Nonostante la situazione di incertezza il settore lattiero caseario continua a crescere. Secondo gli ultimi dati di Assolatte, nell’ultimo anno il settore ha raggiunto i 31,9 miliardi di euro di fatturato e 6,4 miliardi di euro di valore aggiunto che li ha reso il terzo segmento agroalimentare. In crescita anche l’export, con un +13,6% rispetto al 2024 e tra i prodotti più venduti all’estero il formaggio è stato quello più apprezzato e in questo comparto l’Italia rappresenta il secondo esportatore nel mondo.
Ciò che ha determinato l’aumento delle vendite è la qualità dei prodotti. In Italia si trovano 59 formaggi Dop Igp e le principali produzioni sono la mozzarella, il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano, il mascarpone, gorgonzola, la mozzarella di Bufala Campana, il Pecorino Romano e la crescenza.
Anche nel mercato italiano i prodotti del latte- caseario sono in cima alle preferenze dei consumatori. E non è un fatto scontato. Infatti, il contesto in cui operano le imprese è tutt’altro che facile perché oltre all’inflazione e alle tensioni internazionali, spesso arrivano messaggi contrastanti sul latte e suoi derivati per la salute.
A dispetto delle false informazioni però le famiglie italiane consumano prodotti caseari e da un’indagine di Nomisma il latte, lo yogurt e i formaggi sono diffusi sulle tavole degli italiani, con il 98% della popolazione che li consuma più o meno regolarmente.
Oltre agli sconti e alla convenienza, anche la qualità, la filiera tracciata e le certificazioni guidano le scelte dei consumatori. Ad esempio, i metodi di produzione rispettosi dell’ambiente e la garanzia del benessere animale rappresentano dei fattori di scelta di un prodotto rispetto a un altro.
Tra i consumatori italiani cresce la fiducia nel latte e nei prodotti lattiero-caseari realizzati nell’Ue, soprattutto tra gli uomini e tra i più giovani. Dunque, la consapevolezza è diventata una prerogativa anche dei consumatori di latte che non cercano soli il gusto ma informazioni su tutta la catena del prodotto