Hamas al Cairo con i mediatori. Arriva Vance e andrà a Gaza

Roma, 20 ottobre 2025 –  Al lavoro per tenere in piedi il piano di pace, Donald Trump, mediando con fare da equilibrista, ricuce lo strappo sul cessate il fuoco, stemperando le dure accuse di Israele. “La tregua è ancora in vigore”, assicura, e – parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One – sottolinea: “La leadership di Hamas non è coinvolta” negli attacchi contro le Idf nella Striscia di Gaza “forse ci sono dei ribelli al suo interno. Ma se Hamas violerà gli accordi, verrà annientata”. Per scongiurare un’escalation l’amministrazione Usa, punta, da un lato, a mantenere rapporti “molto pacifici” con Hamas e, dall’altro, a contenere le reazioni di Benjamin Netanyahu e la sua volontà, sempre più palese, di proseguire una guerra permanente. Con questo obiettivo ieri il presidente degli Stati Uniti ha inviato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner – i “Bibisitter”, come li ha definiti il corrispondente dell’Economist Anshel Pfeffer – a trattare con il premier israeliano per stabilizzare la tregua, supervisionare il ritorno dei corpi degli ostaggi deceduti, accelerare sugli aiuti umanitari e progettare una forza internazionale di sicurezza a Gaza. E oggi di buon mattino arriverà il vicepresidente JD Vance, che, secondo le indiscrezioni, dovrebbe anche visitare Gaza.

Gaza, la gente fugge dai raid israeliani
People run for cover following an Israeli strike that targeted a building in the Bureij camp for Palestinian refugees in the central Gaza Strip on October 19, 2025. Gaza’s civil defence agency said a series of Israeli air strikes on October 19 killed at least 11 people across the territory, as Israel and Hamas traded blame for violating a ceasefire. (Photo by Eyad BABA / AFP)

Cercando di piantare saldamente i paletti dell’intesa, nel corso dell’incontro, Witkoff e Kushner hanno intimato a Netanyahu il rispetto del cessate il fuoco “tranne nel caso delle azioni di autodifesa delle forze armate”. Le “sfide alla sicurezza di Israele” e le “opportunità diplomatiche” saranno, invece, – secondo quanto si apprende – al centro dei colloqui con Vance.

La ‘gestione’ dei rapporti con Hamas è, invece, stata affidata a Egitto, Qatar e Turchia, Paesi in grado di esercitare una pressione sul movimento militante islamico. Non a caso, sempre ieri, una delegazione di Hamas guidata da Khalil al-Hayya, è arrivata al Cairo per affrontare le conseguenze dei raid israeliani di ieri e discutere l’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco con funzionari egiziani e qatarioti. Sul tavolo anche un nuovo ciclo di colloqui tra le fazioni palestinesi volto a unificarle e a definire il futuro della Striscia di Gaza, compresa la possibile creazione di un comitato indipendente di esperti incaricato della gestione del territorio.

La crisi, per il momento, è rientrata: i valichi di Kerem Shalom e di Kissufim sono stati riaperti per far transitare gli aiuti e Hamas ha restituito il tredicesimo cadavere dei rapiti del 7 ottobre. Ma gli scontri continuano. Dopo che domenica le Idf – ha rivendicato Netanyahu – hanno colpito Hamas “con 153 tonnellate di bombe” causando la morte di 45 palestinesi in 24 ore, tra cui civili e un giornalista, ieri la tensione è rimasta alta sul confine della ‘Linea gialla’ che, solo ora, Israele sta provvedendo a tracciare con blocchi di cemento alti 3,5 metri e dipinti di giallo a intervalli di circa 200 metri. Ieri il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che i miliziani di Hamas “continuano deliberatamente a violare l’accordo di cessate il fuoco”. Violazioni a cui Israele ha risposto con un attacco con droni nel quale sono morti diversi miliziani palestinesi. “Una mano nostra impugna l’arma per sconfiggere coloro che ci vogliono del male, l’altra mano è tesa per la pace” ha dichiarato ieri Netanyahu parlando alla Knesset assicurando che alla fine della seconda fase della tregua “l’apparato militare e di governo di Hamas sarà eliminato”.