Cannes – È un dramma familiare, è l’altro lato del sogno americano. È un film che sembra “di genere“, una storia di mafia russa a Brighton Beach, sud di Brooklyn, gli stessi luoghi di Anora, che vinse la Palma d’oro a Cannes due anni fa, per poi arrivare all’Oscar. Ma, se lì i toni viravano in commedia, qui tutto cambia: un gangster movie diventa una storia di dilemmi, di dubbi, un diario degli errori. Una storia di cadute personali, di redenzioni. Una storia di persone perbene in un mondo che perbene non è. Una storia di legami affettivi profondi, di sacrifici. È Paper Tiger di James Gray, passato in concorso a Cannes. Interpretato, con grande intensità, da Adam Driver, Miles Teller e Scarlett Johansson.
Siamo negli anni ’80 a New York. E la storia è quella di lealtà e tradimenti fra fratelli. Le atmosfere vibrano, tra Fronte del porto di Elia Kazan e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. Un film sugli uomini e sulla loro paura di apparire fragili. Un film dai colori crepuscolari, immerso in una sorta di autunno di ocra e di bruno. Un mondo dove i poliziotti sono un clan, quasi una mafia, con legami che non si interrompono neanche dopo che uno è uscito dalla polizia. E intorno, la comunità russa a New York, minacciosa e potente.
Adam Driver, Miles Teller e Scarlett Johansson ci regalano performance intense, springsteeniane. Teller è un uomo onesto che non è riuscito a fare soldi. La moglie è Johansson; il fratello, che pare trasudare dollari da tutti i pori, è Driver. È lui a proporre al fratello “povero“ un’occasione di fare soldi, tanti, in fretta, e legali. Teller è entusiasta, pensa ai suoi figli al college, a sua moglie. Bisogna stare solo un po’ attenti, gli dice il fratello. Ma questi russi, in fondo, sono tigri di carta. Paper Tiger, appunto. C’è molta atmosfera nel film di Gray. Sotto ogni scena si avverte tensione, minaccia.
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All’incontro con la stampa, arrivano Driver, Teller e il regista James Gray. “New York è negli Stati Uniti, ma culturalmente si trova a metà fra gli Stati Uniti e l’Europa – dice Gray – Senti il peso di tutte le generazioni di migranti che sono passati da qui”. E poi parla del mito americano, e del suo rovescio. “Se il sogno americano viene ridotto al solo valore del denaro, senza niente altro, allora è deleterio. Attenzione: non sto invocando il socialismo o le dittature. Sto solo dicendo che quando il mercato è l’unica cosa che conta, è devastante. E l’attuale presidente americano è un effetto, un sintomo di tutto ciò. Io mi chiedo: c’è un modo per premiare l’integrità, l’essere persone perbene? La tua anima conta, in qualche modo?”.
Quando il mercato è l’unica cosa che conta, è devastante. E l’attuale presidente americano è un effetto
E conclude: “Racconto il mondo in cui sono cresciuto. La mia famiglia veniva dalla Russia: nell’impatto con New York, sono stati insieme felici e terribilmente delusi”. Adam Driver dice: “La sceneggiatura era perfetta, bellissima. Ci sono momenti intensi, anche in scene brevi: c’è una telefonata che è un momento cruciale nel film, eppure non dura che pochi attimi”. Al regista Gray chiedono se ami Rocco e i suoi fratelli, e lui dice: “Sarà un caso, ma c’è un poster del film nella mia stanza da pranzo”.

Fra i produttori anche Leone Film Group e Vice Pictures, guidate rispettivamente da Andrea Leone e Leonardo Maria Del Vecchio. “Paper Tiger rappresenta un passaggio importante nel percorso internazionale di Leone Film Group: e la selezione in concorso a Cannes è un riconoscimento significativo”, dicono Raffaella e Andrea Leone. Leonardo Maria Del Vecchio, presidente di Vice Pictures, sottolinea: “La nostra visione è orientata alla qualità. Il nostro obiettivo è diventare punto di riferimento del cinema italiano sui mercati globali, valorizzando progetti di ampio respiro internazionale”.