Nel panorama enogastronomico di Parigi, l’Armani Restaurant è un indirizzo che merita la tappa come suggerisce la sua stella Michelin. Non una mera insegna stellata che si limita a rappresentare l’Italia, ma un avamposto della nostra cucina che non cerca il consenso con improbabili “rivisitazioni”. Al contrario, punta a colpire il cliente con un pensiero di sottrazione che elimina il superfluo per esaltare l’origine.
La cucina, qui a Parigi, è un dialogo colto tra rigore stilistico e verità del sapore, dove la tavola diventa la trasposizione culinaria della filosofia di Giorgio Armani. Uno stile netto, una linea che non ammette sbavature, ed un’eleganza che non è farsi notare, ma farsi ricordare.
Questo equilibrio è il frutto di un progetto visionario che unisce tre menti in un unico disegno. L’intuizione estetica di Giorgio Armani, la rigorosa governance di Massimo Mori e la mano millimetrica dello chef Massimo Tringali. Il punto di partenza è un lavoro di scouting della materia prima quasi ossessivo, guidato da un’etica della sostenibilità che non ammette scorciatoie commerciali. Non è infatti un caso che l’Armani Restaurant sia il primo ristorante italiano in Francia ad ottenere la certificazione di “3 macarons” di écotable che premia il rigoroso approvvigionamento di materie prime da filiere sostenibili ed il contenimento del Carbon Footprint.
Su questa spina dorsale di ricerca, si innesta la tecnica evidente dello chef, in grado di trasformare il prodotto senza mai tradirlo. Il risultato è una cucina italiana autentica, d’avanguardia ma priva di nostalgie. Si esprime con la stessa linea pulita, netta e senza tempo che contraddistingue una giacca di Re Giorgio. Un taglio perfetto che non ha bisogno di ornamenti per rivelare la propria straordinaria complessità.
Come si mangia da Armani a Parigi

Il benvenuto è un piacevole carosello di mediterraneità che sa rileggere alcuni piatti della tradizione italiana con una leggerezza naif. È un piacevole spaccato della storia enogastronomica del Bel Paese. Che non ha paura di portare su una tavola stellata un mood “street” nobilitato dal saper fare.
Ed infatti, le pizzette con pomodoro, Parmigiano Reggiano e basilico si lasciano apprezzare per leggerezza e fragranza. La crespella di riso laccata al miele di Sulla di Thun, omaggio dello chef dell’Armani Parigi alle sue origini siciliane, che stupisce per texture e riuscito gioco agrodolce.

La sfera di sorbetto ai frutti rossi, capperi di Salina croccanti, foglie di cappero, pepe agrumato del Madagascar, olio extravergine di Oliva monovarietale di Dolce Agogia (Centumbrie), è un sigillo alla filosofia dello chef che rende onore al pensiero, alla materia e alla tradizione. Una tradizione che non tradisce la memoria, ma resta costantemente legata al futuro e al senso contemporaneo dell’agire.
In abbinamento, il Nonino Spritz, una variante dei più famosi Aperol/Campari. Diverte il palato con la freschezza agrumata delle botaniche dell’aperitivo Nonino e prepara alla degustazione successiva.
L’antipasto

L’antipasto “Mare nostrum” (85 €) rimescola le carte della mera degustazione di pesce per proporre assaggi che condensano sapori di infanzia, essenzialità ed eleganza, pesca e campagna.
Il polpo caramellato con decotto di fichi freschi e aceto balsamico tradizionale di Modena invecchiato 25 anni, servito con una tartare di fichi a mo’ di guacamole, è la ben riuscita interpretazione locale di un piatto dalla “veduta globale”.

La ventresca di tonno del Mediterraneo con cipolla agrodolce e fagiolo poverello, condito con acqua di fumo e limone della Costiera, nobilita uno degli abbinamenti iconici delle estati italiane. Con una mano attenta che sa rendere POP anche gli ingredienti più poveri.

Il polpo e patate con aceto di miele Thun è il benchmark di questo grande classico italiano, grazie ad una inattesa tridimensionalità gusto-olfattiva.

Il crudo di gambero del Mediterraneo, cetriolo e acqua di rose è il frutto di una rara tecnica sartoriale. Capace di trasformare un elemento primordiale in un’architettura gustativa nitida ed essenziale.

Ecco la tartare di pomodoro San Marzano, acqua di datterino, pomodoro ciliegino scottato, nettare di pomodori, capperi, accompagnata da gelato alla provola affumicata, mollica atturrata e polvere di pomodori (49 euro).

Sintetizza appieno la vertigine minimalista dello chef del ristorante Armani a Parigi. Un piatto che non si limita a celebrare l’identità italiana, ma a declinare il pomodoro in cinque consistenze e temperature differenti. Alla texture quasi carnosa del San Marzano si affiancano la spinta del ciliegino scottato, la fresca limpidezza dell’acqua di datterino e l’intensità del nettare. Il gelato alla provola affumicata, grazie a contrasto termico e morbidezza lattica, coinvolge il palato in un gioco d’ensemble che reinvita al boccone successivo.
La pasta dell’Armani Restaurant

La fornarina (raviolo ripieno di ricotta e spinaci, con uovo cbt, funghi e fondo di senape) è un inno ad una cucina tanto popolare quanto colta. Un richiamo alla memoria che spiazza per tecnica e per linearità camaleontica. Il mordente, perfetto, accoglie un ripieno ineccepibile per scioglievolezza e mette a nudo la capacità di Massimo Tringali nel creare un condimento armonico e sorprendente per stratificazione aromatica lunga e assoluta. Un assaggio in preview che, da solo, merita il ritorno alla tavola dell’Armani Restaurant di Parigi.

Con l’anatra al Marsala, la sicilianità dello chef si spoglia di ogni folklore per farsi struttura, pensiero e intensità (180 € per 2 persone). Nessuna nostalgia, ma solamente tanto rigore e pulizia che filtra la matrice isolana per preservare la purezza e la consistenza originaria della carne. La riduzione al Marsala non è un mero condimento, ma il completamento necessario che regala note profonde, ossidative e ferrose. Un piatto che sintetizza il percorso formativo dello chef, il saper attingere dalla sua terra, selezionare la dorsale aromatica per ricomporla in un gusto netto.

Stesso filone logico per la purea di patate al Marsala. Piatto di contrasti ancestrali dove la tradizione siciliana e il minimalismo contemporaneo si fondono in un unico, godurioso taglio d’autore.
Il dolce

Il tiramisù haute couture (30 euro) è una rilettura coerente del dolce italiano per antonomasia. La mano dello chef sa celare la complessità sotto il velo di un’apparente semplicità. Che spiazza l’ospite con una purezza ed un’essenzialità degli ingredienti all’ennesima potenza. Un dessert leggero e quasi etereo, dal sapore nudo e indiscutibilmente piacevole.
L’Armani Restaurant di Parigi è il regno del senso corale del fare. È capace di creare una liaison d’avanguardia tra tradizione e tecnica; sostanza e ricerca; sala e ospite. Un luogo che sa creare con eleganza un piacevole dialogo di vicinanza e coerenza, relazionando contesto urbano e ambiente contadino. Una stella che invita ad una cucina slow e green, ma anche smart ed in costante empatia con i locals e gli avventori. Una dimostrazione vivida e “provata” di come, con una materia autentica e con una visione lucida, il minimalismo diventa la più potente delle risposte culinarie.
Quanto costa il ristorante Armani a Parigi
Il menù Defilè, 5 portate al buio con 2 antipasti, 2 piatti e 1 dolce, costa 160 € (abbinamento vini a 90 €).
Due piatti alla carta vi costano in media 120 €.
Armani Restaurant. 7 Pl. du Québec, 75006 Paris, Francia. Telefono: +33 1 45 48 62 15. Instagram
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