L’incontro di Jesolo accende i riflettori su economia e opportunità delle località turistiche. Ma per Legambiente manca un confronto sul clima
di Luigi Lazzaro e Sebastiano Venneri
Si è concluso da poco il G20 delle spiagge italiane, l’appuntamento giunto alla quarta
edizione fra le località balneari turisticamente più importanti della penisola.
Quest’anno la riunione si è tenuta a Jesolo, località che qualche settimana fa ha
ospitato l’ovodeposizione su una spiaggia da parte di una tartaruga marina, evento
eccezionale per le latitudini interessate.
La discussione è stata improntata sulla definizione di soluzioni normative, prima fra tutte la proposta di legge per il riconoscimento dello Status speciale di Città Balneare, che mantengano la competitività dei territori costieri e aiutino la soluzione dei problemi, alcuni atavici, patiti dalle località ad alta pressione turistica. Si è trattato sicuramente di un segnale importante della voglia di ripresa post pandemia, confortata anche da segnali di ripresa per i Comuni e per le attività economiche dislocate lungo le coste del Paese. Un’espressa richiesta di attenzione, di specialità che Legambiente comprende e si augura sia affrontata con una discussione più approfondita e condivisa. La gestione del rifiuto spiaggiato così come i ripascimenti di costa soggetta a continua erosione sono ad esempio argomenti che meritano riflessioni molto più importanti di quelle abbozzate dai relatori, basate principalmente sulla necessità di suddivisione degli oneri derivanti dalle ricadute negative da eventi meteorologici e climatici e pressione antropica. Un’idea di “responsabilità comunitaria” dei costi che gravano sui territori costieri che se vorrà convincere dovrà bilanciare con maggior cura gli impegni e le responsabilità di ciascuno, per il traguardo di obblighi ed impegni comuni.
Importante anche l’accento posto sulle modalità di accesso alle risorse Europee e nazionali e sui diversi Decreti di Governo a rilancio e sostegno della ripresa e degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Come pure è stato evidenziato, servono i progetti prima delle leggi ad hoc e devono essere progetti concreti nel solco della transizione ecologica, focus principale del piano nazionale di ripresa e resilienza, e coerenti con gli obiettivi di riduzione della CO2 fissati dalle direttive europee e dai Piani nazionali. Un ventaglio di opportunità che, come i relatori hanno ben raccontato, non può ridursi al tradizionale “assalto alla diligenza”, ma deve rispettare i dettami e gli obiettivi stabiliti dagli accordi internazionali se si vuole generare decisivi interventi pubblici oltre che di innovazione dei processi industriali, delle produzioni di prodotto, dell’edilizia e delle costruzioni, che possano portarci all’attivazione di co-progettazioni sovralocali e di partenariati tra pubblico e privato sempre più trasparenti e condivisi.
Ma la quarta edizione del G20’s è stata attraversata da una narrazione decisamente e
inaspettatamente alleggerita dalla questione del secolo, che travolge il presente e mina
drammaticamente il futuro: la crisi climatica. Un tema che pure in precedenza aveva
animato il confronto fra le località costiere. Una crisi che accentua l’intensità degli eventi estremi ed espone il litorale della nostra penisola, più di altri territori, al rischio idrogeologico e all’erosione, vero flagello per l’ambiente costiero e le economie che su
questo si sviluppano. Una crisi che compromette gli habitat fluviali, costieri e marini, e minaccia la biodiversità animale e vegetale.
La mancanza del confronto sul tema tra i tavoli e all’assenza di momenti di riflessione e discussione sullo stato di salute del patrimonio costiero comune, particolarmente delicato e fortemente a rischio, è per Legambiente un campanello d’allarme circa il futuro del summit delle spiagge più frequentate d’Italia, che rischia in questo modo di assottigliare la discussione tra amministratori e settore dell’industria balneare venendo meno a quell’idea di momento di confronto condiviso e polifonico sul futuro di un territorio così strategico per il Paese, che anche Legambiente aveva osservato con piacevole attenzione.
Chissà che la prossima schiusa e la nascita di piccoli di tartaruga, proprio a Jesolo, non possa servire a sottolineare come il tema della biodiversità marina e degli eventi climatici connessi debba trovare spazio adeguato anche nelle stanze del G20s. Resilienza e adattamento climatico, cura, tutela e valorizzazione degli ambienti naturali, rischio idrogeologico ed erosione costiera devono tornare quanto prima nell’agenda dei lavori di operatori economici, amministratori, associazioni e cittadini che vivono e lavorano sulla fascia costiera.