
Fondato il 1º marzo 1872 dall’allora Presidente Ulysses S. Grant, è il parco nazionale più antico al mondo, che ha dato avvio alla lunga stagione dei parchi nazionali nei diversi continenti
Si fa coincidere con la nascita di questa imponente area protetta tra Wyoming, Idaho e Montana l’avvio delle strategie moderne di tutela della natura a livello globale. Anche se non erano queste le intenzioni del generale Grant che il 1 marzo 1872 da 18° presidente degli Stati Uniti d’America firmò l’atto di nascita del Parco. C’era altro in quel gesto. E non era un atto di pace verso i nativi americani che risiedevano in quelle terre divenute riserve indiane, in alcuni casi anche allontanando quel popolo dalle loro terre utilizzando la causa ambientalista. Una storia di chiaro e scuri e di contraddizioni, ma pur sempre un evento storico importante che ha fatto da innesco per altre operazioni simili.
Perché, se oggi esistono modelli diversi di aree protette, lo dobbiamo a quella scelta compiuta 150 anni fa in una terra sconfinata di un continente che l’Europa considerava ancora selvaggio ma che presto avrebbe imitato per attuare la strategia continentale di tutela della natura.
In verità prima della nascita dello Yellowstone National Park altre aree naturali sono state poste sotto tutela: nel 1826 nel Regno delle due Sicilie i boschi di Montecalvo, San Vito e di Calvi; nel 1832 sempre negli USA la riserva di Hot Springs e nel 1853 la Riserva di Fontainebleau in Francia. Ma solo con la nascita dello Yellowstone si dà avvio alla lunga stagione dei Parchi nazionali che nascono dal Canada all’Australia, dalla Nuova Zelanda al Sudafrica, per arrivare all’Europa con il Parco nazionale dell’Engadina in Svizzera istituito nel 1914, all’Italia che istituisce il Parco nazionale del Gran Paradiso nel dicembre 1922 e quello d’Abruzzo a gennaio 1923: in sostanza due Parchi gemelli che quest’anno festeggiano i loro primi 100 anni.
Parchi d’Italia che nascono però su spinte completamente diverse. Il Gran Paradiso è in sostanza la riserva di caccia dei Savoia che viene donata agli italiani per i primi 50 anni del Regno e dove si passa dalla caccia alla tutela di una specie a rischio come lo stambecco. Mentre il Parco d’Abruzzo nasce da una vera spinta dal basso portata avanti da intellettuali e politici che trasformano la Condotta Forestale della Marsica che comprendeva alcuni comuni abruzzesi (Opi, Pescasseroli, Civitella Alfedena, Villavallelonga, Lecce dei Marsi, Gioia dei Marsi e Bisegna) nel primo nucleo fondante del Parco che ha salvato dall’estinzione il camoscio appenninico e l’orso bruno marsicano.
Il 2022 sarà un anno di altre ricorrenze importanti (i 30 anni della Convenzione di Rio sulla diversità genetica e della Direttiva habitat) ma il centenario dei parchi nazionali d’Italia offre l’opportunità di riflettere su questo secolo di tutela della natura nel nostro Paese che ha visto il protagonismo di tante altre aree protette e di tanti altri territori che, grazie alla scelta di tutelare la natura, hanno accresciuto la bellezza del nostro Paese e che deve servire la spinta per fare di più e meglio.
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