In copertina sul numero di ottobre l’appuntamento cruciale con la Cop26, ultima chiamata per combattere la crisi climatica
Oggi è in programma alle 11.30 la presentazione in streaming sul sito e sui canali sociale di Nuova Ecologia e di Legambiente del numero di ottobre di Nuova Ecologia, intitolato Glasgow Calling. Introduce e modera Francesco Loiacono, direttore della Nuova Ecologia, intervengono: Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente, Tiziana Guerrisi, cofondatrice Next New Media, Mattia Lolli, responsabile volontariato di Legambiente e i giornalisti Fabio Dessì, Rocco Bellantone, Giulia Assogna.
Durante la presentazione ci sarà un collegamento con il Climate strike a Milano, la manifestazione organizzata dalla Climate open platform nelle giornate della PreCop, mentre Gianlorenzo Ingrami realizzerà delle vignette in diretta.
Sulla crisi climatica non c’è più tempo da perdere, i grandi della Terra sapranno agire concretamente e in maniera tempestiva? La Nuova Ecologia di ottobre dedica la sua storia di copertina, firmata eccezionalmente dal fumettista e illustratore Davide Reviati, all’appuntamento cruciale con la Cop26. Il vertice sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, in programma dal 31 ottobre al 12 novembre, si prefigura in effetti come “ultima chiamata” alle maggiori economie del Pianeta, le quali dovranno dimostrare di voler mantenere vivo l’obiettivo del contenimento della temperatura media globale entro 1,5°C.

Intanto, in vista della Cop26, la Nuova Ecologia ha inaugurato “Verso Glasgow”, sezione del proprio sito dedicata al summit scozzese che da oggi si arricchisce anche del podcast “Pianeta2030”, rassegna stampa settimanale sul clima, realizzata in partnership con Next New Media, con notizie dall’Italia e dal mondo, rubriche su personaggi, libri e film incentrati sull’ambiente. Sempre in tema di climate change, torna l’appuntamento con “Unfakenews”, la campagna di Nuova Ecologia e Legambiente per contrastare le bufale ambientali, questo mese dedicata al global warming: da “combatterlo costa troppo” a “non credo di poter fare qualcosa di utile per contrastarlo”, le principali fake news sull’argomento vengono smontate sulle colonne della rivista dagli esperti del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici.
Nella sezione Inchieste, ampio spazio è riservato al capitolo incendi, quest’estate cresciuti del 256% rispetto alla media storica registrata in Italia tra il 2008 e il 2020: Rocco Bellantone ci porta a scoprire un “Aspromonte ferito”, dove tra luglio e agosto sono andati in fumo oltre 7 mila ettari di parco nazionale, per indagare le responsabilità di chi ha voltato le spalle alla montagna. Un caso emblematico, quello calabrese, su cui si allunga anche l’ombra delle mafie, ma non di certo isolato: eppure nel nuovo decreto Incendi, osserva il mensile, non v’è traccia di una strategia basata sull’adattamento al cambiamento climatico, che tanto farebbe la differenza nella prevenzione dei roghi. Su quest’ultimo fronte, d’altro canto, dal Vesuvio al Pollino le pratiche virtuose da prendere ad esempio non mancano, come racconta la Nuova Ecologia.
Non mancano nemmeno le storie positive, in arrivo proprio da una Calabria che ha voglia di rinascere, come quella raccontata da Marco Carlone e Daniela Sestito ne “La via della seta calabrese”: a San Floro (CZ), una cooperativa di ragazzi ha rilanciato l’antica produzione della seta insieme a un gruppo di artigiani del circondario. E per far conoscere la preziosa tradizione locale ha ideato degli ecotour che iniziano fra i tessuti e i telai custoditi nel museo comunale per terminare tra i gelsi, nel sito d’allevamento dei bachi. Il prodotto finale? Rigorosamente tinto con soli colori naturali, ricavati dalla cipolla di tropea o dalla buccia di melograno.
Dal caro bollette annunciato nelle ultime settimane muove invece l’inchiesta “Le fossili alla canna del gas” incentrata sull’aumento del prezzo delle materie prime per l’energia che tanto anima il dibattito sui presunti costi della transizione ecologica. Ma sulle bollette, chiarisce e spiega Nuova Ecologia, gravano ancora i sussidi alle industrie energivore, oltre che l’eredità del nucleare.