Guerra in Iran, Margelletti: arsenale Usa in rosso. “Servono anni per reintegrarlo”

Roma, 25 aprile 2025 – “È un’operazione eminentemente di show politico”. Andrea Margelletti, presidente del Cesi – Centro studi internazionali, commenta così l’arrivo, previsto a giorni, in Iran della George H. W. Bush. Un dispiegamento di forze che, per la prima volta in decenni, vedrà tre portaerei americane contemporaneamente operative in Medio Oriente con in totale a bordo 200 velivoli e 15mila marinai.

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Margelletti, Trump sta solo mostrando i muscoli?

“La guerra vera si fa con gli aerei basati a terra: dai bombardieri strategici che arrivano dagli Stati Uniti a quelli basati in Gran Bretagna, oltre agli assetti pregiati che si trovano nei Paesi del Golfo o in Medio Oriente. La portaerei è un simbolo massivo di potenza, di forza: fa vedere la risolutezza americana ma non cambia lo scenario. Dei circa 75 velivoli presenti a bordo solo una frazione fa attività di combattimento, gli altri sono da ricognizione, da rifornimento in volo, da guerra elettronica”.

Con queste forze Trump è in grado di mantenere il blocco navale a oltranza?

“La capacità della Marina Usa, la più grande del mondo, di mantenere il blocco di petroliere e navi mercantili è totale, la Marina iraniana di fatto non c’è mai stata. Quello che rappresenta una criticità è la capacità non convenzionale di impedire o rallentare il traffico navale. Chi blocca lo Stretto di Hormuz non sono gli iraniani ma gli armatori. Sono loro che, per evitare rischi, fanno il fermo nave. All’Iran non serve trasformare lo Stretto in un enorme campo minato, basta dire di averlo fatto. Poi qualche mina ci sarà”.

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ANDREA MARGELLETTI, PRESIDENTE CESI

Parallelamente al blocco, l’obiettivo Usa è di procedere allo sminamento?

“Le navi da sminamento sono navi militari ma sono equipaggiate con armamento leggero e devono essere a loro volta protette. Per questo lo sminamento potrà avvenire solo dopo il raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e l’Iran”.

Un mese fa Trump ha detto che gli Usa hanno la capacità di combattere guerre “all’infinito”. Ma, secondo un report del Csis, le armi Usa sarebbero in esaurimento.

“Le scorte infinite non esistono. I numeri sono abbastanza chiari: gli americani e gli israeliani hanno utilizzato un volume di armi da difesa e da attacco rilevantissimo. E per ripianare questo volume ci vogliono anni. Le forze armate americane non hanno un deposito centralizzato e l’Indopacom, in particolare, è molto preoccupato perché ha già dovuto spostare missili da difesa aerea dal proprio scacchiere a quello del Centcom. Considerando che per gli Usa l’avversario di riferimento è la Cina, un abbassamento dei livelli capacitivi di munizionamento nello scenario principe per l’ingaggio delle forze armate americane desta preoccupazione”.