento della creatività. La Nuova Ecologia ha provato quest’esperienza a tutto tondo, grazie a un ritiro di tre giorni nella splendida cornice del Parco naturale del Pollino, organizzato dall’agenzia Ivy Tour come educational tour nell’ambito del progetto “P.a.r.t.i. Basilicata!”, piano di azione per la ripresa del turismo, finanziato da Apt Basilicata e dalla stessa amministrazione regionale.
Parole d’ordine
A seconda dal luogo scelto e della guida, ma anche delle condizioni metereologiche, le attività del forest bathing possono essere diverse. Non cambiano però i principi fondamentali, rappresentati dalle cinque S: silence (silenzio), slowing down (rallentare), senses (sensi), safety (sicurezza) e sharing (condivisione). I primi tre si legano a una dimensione più intima, che accompagna la riflessione e la scoperta individuale, mentre gli ultimi coinvolgono direttamente i partecipanti del gruppo con cui si compie l’esperienza. La sicurezza non si riferisce solo alla garanzia dell’incolumità fisica di ognuno, ma sottolinea anche la necessità di sentirsi sicuri e protetti, accolti nel raccontare emozioni, ricordi e vita vissuta. Per questo la condivisione è uno degli aspetti più intensi dell’esperienza.
Alla fine di ogni attività ci si ritrova in cerchio, in un punto concordato, per restituire eventuali pensieri o semplicemente ascoltare le riflessioni di chi, sconosciuto fino a qualche ora prima, diventa in poco tempo un amico di lunga data, a cui ci si sente accomunati da una forte affinità.
Ad accompagnarci nel nostro viaggio è stata Ann Tilmann, tra le più autorevoli guide certificate dal Forest therapy hub e dall’Association of nature and forest therapy, che sarà presente anche in alcuni dei prossimi appuntamenti di forest bathing in giro per l’Italia. Ognuno può scegliere la soluzione più adatta a sé, fra Trentino, Sicilia o ancora Basilicata, dove la tradizione millenaria dei riti arborei esprime al meglio il legame inscindibile tra uomo e natura. Un’esperienza totalizzante. Per chi vuole concedersi il tempo di respirare e tornare a stare bene.