Guerra in Ucraina, l’ambasciatore: trattative lontane. “Kiev non può rinunciare all’Est”

Roma, 7 settembre 2026 – Per il momento non si può neanche parlare di negoziati di pace. È questa una delle conclusioni che si possono trarre dalle parole di Pasquale Ferrara, ambasciatore e docente di Diplomazia e Negoziato alla Luiss, a proposito della mediazione statunitense nel conflitto tra Ucraina e Russia.

https://www.quotidiano.net/video/esteri/ucraina-zelensky-accoglie-inviati-usa-kushner-e-witkoff-a-kiev-id85jfet

Che cosa l’Ucraina potrebbe concedere per arrivare alla pace?

“Credo che Kiev non possa spingersi oltre questi punti: il primo riguarda il congelamento delle operazioni militari, che stabilisca una durevole pausa delle ostilità, senza tuttavia cedere i territori ucraini non ancora occupati dalla Russia, e l’istituzione, nella parte orientale del Donetsk, di una zona franca sottoposta a un’amministrazione internazionale; il secondo riguarda invece le garanzie di sicurezza, assimilabili in qualche modo a un meccanismo di difesa collettiva. Credo però che quest’ultima opzione sia per il momento molto impervia, tanto che la stessa Coalizione dei volenterosi punta, piuttosto, a dispiegare una missione di monitoraggio, e questo solamente al termine delle ostilità”.


È passato un anno dall’incontro tra Putin e Trump ad Anchorage. Non era meglio provare allora a chiudere il conflitto?

“Anchorage è stata una messa in scena in grande stile, ma non ha prodotto alcun risultato. Non c’è stato nessun piano di pace, neanche un impegno da parte della Russia per un cessate il fuoco”.

Che cosa Putin e Zelensky devono necessariamente ottenere dal negoziato?

“Per Zelensky sarebbe fondamentale, almeno formalmente, non rinunciare alla sovranità sulle regioni orientali; per Putin il tema sarebbe quello di non rinunciare, in ogni caso, a qualche forma di influenza, anche indiretta, sulle regioni occupate. D’altronde, se l’obiettivo era quello di proteggere le minoranze russe nella parte orientale dell’Ucraina, non è assolutamente necessario ricorrere all’occupazione fisica o addirittura all’annessione. È possibile, invece, provare a riconfigurare la Costituzione ucraina e prevedere forme avanzate di autogoverno nelle regioni orientali dell’Ucraina”.

L’eventualità dell’ingresso di Kiev nella Nato è stata alla base dello scoppio del conflitto, ma sono gli Stati Uniti a guidare la mediazione: non c’è un cortocircuito? Esclude inoltre l’ipotesi che l’Ucraina entri nell’Alleanza atlantica?

“Con questa amministrazione Usa e in queste circostanze storiche dobbiamo dare per assodato che Kiev non entri a far parte della Nato. Ma sulle cause del conflitto voglio fare una precisazione: è dal 2001 che Mosca fa parte del Consiglio Nato-Russia, partecipando alle riunioni sulle questioni di sicurezza internazionale fino al 2022. È dunque una narrazione strumentale quella in cui la Nato viene presentata, adesso, come una continua minaccia per la Russia”.

La pace che immaginano gli Usa è la stessa dell’Ue?

“Ci troviamo a inseguire dei negoziati di pace che in questo momento non si possono neanche definire tali. L’Europa purtroppo non ha sviluppato una propria iniziativa, anche se è perfettamente possibile e anche doveroso parlare di diplomazia proprio mentre un conflitto è in corso. Il rischio, dunque, è che una soluzione ci venga imposta da Washington e da Mosca e che l’Europa non abbia in essa alcun ruolo da protagonista”.

“La guerra vera è iniziata”, ha detto Sergei Lavrov a proposito delle accuse che la Germania ha rivolto alla Russia sui droni a Lipsia.

“Mi pare che siano dichiarazioni abbastanza iperboliche, ma un conflitto aperto è tutt’altra cosa”.