Città del Vaticano – “Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone: è stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato”. L’annuncio di papa Leone XIV gela piazza San Pietro e stronca sul nascere l’entusiasmo che ogni domenica si respira al termine dell’Angelus. Sorpresa, paura e attesa si indovinano negli occhi sbigottiti dei 25mila fedeli presenti, delle mamme che, come d’istinto, stringono a sé ancora più forte i loro figli.
“I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo, l’intervento è già programmato nei prossimi giorni – prosegue Leone XIV, il volto tirato che prima del congedo dalla folla si schiude in un accenno di sorriso –. Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera”.
Mai un Pontefice aveva annunciato urbi et orbi di doversi sottoporre ad un’operazione, specificando persino la diagnosi stilatagli dai curanti. Ed è qui che i polmoni tornano a prendersi la scena vaticana. Ancora una volta, quasi che fossero il tallone d’Achille degli ultimi Pontefici.
Dopo la polmonite bilaterale, che lo scorso anno ha colpito Francesco, stavolta è un nodulo a suscitare, dentro e fuori il Vaticano, un’ondata di preoccupazione e vicinanza al Santo Padre. Dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi.
Il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, precisa che l’operazione si terrà questa settimana e che “il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana”. Nessuna conferma ufficiale su una biopsia già effettuata dall’equipe che ha in cura il Pontefice. Di norma la prassi chirurgica, in un quadro di nodulo polmonare, suggerisce un completamento della fase diagnostica attraverso un esame istologico al quale segue, in caso di esito maligno della lesione, il ricorso a un’operazione.
La scoperta del nodulo sarebbe da ricondursi a recenti accertamenti in seguito a sopraggiunti disturbi respiratori. Inizialmente si pensava a una qualche infiammazione. Quanto alla tempistica dell’intervento, i più immediati appuntamenti del Papa in agenda restano confermati. In primo luogo, la messa di mercoledì mattina in piazza San Pietro a conclusione del summit sulla famiglia che vede riuniti in questi giorni in Aula Paolo VI i presidenti degli episcopati nazionali, i capi delle Chiese bizantine, famiglie ed esperti.
Questo suggerisce che il ricovero possa avvenire nel pomeriggio con l’ingresso in sala operatoria giovedì. Ma non è da escludere che l’operazione si tenga prima, già domani per anticipare i tempi di recupero: Leone XIV non ha intenzione di rinunciare al viaggio ’di ritorno’ nell’amato Perù dove è stato a lungo missionario. La trasferta in Uruguay, Argentina e nel Paese andino è calendarizzata dal 6 al 17 novembre.
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L’operazione avverrà al Policlinico Gemelli, ribattezzato da Wojtyla ’Vaticano III’ (il secondo è l’ultimo Concilio ecumenico della Chiesa cattolica). L’intervento dovrebbe essere eseguito dal professor Stefano Margaritora, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia Toracica del Gemelli. È qui, alle pendici di Monte Mario, che, a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II, vengono ricoverati i Pontefici.
Anche Paolo VI subì un intervento alla prostata nel 1967, ma entro le mura leonine in quanto si riteneva inopportuna una degenza del Papa fuori dai confini dello Stato più piccolo del pianeta. Altri tempi, altra comunicazione, altro Papa. Trasparente e diretto. Statunitense a tutto tondo.