Prevost commuove il mondo: l’abbraccio globale della Chiesa al Papa malato. E la politica italiana si compatta

Roma – L’onda d’urto è fortissima. Non è ancora chiaro se l’allarme sia rosso, e tuttavia l’intensità delle prime reazioni all’annuncio del Papa sull’imminente ricovero basta a testimoniare quanto centrale sia oggi la sua figura nel tormentato quadro geopolitico globale.

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A muoversi in prima linea, con una compattezza speculare al panico mediatico che rischiava di esplodere, sono stati i vescovi. Da un capo all’altro del pianeta le conferenze episcopali si mobilitano attorno all’appello della Cei di Matteo Zuppi: “La accompagniamo con la nostra preghiera e il nostro affetto”. Dagli Stati Uniti a Malta, la risposta è unanime.

A handout picture, provided by Vatican Media Press Office, shows Pope Leo XIV leading the Angelus prayer from the window of his office overlooking Saint Peter’s Square in Vatican City, 11 October 2026. ANSA/VATICAN MEDIA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE – NO ARCHIVING – NO LICENSING – NPK +++

In Italia, la notizia compatta senza esitazioni i palazzi della politica. A farsi interprete dei sentimenti del Paese è il capo dello Stato, Sergio Mattarella, con un testo denso di affetto: “Potrà contare sul partecipe pensiero di innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del mondo, siano esse credenti o non credenti”.

Un abbraccio trasversale a cui si associano a stretto giro i vertici del Parlamento, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, invocando per il Pontefice “una pronta e completa guarigione”. E qui emerge un dettaglio politico: la calma con cui il Santo Padre dà una notizia così grave contrasta con la tendenza dei leader a rincorrere il fragore e l’urlo. Un tono colto al volo da Giorgia Meloni: “La serenità e la tranquillità con cui ne ha parlato nell’Angelus di oggi ci rincuorano”, e condiviso da tutto il governo, da Tajani a Salvini.

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Se il centrodestra ne elogia la compostezza, l’opposizione ne esalta la forza morale. Lo fa prima Angelo Bonelli (AvS), parlando di “testimonianza di umanità e coraggio”, e lo fa in modo ancora più organico Elly Schlein. E non è un caso. Nella cosmogonia della sinistra, da anni, la figura del Papa è un faro, soprattutto per lo schieramento netto della Chiesa su immigrazione e guerra. Ed è proprio questo il capitolo esaltato dalla segretaria del Pd nell’augurargli di ristabilirsi presto per “continuare a esercitare il suo magistero pastorale per l’affermazione della pace, in questo momento di grandi tensioni internazionali”.

Oltre i confini nazionali l’apprensione assume un risvolto geopolitico. Spicca il presidente israeliano Isaac Herzog, che esprime “auguri di pronta guarigione e vicinanza”: con la tensione tra Israele e Vaticano ai massimi storici, le sue parole si configurano come una presa di distanza dalla linea di Netanyahu.

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Calcoli elettorali pesano invece sul pronto sostegno espresso dal presidente brasiliano Lula, atteso dal ballottaggio: “Qui in Brasile, siamo tutti vicini a Lei”. È la riprova di come, dietro la solidarietà formale, si nasconda un peso politico ben più ampio. Come sottolinea Michele Marchi, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna: “In poco più di un anno, il Papa è diventato un punto di riferimento essenziale in una fase di crisi del multilateralismo e di assenza di leadership dotate di visione”.

La preoccupazione e gli auguri tradiscono insomma uno smarrimento generale di fronte alla crisi ai vertici dell’Occidente. Un vuoto che il Pontefice ha cercato di colmare da protagonista — come dimostra il recente richiamo di Metz, con cui ha spronato l’Europa a recuperare centralità nello scacchiere planetario — diventando la principale bussola etica sulla scena pubblica.

“Poiché il Papa si erge a contraltare del trumpismo – conclude lo storico – la sua temporanea assenza toglierebbe agli equilibri internazionali un contrappeso fondamentale”. Ed è proprio questa postura a non piacere all’inquilino della Casa Bianca: a tarda sera, Donald Trump non aveva ancora speso una sola parola di solidarietà per il Papa.