Roma – Dopo settimane di tensione, ieri il governo italiano ha potuto tirare il primo respiro di sollievo. Il rientro in patria dei quatto parlamentari italiani – il senatore Marco Croatti (M5s), l’eurodeputata Annalisa Corrado (Pd), il deputato Arturo Scotto (Pd) e l’eurodeputata Benedetta Scuderi (Avs) –, liberati nella notte e arrivati alle 14.10 a Fiumicino con un volo di linea partito da Tel Aviv, sembra aver scongiurato definitivamente il rischio di uno scontro diplomatico con Israele che ha concluso la sua prova di forza, facendo valere il blocco navale, senza creare troppi danni.
Ma, se l’obiettivo del governo di risolvere la questione senza minare i rapporti con Bibi Netanyahu, tenendosi in equilibrio tra il rispetto e la negazione del diritto, può dirsi riuscito, le polemiche non accennano a fermarsi. A partire dall’aeroporto dove l’assenza della premier Giorgia Meloni si è fatta notare.
C’erano invece i leader dei partiti di appartenenza, Elly Schlein, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli. I parlamentari italiani sono i primi tra tutti gli attivisti della Global Sumud Flotilla a tornare a casa dopo essere stati espulsi da Israele. “Ci hanno prelevato dalle barche e ci hanno portato al porto di Ashdod – racconta Scuderi –, dove ci hanno interrogato e perquisito. Poi, tutti gli altri attivisti sono stati portati al centro di detenzione mentre noi parlamentari siamo stati separati da loro, condotti alla stazione di polizia in camionette diverse, sempre dotate di celle. Qui le condizioni erano molto problematiche, tra chi non aveva l’acqua, chi non poteva andare in bagno”. Sulla stessa linea Scotto: “Stiamo bene. Il nostro pensiero va ora a tutti gli attivisti, affinché siano al più presto liberati”.
Giovedì sera si è intensificato il pressing del ministro degli Esteri, Antonio Tajani sul suo omologo Gideon Sa’ar per far rispettare la condizione legale di immunità diplomatica dei quattro parlamentari. Immunità che la Polonia ha negato all’europarlamentare Franciszek Sterczewski mentre la Spagna ha esteso la protezione a tutti i suoi cittadini a bordo.
Flotilla, i parlamentari rientrati: “SIamo provati ma stiamo bene”
Si attende, ora, il rientro degli altri 42 italiani fermati. “Il personale della nostra ambasciata sta chiedendo alle autorità israeliane di effettuare visite consolari e di permettere la liberazione immediata di tutti gli attivisti. L’ambasciata a Tel Aviv sta chiedendo anche la possibilità di utilizzare un volo charter per l’Italia”, ha spiegato Tajani con la speranza che possano rientrare in Italia già nel fine settimana. E, mentre, il vicepremier si affanna a ripetere che “stanno tutti bene”, in un videomessaggio il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, cammina tra gli attivisti accovacciati a terra definendoli “terroristi” e “sostenitori di assassini” augurandosi che vengano “tenuti per alcuni mesi in una prigione israeliana”.
L’arrivo a Fiumicino dei parlamentari italiani sulla Flotilla
Intanto dal team legale italiano della Gsf fanno sapere che “gli attivisti fermati da Israele sono rimasti per ore senza né cibo né acqua fino a giovedì sera” a parte “un pacco di patatine”, hanno subito “bombardamento con gli idranti”, “sono stati fatti salire sulle navi con i fucili puntati” e hanno “subito abusi verbali”. Dal carcere di massima sicurezza di Ktziot, gli oltre 450 attivisti della Flotilla sono stati portati a Saharonim, anch’esso nel Negev a sud di Israele.