Roma, 16 luglio 2026 – “Intanto chiamiamo le cose col loro nome…”.
Prego onorevole Angelo Bonelli, co-portavoce di Verdi e Avs.
“Quelle proposte da FdI, Noi Moderati e Udc erano pseudo-preferenze, con capilista bloccati e i nomi prestampati”.
In ogni caso non sono passate.
“Per fortuna. E su come andata rivendichiamo un ruolo”.
Quale?
“La strategia costruita da Avs e condivisa poi da Pd e 5 Stelle, sulla richiesta di voto segreto, si è rivelata vincente”.
Soddisfatto?
“È stata la più grossa sconfitta politica di questa legislatura, e anche il più grande errore strategico per la premier che, parlando con noi ha di fatto chiesto la fiducia ai suoi”.
Perché è stato un errore?
“Perché ormai si è rotto il patto nella maggioranza. Meloni poteva rimettersi all’aula, invece ha chiesto un voto su di lei. E ha fallito. Il tema politico è gigante”.
La tenuta del governo?
“La consapevolezza che Meloni non ha, ad oggi, un’alleanza che le consente di vincere le elezioni. È forse questo il motivo della sua forzatura: starà pensando a come interloquire con Vannacci e questo sta creando fibrillazioni e profonde preoccupazioni nel resto della sua maggioranza, in primis Forza Italia e Lega”.
Anche la sinistra è accusata, da destra, di soffiare su Vannacci a scopi elettorali…
“Sarebbe un gioco pericoloso. La sinistra deve essere invece molto preoccupata di Vannacci, che soffia sul fuoco dei problemi e delle paure del Paese per alimentare il suo consenso”.
Come contrastarlo?
“Allargando le nostre politiche a settori più ampi. Avs sta facendo un grande lavoro per riconquistare le periferie e fare proposte concrete su giovani, vivibilità delle città, lotta allo sfruttamento e alla precarietà”.
Il governo si è mosso con il decreto sicurezza.
“Sì, il settimo dall’inizio della legislatura. Il settimo! Fatto solo per rispondere a Vannacci. Ma nel frattempo nulla è stato fatto per il caro-energia, per la crisi idrica e climatica, per i sei milioni di persone che non hanno accesso alla sanità, per gli stipendi inadatti all’inflazione”.
Gli aiuti non sono mancati.
“Solo bonus ridicoli. Il resto, da 4 anni, è gestione del potere. Una lottizzazione evidente e preoccupante della Rai, una legge elettorale per puntellare il consenso, i disegni sul Colle, il tentativo fallito di riformare la giustizia. Meloni segue Orban, ma non considera che Orban è stato cacciato con un plebiscito”.
Parlare degli altri è facile: ma il campo largo è pronto?
“Oggi l’alleanza progressista democratica ed ecologista nel Paese ha una grande opportunità che si basa sulla capacità di fare agli italiani una proposta chiara. Stiamo vivendo una fase positiva, con contatti quotidiani tra noi per costruire una prospettiva. A settembre si apriranno i tavoli programmatici”.
Però la manifestazione di Napoli, lo ammetta, poteva andare meglio.
“Ci sono detrattori a sinistra del campo largo, come Potere al Popolo, e a destra, come Picierno, impegnata a fare iniziative più contro Schlein che contro Meloni. Ma il dato è che oggi le tre principali forze a sinistra sono unite e arrivano al 41%”.
Non basta per governare.
“Abbiamo il dovere di allargare il campo e favorire gli accordi con le forze di centro”.
Per farlo ci sarà mai un programma comune?
“Ci stiamo lavorando. Le cinque proposte di Avs sono, crediamo, ampiamente condivisibili: crisi climatica ed energetica, sanità pubblica, investimenti in scuola e ricerca, aumento dei salari, diritto internazionale”.
Questo è un punto rischioso. Su Kiev siete ancora divisi.
“Ci sono sensibilità diverse, ma nessuno dice che siamo molto più uniti della destra su temi cruciali: la ricostruzione del diritto internazionale e lo stop al riarmo. Partiamo da qui”.