Le correzioni possibili alla legge elettorale: recuperare il ballottaggio per limitare gli estremismi

Roma, 16 luglio 2026 – La sconfitta parlamentare della maggioranza sull’emendamento relativo alle preferenze è stata molto rilevante perché è la prima seria da inizio legislatura e manifesta, al di là del caso specifico, un certo grado di confusione interna, persino di trasandatezza. Si è infatti persa l’abitudine, a dir la verità un po’ da parte di tutti, a spiegare in Aula in modo esplicito le proprie ragioni ed è piuttosto paradossale che nessun oratore della maggioranza abbia provato a spiegare ai parlamentari dissenzienti, timorosi di una introduzione parziale delle preferenze, che l’opzione di votare con liste tutte bloccate non è una scelta realmente disponibile.

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Infatti la Corte Costituzionale ha il tempo di esaminare i ricorsi e di provvedere, come già fatto col precedente della legge Calderoli, a inserire le preferenze in modo molto più ampio ed esteso rispetto a come lo prevedesse l’emendamento al momento bocciato. Meritoriamente molti studiosi hanno già predisposto i ricorsi che arriveranno nei tribunali a legge approvata, anche se in questi testi già preannunciati, accanto all’obiezione per ora fondata contro la doppia lista bloccata, vengono riproposti anche argomenti che sono stati obiettivamente superati dalle modifiche del testo, come la riduzione avvenuta del premio a una dimensione normale già accettata dalla giurisprudenza della Corte.


Dal canto loro i gruppi di opposizione hanno certo colto un successo importante nell’Aula della Camera, ma per essere solidi e non effimeri i successi parlamentari devono fondarsi su una strategia chiara e visibile sia sul tema su cui essi maturano sia più in generale. Ora l’eterogeneità interna della maggioranza ha consentito di vincere di rimessa su un errore altrui, ma non ha permesso di mostrare una chiara linea alternativa. I gruppi di opposizione cosa hanno insieme da proporre in alternativa positiva sulla materia elettorale e istituzionale? Non è chiaro per nessuno.

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Non costituisce certo un’alternativa andare a votare con la legge Rosato che tende strutturalmente a produrre un pareggio elettorale che avrebbe come esito o elezioni ripetute per incapacità evidente di dar vita a maggioranze diverse dopo il voto o coalizioni post-elettorali con forze estremiste. Sbaglia infatti chi crede che un pareggio porti a esisti centristi, di taglio delle ali estreme: nell’attuale contesto interno e internazionale le proposte fuori dai poli maggiori destinate a crescere sono quelle sulle estreme, non al centro. Ritrovarsi Vannacci o Di Battista decisivi dopo il voto con la legge Rosato non è un’alternativa sensata.

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Sembra sfuggire a tutti, però, che queste dinamiche potrebbero anche riproporsi con la nuova legge elettorale perché la soglia del 42 per cento potrebbe non essere raggiunta da nessuna delle due coalizioni e, pertanto, sarebbe doveroso riproporre il ballottaggio che consente un esito chiaro senza alleanze con gli estremisti. Stupisce che tra gli emendamenti presentati alla Camera nemmeno uno lo abbia riproposto.

Ora, siccome il passaggio al Senato non può comunque essere una formalità perché non avrebbe senso rinviare alla Corte la soluzione del nodo delle preferenze quando è ancora possibile trovare una soluzione, magari più coerente di quella bocciata alla Camera, si approfitti della soluzione di quel tema obiettivamente minore per riaprire anche alla madre di tutte le soluzioni, il ballottaggio.