Ghiacciai, uno studio conferma che il crollo della Marmolada è conseguenza del cambiamento climatico

Marmolada

Il distacco è stato causato dalla presenza di acqua nel ghiacciaio. Raggiunti in quota quasi 11°C. Nel cedimento, avvenuto a luglio 2022, persero la vita 11 persone e 7 furono ferite

La massa di circa 64.000 tonnellate di acqua, ghiaccio e detriti rocciosi staccata dal ghiacciaio della Marmolada nelle Dolomiti (Alpi italiane nord-orientali) lo scorso 3 luglio è stata una conseguenza delle elevate temperature. Era già stato ipotizzato, ma a dimostrarlo scientificamente ora è lo studio di un team di ricercatori internazionali coordinato dal prof. Aldino Bondesan dell’Università di Padova e di cui fanno parte anche l’Università di Parma e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica di Trieste. L’analisi, pubblicata sulla rivista Geomorphology, costituisce il primo lavoro che indaga le possibili cause e i meccanismi del collasso. La valanga di ghiaccio e detriti che ha ucciso 11 alpinisti e ne ha feriti 7 si è arrestata in un canalone dopo aver percorso circa 2,3 km lungo il pendio. Il crollo è avvenuto nella parte alta del versante settentrionale della Marmolada alla quota di 3213 m s.l.m. e ha interessato un lembo sommitale del ghiacciaio, nei pressi di Punta Rocca. Questo piccolo ghiacciaio residuale era parte integrante dell’ampia fronte glaciale fino a circa un decennio fa, e oggi, a causa della frammentazione causata dal ritiro, rimane isolato e contenuto in una nicchia sul versante nord appena sotto la cresta. L’evento è stato documentato da diversi video registrati da escursionisti che si trovavano sul posto, che hanno aiutato nell’analisi delle cause del collasso. L’energia sismica rilasciata dall’evento è stata paragonabile a un terremoto di magnitudo pari a 0,6.

Marmolada ghiacciaio
Trentino Alto Adige, ghiacciaio della Marmolada. Nell’estate 2023 il caldo ha causato un distacco di parte del ghiacciaio provocando una frana. Undici i morti

“Un’analisi dettagliata delle immagini satellitari e aeree stereoscopiche, scattate prima e dopo l’evento, ci ha consentito di analizzare le modalità di collasso – spiega il prof Bondesan – Il distacco è stato in gran parte causato da un cedimento lungo un crepaccio mediano, in parte occupato da un enorme volume di acqua di disgelo generato dalle temperature altamente anomale della tarda primavera e dell’inizio dell’estate. Al momento dell’evento erano stati raggiunti in quota i 10.7 ◦C. La fitta rete di crepacci insieme alla morfologia e alle proprietà della superficie rocciosa basale hanno predisposto questo settore glaciale al collasso, la cui causa scatenante è da individuarsi nella pressione sovrastante causata dall’eccesso di acqua di fusione. Sono stati individuati due meccanismi concomitanti che hanno provocato l’instabilità con conseguente crollo improvviso del ghiacciaio: l’acqua infiltrata all’interno di un crepaccio del ghiacciaio ha causato da sotto una pressione tale da sollevare lo strato di ghiaccio; quando l’acqua è penetrata all’interno dei sedimenti basali si è verificata una spinta al galleggiamento, essendo il ghiaccio meno denso dell’acqua”.

Leggi anche: Speciale Fronte del ghiaccio

CAROVANA DEI GHIACCIAI, LA MARMOLADA STA MORENDO