“Due sono state fondamentalmente le scelte importanti in fase di restauro. Intanto -spiega Sandra Rossi per l’Opificio delle Pietre Dure- la separazione del Cristo dalla croce con un sistema di aggancio che si è rivelato ancora un sistema originale che è stato mantenuto attraverso sei perni di cui soprattutto in particolare quelli sulle spalle che svolgono una funzione importante dell’insieme. E poi il la scelta di pulire, di intervenire su quella strato superficiale, scuro, che lo ha sempre caratterizzato, noi pensiamo a partire dal dalla fine del del Seicento”
Il restauro è stato reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, promosso dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino e diretto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Hanno collaborato l’Arcidiocesi di Lucca, l’INFN di Firenze per le analisi al Carbonio 14 e il CNR-IBE di Firenze per le indagini dendrocronologiche.