In pandemia, meglio fermare i diesel

In pandemia, meglio fermare i diesel
areaB Milano

I casi di malattia sono risultati più frequenti tra la popolazione indebolita dall’inquinamento. Per evitare il blocco Euro4 si sono addotte ragioni di carattere “sociale”

Nelle quattro grandi regioni della pianura Padana, si sarebbe dovuto bloccare i diesel Euro4 già dal 1 ottobre 2020. Ma solo il Piemonte ha dato attuazione al provvedimento. Nelle altre tre regioni è in vigore un’assurda ordinanza presidenziale che rimanda il blocco delle auto inquinanti alla fine dello stato di emergenza sanitaria. Come dire, siccome c’è il Covid, possiamo continuare a inquinare. 

Secondo Legambiente, dobbiamo fare di più contro l’inquinamento subito, anche perché ci aiuta con la pandemia. Medici ed epidemiologi hanno sovrapposto le mappe di esposizione all’inquinamento con le residenze di chi in questi due anni si è ammalato di Covid-19 e si è riscontrato una correlazione variabile ma significativa. Inizialmente si è pensato erroneamente che le particelle inquinanti “trasportassero” il virus (come molecole “carrier”). Poi si è constatato, in diverse ricerche europee tra gli esposti al contagio, fossero più frequenti i casi di malattia tra la popolazione maggiormente indebolita dall’inquinamento. Tra le ricerche, quella condotta dal dottor Giovanni Veronesi (et al. Occupational and Environmental Medicine, 2022) dell’Università dell’Insubria, ha appurato studiando 62 mila abitanti, l’intera popolazione di Varese, che ad ogni microgrammo di inquinamento PM2,5 è associato un aumento del 5% circa di malattia. Quindi conviene ridurre senza indugio le fonti inquinanti, vaccinarci e bloccare gli euro4 diesel subito.

A dire il vero gli scienziati e il personale tecnico delle Agenzie regionali hanno sempre sospettato che il maggior inquinamento aggrava le conseguenze sanitarie (morbilità grave e mortalità) della pandemia: vedi “L’inquinamento rafforza gli effetti del Covid-19” (Ecoscienza, n.1 – 2021, la rivista delle Agenzie regionali). Quindi, non sono i tecnici o gli scienziati a suggerire lasciare liberi i diesel inquinanti, ma i politici.

Forse i politici pensano di offrire una alternativa allo svuotamento dei mezzi pubblici per le misure di distanziamento (50% dei posti a sedere, mascherina, areazione e sanificazione)? Ma le stesse restrizioni dovrebbero valere anche sulle automobili (vedi linee guida Istituto Superiore Sanità), ma si fa finta di nulla. Ci si è poi accorti che – anche grazie alle misure adottate – i mezzi pubblici in tutti i principali paesi europei non hanno rappresentato una particolare fonte di rischio contagio (nessun aumento statistico rispetto allo stesso tempo trascorso fuori casa) e che si rischia di più in auto con passeggeri a bordo che sull’autobus.

Per evitare il blocco Euro4 si sono addotte ragioni di carattere “sociale”: il “povero”, non dispone di risorse per acquistare auto nuove. Problema già emerso quando si sono bloccate le auto dall’Euro0 all’Euro3: come mai questo risveglio di attenzione sociale? Non è strano che a protestare siano le associazioni datoriali dell’autotrasporto o artigiane, non i pensionati Auser o la Caritas? I giudici della Corte di Giustizia europea, nella sentenza di condanna dell’Italia per inquinamento sono stati chiari: i soggetti deboli, da difendere, sono le fragilità sanitarie (spesso i meno abbienti) e le nuove generazioni che rischiano essere le più colpite dai fumi di scarico. Mentre allo scopo di tener conto degli effetti sociali si devono redigere “Piani di risanamento dell’aria” per offrire servizi per la mobilità delle persone con il trasporto pubblico, condiviso, agevolazioni sui prezzi e sugli abbonamenti: il “vero povero” cosa se ne fa di 2 mila euro per l’acquisto di un SUV nuovo a gasolio della Regione Lombardia?

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