Milano – C’è persino chi indossa un costume da giraffa, in mezzo alla marea di giovanissimi che per due giorni hanno messo a ferro e fuoco la città. Un’eccezione. Qualcuno ha il volto coperto da maschere da film dell’orrore.
La maggior parte, semplicemente, tira lo scaldacollo fino agli zigomi o il cappuccio della felpa verso il naso, sperando di non essere riconoscibile mentre scaglia sedie, sassi o bombe carta contro polizia e carabinieri. E tra gli articoli che vanno per la maggiore, sempre per coprirsi il volto, spuntano i ’balaclava’, passamontagna che lasciano scoperti solo gli occhi, amati dai trapper.
Molti ragazzi a volto scoperto si accodano agli altri. In mezzo ai gruppi si vedono ragazzini che non avranno più di 12 anni, ’puntini’ che si immergono in questo fiume umano quasi tutto vestito di scuro, una massa nera che si frammenta e si ricompone, allargandosi a macchia d’olio per devastare il centro, spaccare vetrine e razziare la merce dei negozi. Foot Locker, Decathlon, Champion. I negozi del desiderio, presi d’assalto (tra gli altri) per uscirne ’trionfanti’ con scarpe, camicie e tutto l’arraffabile. Tutto rubato. “Tutto gratis”, nella testa di questi giovanissimi. Oltre 72 sono stati accompagnati in Questura sabato sera. Ieri, l’ultimo bilancio era di oltre 200 bloccati dagli agenti, la cui posizione è al vaglio. E oltre l’80% è minorenne.
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Seconda generazione
Una massiccia presenza di giovanissimi taliani, molti di loro risultati naturalizzati di seconda generazione. L’obiettivo? “Andiamo a spaccare tutto”. Con cellulare sempre in mano, per filmare, fare selfie e postare. Si parte sempre dai social, da appelli che diventano virali su Tik Tok e che sfociano in questa marea difficile da contenere. Impossibile correre dietro a ogni gruppo in contemporanea. C’è chi arriva dalle periferie, in primis da Crescenzago (a Est) e da San Siro (a Ovest). Ma tantissimi arrivano dall’hinterland, da San Giuliano, San Donato o Cernusco, o da altre province lombarde.
Sabato, alla manifestazione preannunciata da “Italia in piazza”, è apparso evidente come i piccoli gruppi di ragazzi con volto coperto avessero il chiaro intento di creare disordini. All’altezza di via Broletto è iniziato un fitto lancio di oggetti e le azioni violente da parte di almeno duemila giovanissimi, proseguito con barricate e devastazioni, fuochi e attacchi continui alle forze dell’ordine, che, per contenere la violenza ha eseguito cariche di alleggerimento nella piazza e nelle vie immediatamente adiacenti, anche con l’uso di lacrimogeni. Poi il caos è aumentato, con lanci di oggetti in piazza Duomo, barricate e incendi in corso Vittorio Emanuele II e le prime vetrine sfondate. Così la manifestazione partita contro il caro benzina, stipendi bassi e servizi negati ai cittadini è diventata guerriglia, con bande di giovanissimi accorsi in strada a sfogare rabbia. La maggior parte è slegata da movimenti politici, si ispira alle manifestazioni in Francia. Ieri, il bis che ha peggiorato la situazione.
Ma chi sono?
I ragazzi in piazza non hanno bandiere (ogni tanto ne spunta qualcuna, sparuta, come per esempio quella della Palestina). “Sono giovanissimi, in gran parte minorenni, non sono inquadrati in gruppi conosciuti quindi è anche difficile capire con chi si può tentare di dialogare. C’è chi è mosso dalla rabbia di una città che non sa più accogliere, e chi dalla noia di chi sa che è inutile provare a farsi ascoltare”, spiega chi conosce bene Milano. Una scelta, quella della violenza, che tanti altri giovani scesi in piazza condannano con forza. Più di tutto, però, sconcerta la capacità di muoversi in gruppi molto piccoli e di dissolversi subito dopo aver colpito, lasciando il campo a una ’nuova emergenza’ in un altro punto della città. Il ciclo sembra infinito. L’appuntamento tornerà il prossimo weekend?