I dubbi del cardiologo sulla salute di Trump: “Lividi, gonfiore, sonnolenza: segnali che il presidente non sta bene”

Washington, 13 agosto 2026 – Lo scorso giugno 2026 Donald Trump ha compiuto 80 anni. Alla fine del mandato sarà il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti, un primato che porta con sé interrogativi sulle sue condizioni fisiche.

Dopo la visita medica di maggio, il medico della Casa Bianca, Sean Barbabella, ha scritto che il presidente “è in eccellente stato di salute” e che la sua “agenda quotidiana impegnativa, tra incontri di alto livello, impegni pubblici e regolare attività fisica, continua a sostenere il suo benessere generale”.

Negli ultimi mesi, tuttavia, le rassicurazioni ufficiali non hanno placato le perplessità. La presenza costante di Trump sotto i riflettori ha reso visibili alcuni segnali fisici che hanno alimentato nuove domande sul suo reale stato di salute: lividi estesi su entrambe le mani, gonfiore alle gambe, momenti in cui è apparso in difficoltà a restare sveglio, oltre ad accertamenti diagnostici avanzati di cui non sono state chiarite le ragioni.

L’ex cardiologo di Cheney

A raccogliere questi elementi e a metterli in fila è Jonathan Reiner, il cardiologo che per 27 anni ha seguito il cuore di Dick Cheney, compresi i suoi due mandati da vicepresidente, in un articolo pubblicato dal New York Times. Non è il medico curante di Trump, precisa, e si è basato esclusivamente sui documenti resi pubblici: le sue restano quindi osservazioni esterne, non un giudizio clinico né una diagnosi. Ma i sintomi che ha osservato bastano per fargli dire che il presidente “non appare in buona salute” e questo “nonostante le rassicurazioni della Casa Bianca”. 

Il paragone con Cheney serve proprio a segnare la distanza. L’ex vicepresidente non ha mai fatto mistero dei suoi problemi cardiaci: stent, un defibrillatore impiantato nel 2001 che amava mostrare ai visitatori dell’Ala Ovest, cure per l’aritmia e per un coagulo alla gamba. Una trasparenza che, scrive il cardiologo, è sempre stata un’eccezione nella politica americana.

WEST PALM BEACH, FLORIDA – MARCH 29: U.S. President Donald Trump boards Air Force One at Palm Beach International Airport on March 29, 2026 in West Palm Beach, Florida. President Trump is traveling back to Washington after spending the weekend at his Mar-a-Lago resort. Nathan Howard/Getty Images/AFP (Photo by Nathan Howard / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

I precedenti 

La storia americana è costellata di episodi di opacità sulla salute dei presidenti. Grover Cleveland si è sottoposto a un intervento segreto per un cancro a bordo di uno yacht, per garantirsi la massima riservatezza. Franklin Delano Roosevelt ha tenuto nascosto l’uso della sedia a rotelle e, alla vigilia della campagna per il quarto mandato, mentre soffriva di grave ipertensione e scompenso cardiaco, l’annuncio ufficiale ha parlato di una salute “eccellente sotto ogni aspetto”. Più di recente, la prestazione di Joe Biden nel dibattito televisivo ha riacceso i sospetti su un possibile occultamento del suo declino, mentre il senatore Mitch McConnell ha fornito pochissimi dettagli sulle settimane di assenza dal Senato dopo un ricovero in ospedale.

“Il certificato di idoneità non obbligatorio è un errore” 

Il nodo sollevato dal cardiologo è normativo, prima ancora che medico. Nonostante i poteri senza pari attribuiti al presidente degli Stati Uniti, non esiste alcun obbligo formale di certificare la propria idoneità alla carica. Una lacuna che l’autore giudica anomala, visto che categorie professionali con responsabilità ben minori, dai militari agli agenti del Secret Service, dai piloti di linea agli autisti di scuolabus, fino ai controllori di volo, devono invece dimostrare periodicamente di essere in condizione di svolgere il proprio lavoro.

La prassi di rendere pubblici i risultati della visita medica annuale del presidente risale all’amministrazione Nixon, ma resta appunto una consuetudine, non un obbligo di legge. E la storia, conclude il cardiologo, ha già dimostrato quanto quella consuetudine possa rivelarsi inaffidabile.

“Perché così tanti medici l’hanno visitato?”

Trump si “è anche sottoposto a esami di diagnostica per immagini avanzati per motivi non chiari – ha fatto presente Reiner nell’intervista al NYT – L’opinione pubblica si chiede ancora una volta se il leader della nazione stia bene”. Per lo specialista non serve che “ogni dettaglio sulla salute di un presidente debba essere divulgato”, ma ricorda che “il 25mo emendamento della Costituzione prevede la soluzione migliore a questo problema: consente al Congresso di istituire una commissione esterna al potere esecutivo per valutare lo stato di salute e l’idoneità del presidente”. Citando il recente report sulla salute del presidente, Reiner ricorda “che il presidente è stato valutato da 22 consulenti, un numero straordinario di specialisti anche per la più completa valutazione dello stato di salute di un dirigente. Perché sono stati chiamati così tanti medici e quali erano le loro specializzazioni?”.