Il clima sui media di tutto il mondo

Benvenuti a Pianeta2030, la nuova newsletter de La Nuova Ecologia. Ogni mese una rassegna stampa ragionata dall’Italia e dal mondo sul clima che cambia con notizie di politica, economia, cultura e stili di vita. In questo numero il destino delle Dolomiti, la nuova risoluzione Onu sul clima, la battaglia delle suore di Newark contro Citigroup e molto altro. Benvenuti!

L’Onu ci prova (ancora)

“Insieme state facendo la storia”, ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres a fine marzo, quando le Nazioni Unite hanno adottato all’unanimità una risoluzione storica (France24), che impegna la Corte internazionale di giustizia (Icj) a dare un parere sulle responsabilità legali degli Stati rispetto agli impegni climatici assunti. Anche se sarà difficile tradurre il tutto in qualche obbligo diretto (il parere non è vincolante per i Paesi membri), molti contano sull’autorevolezza di cui godono i pareri della Corte nei tribunali nazionali e sul fatto che potrebbe essere una sponda nelle (tante) cause legali per la giustizia climatica intentate in tutto il mondo. Nelle ultime settimane, ad esempio, il governo svizzero (Euronews Green) è finito sul banco degli imputati con l’accusa di inazione climatica per l’iniziativa di un gruppo di settantenni elvetici.

Incubo Dolomiti (e nuove decisioni)

Per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 sul versante veneto delle Dolomiti arriveranno almeno 640 milioni di euro. Per lo più andranno nel progetto “Carosello Dolomiti”, che punta a collegare tutte le piste intorno alla meraviglia del Civetta con un solo skipass. Sarebbe il più grande comprensorio sciistico del mondo, con nuovi rifugi e hotel ad alta quota. Un sogno per molti, un incubo per tanti altri: tante associazioni e comitati locali (La Repubblica) chiedono a gran voce di fermare lo sfruttamento intensivo delle terre alte, di indirizzare i fondi per ammodernare gli impianti esistenti (e ormai datati) e per sostenere un turismo alternativo e meno intensivo.

L’esempio di un altro modo di vivere le Alpi è quello del Valpelline (Valle d’Aosta), che in un decennio, senza neanche impianti di risalita, è diventato simbolo di un turismo rispettoso dell’ambiente, lento eppur remunerativo. “La Rivista” del Cai (auguri per questo primo numero!) dedica a questi luoghi un lungo reportage.  Intanto, con una decisione storica, l’Alto Adige ha deciso di mettere il numero chiuso alle presenze annue (GreenMe) sui valori (già altissimi) del 2019, con 35 milioni di presenze. C’è da aspettarsi qualche mal di pancia, le Dolomiti sono un assegno in bianco e una decisione del genere incontrerà più di una resistenza.


Le suore di Newark contro Citigroup

Le suore di St Joseph of peace di Newark (Gran Bretagna) hanno invitato il colosso finanziario Citigroup, nel quale hanno una piccola partecipazione, a “pentirsi” e “cambiare strada”. Di fatto accusano il gruppo di aver minimizzato il sostegno finanziario ad alcuni controversi oleodotti in Nord America (Financial Times Climate). Le sorelle hanno depositato una risoluzione in Cda chiedendo di riferire su ciò che stanno facendo per tutelare i diritti degli indigeni delle zone coinvolte nei loro progetti. Citigroup per ora ha negato ogni accusa, ma le suore di Newark non sembrano voler mollare la presa.


Questione di reputazione (e trasparenza)

Come possiamo consumare (meno) in modo responsabile se le informazioni su prodotti e servizi non sono affidabili? Da un monitoraggio di Bruxelles risulta che nel 2020 oltre la metà delle indicazioni nelle etichette sostenibili erano vaghe, fuorvianti o infondate. E nel 40% dei casi del tutto prive di fondamento (Rinnovabili.it). Per correre ai ripari, l’Ue ha presentato la proposta di una nuova direttiva sui “Green claims” per garantire ai cittadini informazioni certe e ridurre il rischio di esser presi per il naso. Tutti i dati dovranno essere verificati da enti indipendenti (chi controllerà il controllore, evitando scandali come quelli dei crediti di carbonio?). La strada è lunga e piena di insidie se è vero che una prima proposta di direttiva, più ambiziosa, sarebbe stata messa nel cassetto proprio all’ultimo (Economia Circolare).


Riderci su

Madre Natura sta cercando di ucciderci nel modo più passivo-aggressivo. “Ma no, ho giusto alzato un po’ la temperatura”, dice ridendo Michelle Wolf nel suo ultimo programma comico per l’emittente statunitense Hbo. Dopo letteratura e teatro, anche i programmi comici negli Usa (The Guardian) hanno iniziato a parlare di crisi climatica. Ma come può qualcosa di così opprimente riuscire farci ridere? Molti scienziati sociali pensano che parlare di crisi climatica in modo irriverente, rompendo il tabù dell’innominabile in chiave ironica, generi una predisposizione maggiore all’impegno civico e a un atteggiamento costruttivo. E magari serve, aggiungiamo noi, a liberarci da un po’ di quell’ecoansia che a volte ci assale.


Gran fermento alla Banca mondiale

A febbraio, senza grande scalpore sui media generalisti italiani ed europei, il presidente di Banca Mondiale, David Malpass, si è dimesso con quasi un anno di anticipo. La cosa è rilevante per due ragioni. Primo, Banca mondiale – con decine di miliardi di dollari – è uno dei principali forzieri dei fondi globali per il clima (Washington Post). Secondo, da mesi l’organo è oggetto di una serie di critiche per le sue politiche climatiche e di pressioni per riformare il sistema dei finanziamenti per i Paesi in via di Sviluppo. Berlino e Washington sembrano aperti a un cambio di linea (Climate Home News), ora si attende il nome del nuovo presidente.


Buone nuove (lontane)…

Anche se sono tra i Paesi più ricchi del mondo, gli Stati Uniti stanno subendo contraccolpi pesanti per la crisi climatica tra guerre per l’acqua e danni alle infrastrutture. Ecco perché quella del fiume Kissimmee in Florida, che dopo mezzo secolo sta tornando a nuova vita (National Geographic), è una notizia da festeggiare. Mezzo secolo fa il governo federale creò una rete di canali rettilinei per ridurre le inondazioni intorno al fiume, distruggendo di fatto le tortuose piane alluvionali dove viveva un caleidoscopio di uccelli acquatici, rapaci e molti altri animali. Ora, grazie al ripristino di 40 miglia di zone umide, gli animali stanno tornando.


…E vicine

L’Università Bicocca ha annunciato corsi di sostenibilità in tutti i suoi dipartimenti. Con questa decisione storica l’università meneghina – prima in Italia – permetterà agli studenti di ogni facoltà di integrare nel loro piano di studi (Sole24Ore) la dimensione della sostenibilità in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Il progetto prevede già 37 moduli “verdi” in linea con alcune delle migliori università del mondo.


L’Italia a caccia di terre rare

Nell’era del post-Covid, della crisi energetica e della transizione ecologica, la corsa ai materiali necessari all’industria dei prossimi decenni è sempre più cruciale. L’Italia ha appena annunciato che riaprirà una serie di cave di minerali dimenticati (La Repubblica), come il cobalto e il litio, che servono per le batterie elettriche e per i pannelli solari. Secondo un monitoraggio, nel sottosuolo italiano, sono presenti almeno 15 delle 34 materie prime critiche considerate fondamentali per sostenere la transizione energetica.


Abbiamo il diritto di limitare l’uso dei Suv?

Se in Europa, nel 2035, i nuovi veicoli non dovranno più produrre emissioni, qualcuno sta iniziando a chiedersi se i Suv siano compatibili con la crisi ecologica che viviamo. Anche se elettrici, scrive il Financial Times, certo non aiutano la lotta ai cambiamenti climatici in termini di emissioni per produrli e di potenza di batterie elettriche necessarie a farli muovere. Nel 2022 i Suv (elettrici e non) valevano il 46% delle vendite mondiali di auto, 7 volte in più rispetto a 15 anni fa. Consumano il 20% in più delle auto di medie dimensioni, emettono 3 volte più CO2 di tutto il Regno Unito in un anno. Così come accettiamo una serie di divieti come le Ztl e i giorni di stop alla circolazione, non sarebbe accettabile – si chiede l’opinionista Simon Kuper – regolamentare i Suv, magari con delle tassazioni extra come accade per molti prodotti e settori inquinanti?