Il 2022 dell’agroecologia tra luci e ombre

Dall’approvazione della legge sul bio alle rivoluzioni circolari mancate. Sul biologico si è fatto un passo avanti importante ma per il nuovo anno serve un’azione del governo su quanto indicato dall’Europa in materia di sostenibilità in agricoltura

Il bilancio dell’anno che sta per concludersi per la battaglia a favore dell’agroecologia è complessivamente positivo, seppur con qualche ombra che rischia di minacciare l’intero processo di riconversione in chiave ecologica della filiera. La legge sul bio approvata la scorsa primavera ha rappresentato un importante traguardo per il comparto e per l’intera filiera produttiva. La moral suasion messa in atto da associazioni, gruppi d’interesse e consumatori ha dato i suoi frutti e le istituzioni hanno finalmente approvato un dispositivo che ormai da troppi anni – tredici per la precisione – attendeva di essere dato alla luce. Adesso, però, serve fare celermente il passo successivo, lavorando a misure concrete per mettere a terra quanto previsto dal testo. Mettere a disposizione degli operatori del settore risorse e norme è cruciale, a meno che non si voglia trasformare l’approvazione nell’ennesima bandierina fine a sé stessa. Per dare gambe e fiato al dispositivo sarà fondamentale procedere alla registrazione del marchio biologico made in Italy, istituire i biodistretti, adottare un piano nazionale per lo sviluppo del settore e destinare risorse a favore di una sempre maggiore sensibilizzazione nei confronti dei cittadini-consumatori al fine di aumentare significativamente la domanda di prodotti bio. Del resto, anche il Pnrr e il Piano Strategico Nazionale (Psn) della nuova Pac contengono misure per sostenere e incrementare significativamente l’agricoltura biologica nel nostro Paese, già leader in Europa per superfici utilizzate, produzioni e operatori del settore. Anche la presenza di un ecoschema dedicato agli impollinatori e alle api sempre più minacciate rappresenta un dato positivo del Psn. Al contempo, si denota la mancanza di un ecoschema sulla biodiversità agricola, quanto mai necessario. Soprattutto, non ci sono azioni finalizzate a ridurre gli impatti negativi dell’agricoltura e della zootecnia intensiva.

 

Nella lista dei desideri per l’anno che verrà, a dispetto di quanto accaduto nel 2022, serve una forte presa di posizione da parte del governo nazionale nei confronti di quanto indicato dall’Europa in materia di sostenibilità in agricoltura

 

Il 2022 è stato l’ennesimo anno di vuoto normativo rispetto al Pan. Con il dossier “Stop pesticidi” presentato pochi giorni fa lo abbiamo dimostrato plasticamente: l’Italia ha urgente bisogno di un Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari aggiornato. Ad oggi, siamo fermi alla stesura del 2014, scaduta nel 2019. Come ben evidenziato dal dossier, negli alimenti che portiamo sulle nostre tavole sono state rintracciate più tracce di pesticidi rispetto alla rilevazione effettuata nell’anno precedente. Ciò vuol dire che servono misure atte a contenere questo fenomeno e a fare in modo che a rimetterci, come al solito, non siano l’ambiente e la salute degli individui. Nella lista dei desideri per l’anno che verrà, a dispetto di quanto accaduto nel 2022, serve una forte presa di posizione da parte del governo nazionale nei confronti di quanto indicato dall’Europa in materia di sostenibilità in agricoltura. Gli obiettivi del Green Deal europeo e le strategie From farm to fork e Biodiversity parlano chiaro: entro il 2030 serve ridurre del 50% i fitofarmaci, del 20% i fertilizzanti, del 50% gli antibiotici utilizzati per gli allevamenti e raggiungere il 25% di superficie agricola dedicata al biologico e il 10% di aree ad alta biodiversità nei campi agricoli.
Al centro delle politiche agricole del prossimo anno dovrà esserci anche il benessere animale: ridurre gli antibiotici negli allevamenti, scommettere sull’indipendenza mangimistica e sulla riduzione dei carichi emissivi del comparto, lavorare a un marchio ombrello che rappresenti una garanzia per i consumatori e operare per una loro sensibilizzazione, affinché si riducano i consumi di carne nella dieta quotidiana, puntando sulla qualità, saranno azioni irrinunciabili se si vorrà davvero percorrere la strada dell’agroecologia. E poi: più diritti, sicurezza e legalità. E l’approvazione della legge sulle agromafie, affinché il nostro cibo possa dirsi pienamente sano, sostenibile e giusto. Nel 2022, abbiamo tracciato la strada, ma il cammino è davvero ancora lungo e non privo di ostacoli.