Caltanissetta, 15 aprile 2026 – Le indagini che hanno oggi portato ai 13 avvisi di garanzia è partita dall’ultima devastante frana di Niscemi, uno smottamento di dimensioni impressionanti che ha inghiottito un pezzo di città. È successo lo scorso 16 gennaio, quando la collina di Niscemi ha iniziato a scivolare sulla Piana di Gela e ha continuato a farlo per giorni. Oltre 1.500 abitanti sono rimasti senza casa. Ecco cosa è successo in quei terribili giorni.
La frana inizia il 16 gennaio
Nelle prime ore del 16 gennaio scorso, una frana di grandi dimensioni aveva paurosamente scosso Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Dai primi rilievi della Protezione civile regionale era emerso che il movimento franoso aveva interessato l’area a ridosso della parte occidentale del centro abitato, con una dimensione del coronamento superiore pari a 1,5 km.
Il 25 gennaio si riattiva il fronte del ‘97
Intorno alle 12.30 del 25 gennaio, si era riattivato anche il fronte di frana del 1997, a ridosso della parte sud del centro abitato, con una dimensione del coronamento superiore a 2 km. Il fronte instabile si è sviluppato complessivamente per circa 4,7 km lungo il margine dell’abitato, coinvolgendo il settore Sante Croci-Belvedere, l’area del torrente Benefizio e i versanti compresi tra la strada provinciale 10 e la Sp12.
Scatta la zona rossa: 1.500 sfollati
Le scarpate di distacco presentavano altezze mediamente comprese tra 25-30 metri, con valori massimi di oltre 50 metri. Una frana, dunque, di grandi dimensioni che ha comportato l’immediata delimitazione di una zona rossa fino a 150 metri e l’evacuazione della popolazione residente nell’area, oltre 1.500 sfollati, con la collina che scivolava sulla Piana di Gela.
https://www.quotidiano.net/cronaca/frana-niscemi-indagati-acb7ghd5
Il 26 gennaio scatta lo stato di emergenza
Il Dipartimento della Protezione civile ha operato sin dalle prime ore in stretto raccordo con le strutture locali di protezione civile per monitorare l’evolversi della situazione. Il 26 gennaio il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza per fronteggiare gli eccezionali eventi meteorologici che hanno investito le tre Regioni.
Il 30 gennaio: Ciciliano commissario straordinario
Il 30 gennaio il Capo del Dipartimento, Fabio Ciciliano, ha firmato l’ordinanza 1180 che disponeva i primi interventi urgenti di protezione civile a supporto dei territori colpiti. Con Decreto Legge 25 del 27 febbraio, Ciciliano veniva nominato Commissario straordinario per l’area di Niscemi, per attuare le misure e gli interventi volti a rafforzare la sicurezza e la resilienza sul territorio.
L’inchiesta: disastro colposo e danneggiamento
La procura di Gela, competente per territorio, intanto, apriva una inchiesta per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, fino a questo ultimo clamoroso atto: l’iscrizione nel registro degli indagati di tredici persone, tra cui gli ultimi quattro presidenti di Regione, quelli in carica dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci, oggi ministro alla Protezione civile, e l’attuale governatore Renato Schifani; nonchè i capi della Protezione civile regionale del periodo.
In particolare viene contestata dalla procura nissena “la mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto evitare l’evento del 2026 o ridurlo perchè i lavori previsti dopo la frana del 1997 non sarebbero stati realizzati”. Dopo la prima poderosa frana di Niscemi erano stati stanziati 23 miliardi delle vecchie lire, ma i lavori appaltati a un’Ati non sarebbero stati compiuti. I fondi, 12 milioni di euro, per l’intervento di consolidamento, non sarebbero stati mai spesi.