Nelle sale della Locanda del Sant’Uffizio i quadri si contano sulle dita di una mano. Nel ristorante 2 stelle Michelin che porta il nome di Enrico Bartolini, lo spettacolo si srotola oltre le ampie vetrate ad arco, tra i colli astigiani e gli antichi vigneti del Monferrato. Occupa la Sala Ovale e la Limonaia, con la sua inconfondibile architettura ispirata ai jardin d’hiver. Il bistrot del Relais Sant’Uffizio non è meno ricercato. Poltroncine in velluto verde e bordeaux e tralci di vite dipinti sul soffitto acquistano un’identità materica, quasi tattile. Al mattino colazione per gli ospiti dell’albergo. A pranzo e a cena – ad eccezione del martedì e del mercoledì sera – ecco il bistrot aperto anche agli ospiti esterni.
A Cioccaro, questo convento del ‘500, sconsacrato da Napoleone e trasformato in tenuta agricola, è ora un relais cinque stelle. Con SPA, piscina esterna, campi da tennis e un giardino all’italiana. Varcato il cancello, oltre le mura in mattoni rossi e le persiane verde salvia, la dimora accoglie gli ospiti nelle sale affrescate, avvolte dalla luce che sembra oro liquido.
Chi è lo chef

Da otto anni, i menu del bistrot e del bistellato del Sant’Uffizio portano la firma del resident chef Gabriele Boffa. Nato ad Alba nel 1987, Boffa muove i primi passi nel mondo dell’alta ristorazione a fianco di nomi iconici. Da Piazza Duomo di Enrico Crippa al Ledoyen di Yannick Alléno, e ancora il Mugaritz di Andoni Luis Aduriz e il Pujol di Enrique Olvera. Durante i suoi viaggi apprende tecniche e approcci creativi che restituisce a tavola attraverso piatti spontanei e autentici, profondamente legati alla tradizione piemontese.
La cucina dello chef albese non scende a compromessi. È una dedica affettuosa alla sua terra, alle sue origini e alle persone che l’hanno ispirato. Al palato diventa un’esplosione difficile da contenere. La firma di Boffa non si dimentica facilmente. Per il bistrot, Boffa sbottona la giacca. E traccia un percorso che segue il solco della tradizione in maniera più scanzonata e disinvolta.
Quanto costa mangiare al bistrot del Sant’Uffizio di Cioccaro

Sbirciare i menù degustazione del bistellato è inevitabile: sono tre e vanno dai 160 ai 210€. Ma per gli amanti della tradizione, della tartare di fassona, degli agnolotti, dei tajarin e del bonet, c’è una buona notizia. Al bistrot del Sant’Uffizio ci sono 2 percorsi degustazione a 55 e 60 €, compresi coperto e servizio
— Il Glicine con 2 portate salate (magatello di vitello con salsa tonnata e agnolotti del plin burro e salvia) e il bonet a 55 €
— Il Picchio con 3 portate salate più il dolce a 60 €
Due proposte che indubbiamente affascinano per il rapporto qualità – prezzo. D’altronde, un po’ di polvere di stelle non guasta mai.
Dalla carta del bistrot del Sant’Uffizio oltre al vitello con salsa tonnata (20 €) e al crudo di fassona (20 €), trovate agnolotti (21 €), gnocchi di patate al Castelmagno e pepe di Sarawack (21 €). Tra i secondi, faraona e costine di maiale nero, ceci e cavolo nero (entrambi a 25 €) sono lì che vi aspettano. Insieme a una degustazione di formaggi piemontesi (20 €). Bonet, tiramisù e panna cotta vengono via a 12 euro.
Tirate le somme, una cena completa con tre portate si aggira su 66 euro. Per un indirizzo che riflette il prestigio di un bistellato, direi che vale la pena farci un pensiero. O sbaglio?
Come si mangia al bistrot del Relais Sant’Uffizio

Nell’ampio salone del bistrot, davanti al pergolato di glicine ormai sfiorito, che comincia un pranzo che sa dei colori caldi e assopiti dell’autunno.

La prima portata non si sottrae al cliché, anzi lo abita con gli agnolotti del plin al burro e salvia (21 €). La sfoglia, scolpita alla perfezione, è talmente sottile da lasciar intravedere ciò che è custodito all’interno. “Un ripieno ottenuto da tre tagli bovini – pancia, stinco e cappello del prete – cucinati separatamente e aggiunti poi alle biete”, racconta lo chef. Un’architettura piena e rotonda, dai riverberi burrosi.

Poi arriva la coscia di faraona con composta di peperoncino e frutta secca (25 €). La carne bianca si specchia sul fondo bruno, lucido e setoso, mentre l’indivia bianca e rossa solletica il palato con le sue note amaricanti.

Nel crème caramel alla nocciola (12 €) del Bistrot del Sant’Uffizio le sfumature tostate della tonda rincorrono l’eco lattico della panna alla vaniglia. Un assaggio denso e goloso. Un invito a perdersi nei corridoi della memoria.
La mano dello chef è tangibile: si sente nella scioglievolezza delle carni e nella sfoglia impalpabile, ma anche nella mise en place, precisa e senza sbavature. In una parola, concreta.
Locanda del Sant’Uffizio Enrico Bartolini. Strada Sant’Uffizio, 1, 14030 Cioccaro, Penango AT. Telefono: 0141 916 292. Instagram
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