Imballaggi flessibili, industria da 4,36 miliardi: cresce il fatturato, ma esplodono i costi

Milano, 28 ottobre 2026 – Fatturato in crescita e più occupati, l’industria italiana dell’imballaggio flessibile conferma anche nel 2025 la propria solidità con un fatturato di 4,36 miliardi di euro, +0,5% rispetto all’anno precedente, e una crescita significativa del personale del +2,6%. Di fronte a questa capacità di sostenere il lavoro e le competenze industriali aumentano tuttavia del +3,1% i costi medi di produzione rendendo più complesso sostenere la redditività e la competitività. Questa la fotografia scattata dall’analisi di MECS – Manufacturing Economic Studies presentata  al convegno di Giflex (Associazione Nazionale che raggruppa i produttori di imballaggi flessibili) “Flessibile. Il futuro non aspetta” durante il quale imprese ed esperti si sono confrontati sulle trasformazioni e le connessioni tra fenomeni che stanno cambiando il comparto: dall’energia al lavoro, dai cambiamenti demografici all’innovazione, fino alla sostenibilità e alle nuove regole europee. Al centro, la necessità di accompagnare il cambiamento senza perdere di vista le condizioni economiche e industriali in cui le aziende sono chiamate a operare.

Il settore

L’immagine complessiva è quella di comparto resiliente sul piano industriale e occupazionale, ma sottoposto a una pressione crescente su margini e produttività: nel 2025 l’aumento dei costi medi di produzione ha interessato in particolare i servizi +5,5%, all’interno dei quali ha un peso rilevante il costo dell’energia, il personale +4,4% mentre le materie prime si attestano al +2,8%. “In un momento in cui le imprese sono molto impegnate nell’innovazione degli imballaggi flessibili – destinati al confezionamento di prodotti alimentari, farmaceutici, chimici e ad altre applicazioni industriali – la pressione sui costi purtroppo riduce le risorse a disposizione” afferma Neni Rossini, presidente di Giflex, da poco eletta alla guida dell’Associazione per il triennio 2026-2029.

Le caratteristiche  e le prospettive

L’Industria dell’imballaggio flessibile è  fortemente specializzata e innovativa, inserita in una filiera di eccellenza e con una forte vocazione internazionale: l’export infatti rappresenta il 50,4% del fatturato, un dato che conferma la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati esteri, pur in un contesto economico ancora complesso.

La transizione green

La competitività della filiera si confronta con le nuove sfide normative europee regolate dal Packaging and Packaging Waste Regulation, applicabile in tutti i Paesi UE dal 12 agosto 2026, che ha l’obiettivo di ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti di imballaggio pro capite rispetto ai livelli del 2018, ma il percorso verso la transizione sostenibile ha bisogno di regole chiare.“Alle nostre imprese è chiesta una trasformazione profonda, fatta di investimenti in ricerca, materiali, tecnologie, progettazione, impianti e competenze” sostiene la presidente. “Per poterle attuare servono risorse, programmazione e tempo e soprattutto un quadro normativo il più possibile prevedibile che definisca con chiarezza gli obiettivi e permetta alle imprese di programmare il percorso per raggiungerli”.