Nel corso del tempo è diventata la più importante campagna italiana di volontariato. Eccola nei ricordi e nelle testimonianze di chi, dentro e fuori Legambiente, l’ha fatta diventare grande. Appuntamento al 30 settembre, 1 e 2 ottobre 2022
Dal mensile di settembre. «Sono già passati trent’anni». Ha gli occhi lucidi Riccarda Tarozzi quando ripensa alla campagna regina del volontariato ambientale in Italia, lei che è il cuore e anima di “Puliamo il mondo” dalla prima edizione. Trent’anni in cui l’iniziativa è cresciuta, si è strutturata e ha fatto sì che milioni di cittadini in tutto il Paese prendessero coscienza dell’enorme problema causato dai rifiuti abbandonati. Era il 1993, la stagione delle bombe di mafia si era appena conclusa e di lì a poco, con il Trattato di Maastricht, sarebbe nata l’Unione Europea. Nell’aria c’era voglia di lasciarsi alle spalle Tangentopoli, cosa nostra e la pesante eredità della Prima Repubblica per riscoprire l’attivismo civico, i cittadini tornavano protagonisti e Legambiente, realtà già consolidata nel panorama nazionale, coglieva questo fermento portando in Italia un’iniziativa nata qualche anno prima, a migliaia di chilometri di distanza, a Sidney per l’esattezza, quando un velista decise di ripulire il porto della città australiana.
«Mi ricordo la prima edizione come fosse ieri – racconta Riccarda – non sapevamo se avrebbe funzionato ed eravamo tutti in apprensione, ma quando abbiamo visto la risposta della gente, l’entusiasmo, abbiamo capito che avevamo dato vita a qualcosa di magico, un’iniziativa di cura del territorio fatta dai cittadini per i cittadini». Da allora sono cambiate molte cose, “Puliamo il mondo” è diventata la principale iniziativa di volontariato ambientale del nostro Paese fino a coinvolgere, nelle edizioni immediatamente precedenti alla pandemia, 700mila persone in una tre giorni dedicata all’ambiente e allo stare insieme. Oggi la campagna dura di fatto 365 giorni l’anno, le iniziative si susseguono da gennaio a dicembre, ma ci sono alcuni momenti che segnano per sempre i ricordi dei volontari che ci mettono anima e corpo ogni giorno. «È un’emozione che ogni anno si rinnova – prosegue l’ambientalista – la voglia di rendere migliore questo Paese e di dare un segnale alle istituzioni: noi ci siamo, i cittadini ci sono e non sono più disposti a subire. Vedere l’Hotel Fuenti, l’ecomostro sulla costiera amalfitana, venire giù dopo trent’anni e dopo averlo combattuto come Legambiente è stato qualcosa di indescrivibile. Così come vedere i commercianti di Terrasini acquistare i materiali per tutti i ragazzi del paese, permettendogli così di fare “Puliamo il mondo” o quando Gregorio, un ragazzo di Linosa, riuscì a organizzarlo nonostante il maltempo e i materiali che non potevano arrivare».
Durante tutti questi anni, bisogna sottolinearlo, non è mai venuto meno il supporto della tv pubblica. «È stato il naturale sfociare di una collaborazione – ricorda Beppe Rovera, storico giornalista Rai, in pensione da qualche anno – “Ambiente Italia” indagava ogni sabato, in diretta e con servizi registrati, sul Paese alle prese con i crescenti problemi connessi a uno sviluppo spesso irrispettoso di regole e pianificazioni, e nei suoi reportage non poteva ignorare chi il territorio lo presidiava costantemente. Gli uomini e le donne di Legambiente offrivano conoscenze e visioni ai nostri inviati, che ovviamente allargavano a loro volta agli altri interlocutori indispensabili alla realizzazione di un servizio il più oggettivo possibile». Da quel primo appuntamento nel 1994 in piazza San Giovanni, a Roma, dove centinaia di volontari, personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, del lavoro e dell’associazionismo si riunirono sotto la bandiera del Cigno, anno dopo anno la campagna è entrata nelle case degli italiani grazie appunto al fondamentale impegno della Rai. «Un’esperienza entusiasmante – prosegue Rovera – e la soddisfazione per i volontari di ritrovarsi in un unico, grande intervento: vedendosi, dialogando, confrontandosi e promuovendo le buone pratiche tante volte predicate e a fatica attuate. E poi, l’andirivieni di collegamenti e servizi registrati da ogni angolo d’Italia. Con aggiunte, edizione dopo edizione, di telefonate in diretta dei telespettatori stessi per commentare, segnalare e lanciare appelli».
Per un’associazione come Legambiente, che fa della divulgazione scientifica la sua ragion d’essere, l’aspetto comunicativo è vitale e avere la tv nazionale al proprio fianco rappresenta un valore aggiunto straordinario. Ma la comunicazione cambia nel tempo, soprattutto nell’era di internet e dei social media, dove tutto è in continua evoluzione e le notizie arrivano ovunque in tempo reale. «L’informazione ambientale si è allargata negli anni, complici gli eventi climatici estremi – conclude Beppe Rovera – Si sa e si comunica molto di più: crisi climatica, tutela dei patrimoni naturali, grandi scenari di trasformazioni abbondano nei documentari, nei reportage dagli angoli più incredibili del pianeta. È semmai la verifica reale, la ricerca di come i territori attraverso chi li vive e chi li governa reagiscono alle emergenze ambientali, a mancare. Vedo oggi molta informazione generale, ma non altrettanta attenzione a quelle scelte che a livello nazionale come locale magari smentiscono palesemente gli scenari prima paventati con tanta enfasi. Una mancanza di coerenza conseguenza anche della non completata crescita culturale, sotto il profilo ambientale, di chi fa informazione e comunicazione».
Trent’anni di “Puliamo il mondo” è un grande traguardo, ma Legambiente da quando è nata ha uno sguardo costantemente rivolto al futuro. L’associazione ha sempre anticipato le tendenze e promosso la salvaguardia del nostro territorio non in un’ottica di staticità, tutt’altro: la società evolve, le persone cambiano, ma la voglia di migliorare le cose resta. Legambiente ha sempre interpretato al meglio questo aspetto e come testimonia la sua campagna regina, “Puliamo il mondo”, il miracolo si compie anno dopo anno. Nonostante le difficoltà, alla fine tutti i pezzi tornano al loro posto.
L’appuntamento per la trentesima edizione di “Puliamo il mondo” è per il 30 settembre, 1 e 2 ottobre. Oggi, più che mai, è necessario dimostrare come le comunità e i territori siano capaci di promuovere i valori della pace e del rispetto di ogni diversità, nel rifiuto netto di ogni forma di violenza, odio e discriminazione. È per queste ragioni che lo slogan della campagna di volontariato, in questo 2022 segnato dalla guerra in Ucraina, di Puliamo il Mondo, sia “Per un clima di pace”.
La testimonianza
La potenza dei gesti semplici
di Ermete Realacci *
Un gesto semplice, naturale, quasi scontato come quello di ripulire e raccogliere rifiuti in un luogo che si ama è alla base di “Puliamo il mondo”: la campagna di volontariato, non solo ambientale, più estesa del nostro Paese. Un’iniziativa che impegna ogni anno centinaia di migliaia di cittadini. Non è stato sempre così. Quando Legambiente diede inizio a questa avventura, condivisa con tanti partner, non tutti ne capirono il senso e la portata. E come per Puliamo il Mondo fu l’operazione “Spiagge Pulite”. E raccogliere rifiuti, magari tra i bagnanti stesi al sole, lo assicuro, non era certo un’azione di tendenza. Si era considerati spesso come persone strane, quando andava bene boy scout cresciuti male. Oggi non è più così. Chi dedica del tempo a pulire e difendere una spiaggia, la riva di un fiume, un parco, una piazza è guardato con rispetto: è un opinion leader nella difesa di un bene comune. In questo cambiamento ha contato molto la maturazione della coscienza civile degli italiani, ma anche le scelte e le innovazioni prodotte da Legambiente. Fin dall’inizio degli anni ’80, oltre a introdurre nuovi temi nell’azione ambientalista in Italia, ci fu grande attenzione a individuare nuove forme di partecipazione, che chiamavano, in forme varie, i cittadini a essere direttamente coinvolti. Vale per le manifestazioni di massa e per le iniziative completamente nuove, come fu la campagna “Mal’aria” contro l’inquinamento urbano. Le migliaia di lenzuola che rimanevano appese a ingrigire per lo smog, simulando l’effetto sui nostri polmoni, restano, grazie anche all’impegno del Maurizio Costanzo Show e di una sua straordinaria redattrice, Luisella Testa, purtroppo scomparsa, un punto di riferimento contro l’inquinamento urbano. Così è per Puliamo il Mondo. L’iniziativa fu rafforzata appunto dal gemellaggio con “Clean up the world” partita dall’Australia che agli inizi degli anni ’90 muoveva i primi passi. Ha funzionato l’idea di permettere con un atto concreto di misurare, in migliaia di luoghi contemporaneamente, le sensibilità e l’impegno sui temi ambientali. Ma centrale è stato anche puntare sul giallo di Legambiente per rendere riconoscibile l’iniziativa. Ricordo ancora un’animata discussione con Andrea Poggio, importante nella nascita e nella crescita della campagna, quando dalla Legambiente di Milano, che coordinava l’iniziativa, giunse del materiale, a cominciare dai cappelletti che, per motivi di tempo e di costi era bianco. Un errore per me grave. Fu il giallo di Legambiente, quello che dominava nella manifestazione antinucleare dopo Chernobyl il 10 maggio del 1986 a Roma, a dare il segno e l’impatto alla campagna. Resa più forte dell’incontro con la RAI, allora presieduta da Letizia Moratti, e santificata poi dalla presenza in tante trasmissioni televisive: dalla prima e più longeva soap italiana, “Un posto al sole”, alla fiction “Il Sindaco Pescatore” dedicata alla storia dell’amico Angelo Vassallo.
C’è anche tutto questo dietro il successo di Puliamo il Mondo e la forza che dà a chi vuole un mondo più pulito, civile, gentile. Perché, come ha detto Johan Cruijff, “giocare a calcio è semplice, giocare un calcio semplice è la cosa più difficile”.
* Presidente Onorario Legambiente – Presidente Fondazione Symbola
