Il fantasma di Epstein scuote Trump. L’ombra di un ricatto dietro all’ultima email: “Solo io posso abbattere il tycoon”

New York, 14 novembre 2025 – Il voto alla Camera è previsto per la prossima settimana, ma il caso Epstein sta già minando il consenso di Trump (in difficoltà nei sondaggi) e spaccando la solidità del Partito repubblicano, pronto a votare in Aula con i Democratici per sollevare tutti i veli sul dossier del finanziere pedofilo morto in carcere ed ex amico del presidente.

“Sono io l’unico in grado di abbatterlo”: spunta l’ombra del ricatto in una delle ultime email svelate di Epstein sul tycoon. Ma se nei restanti file sul defunto finanziere pedofilo custoditi gelosamente dal Ministero della giustizia ci fossero informazioni ancora più compromettenti di quelle trapelate finora dai suoi messaggi di posta elettronica? È l’interrogativo che aleggia prima del voto in aula annunciato per la prossima settimana dallo speaker repubblicano della Camera, Mike Johnson, dopo mesi di melina.

Rendere pubblici i documenti

Il giuramento della neoeletta deputata dem Adelita Grijalva ha consentito di raggiungere il quorum di 218 firmatari di una petition per esprimersi sul disegno di legge che obbligherebbe l’attorney general, Pam Bondi, a rendere pubblici tutti i documenti sul caso. Ci si aspetta il sostegno di circa cento repubblicani, nonostante Trump abbia accusato i dem di cavalcare l’ennesima montatura.

Strada in salita invece al Senato: ma se il provvedimento passasse, il presidente potrebbe usare il potere di veto. Non senza però irritare la sua base Maga e far aumentare i sospetti che nasconda davvero qualcosa. Oltre ad alimentare le teorie cospirative che Epstein non si sia suicidato in cella ma sia stato ucciso, come ha insinuato più volte suo fratello Mark.

La mossa che Trump non si aspettava

Per Trump i Democratici stanno mestando nel fango per distogliere l’attenzione dal disastro economico che ha lasciato Biden. Il presidente Usa ha sempre negato ogni coinvolgimento nel traffico di minorenni per uomini dell’alta politica. Il voto della Camera e la grande fronda dei repubblicani è una mossa che non si aspettava. Li vive come una coltellata alle spalle da parte di coloro che considerava fedelissimi e che non può permettersi di trascurare a un anno dalle elezioni di medio termine dove la perdita di consenso alla Camera e al Senato lo lascerebbe come una vera anatra zoppa.

La crisi del dossier

La crisi del dossier pesa perché non è piu solo politica ma identitaria. Chi gridava ’Pubblichiamo tutto’ per colpire l’elite democratica adesso grida ’Blocchiamo tutto’. Con la conseguenza che un numero crescente di senatori e deputati repubblicani, con le loro dichiarazioni prima del voto, adesso sembra dire: “No, noi non ci stiamo più. Fateci giudicare dai fatti”. Anche per questo Trump ha fatto finire lo showdown ripristinando parti degli stipendi bloccati ai dipendenti federali che si preparavano a fermare veramente l’intero Paese, perché licenziati o sospesi senza stipendio.

L’ombra del ricatto

A creare un clima velenoso sul caso Epstein sono le ulteriori rivelazioni legate agli oltre 20mila documenti pubblicati dalla commissione vigilanza della Camera. Dalle carte emerge l’ombra di un ricatto da parte del finanziere che monitora le decisioni politiche dell’ex amico Donald, setaccia le sue finanze. E lascia intendere di possedere informazioni compromettenti sul tycoon, offrendosi addirittura come insider ai russi prima del famigerato vertice con Putin ad Helsinki, tramite l’ex premier norvegese Thorbjorn Jagland che all’epoca guidava il Consiglio d’Europa.

Rivelazioni su Epstein, l’amicizia con il pedofilo una spada di Damocle su Trump