In ricordo di Edward Osborne Wilson, ingegno multiforme

Edward Osborne Wilson

La scomparsa a dicembre. Classe 1929, è stato un biologo di fama internazionale noto per gli studi sulle formiche. A lui si deve l’invenzione della sociobiologia e del termine biodiversità 

Dal mensile di febbraio. Il 26 dicembre scorso si è spento, a 92 anni, Edward Osborne Wilson, il più celebrato naturalista del nostro tempo, un gigante della biologia dell’evoluzione e della conservazione. Definito “l’erede naturale di Darwin”, Wilson ha dedicato la sua intera vita a studiare la straordinaria diversità di specie sulla Terra, i crescenti problemi che si generano nelle intersezioni tra “natura” e “natura umana” e i sistemi per invertire il declino delle specie. «Destinare spazio alla vita non umana salverà l’umanità» aveva detto nel 2016 in occasione della presentazione di uno dei suoi ultimi libri, Metà della Terra: salvare il futuro della vita, in cui aveva introdotto il concetto di Half-Earth, un approccio nuovo alla conservazione della natura. Wilson immaginava sulla Terra un intreccio di corridoi, alcuni dei quali a un certo punto si allargano per diventare aree protette, nuclei della conservazione di specie e habitat. Questo sistema combinato di nuclei e corridoi, “ambizioso e realistico”, sviluppato su metà delle terre e dei mari del pianeta, offrirebbe garanzie sufficienti all’85% dei circa 9 milioni di specie con cui condividiamo il pianeta di avere lo spazio per continuare la propria esistenza e all’umanità di soddisfare i propri bisogni senza minacciare la salute ecologica globale. Half-Earth ha ispirato profondamente l’architettura dell’accordo ONU per la conservazione della biodiversità, che ha come obiettivo quello di raggiungere entro il 2030 il 30% di aree terrestri e il 30% di aree marine protette.   

Vita da naturalista 

L’esplorazione della natura aveva sempre affascinato il piccolo Edward. Come racconta nella sua autobiografia Naturalista (1994), trascorreva giornate intere vagando per prati e foreste, attratto e affascinato dalla fauna selvatica. All’età di sette anni, mentre era a pescare, la spina della pinna di un pesce gli si conficca nella pupilla dell’occhio destro, compromettendo la sua vista a distanza e la percezione della profondità. L’incidente gli consente di sviluppare una vista acuta da vicino con l’occhio sinistro e lo conduce ad appassionarsi ad animali più piccoli come farfalle e formiche. A 11 anni Edward è determinato a diventare un entomologo e all’età di 13 fa “la scoperta della vita” quando vicino al molo di Mobile (Alabama, Usa) trova una formica invasiva arrivata dall’Argentina (Solenopsis invicta, nota come formica guerriera) e avverte le autorità locali. Quando entra all’Università dell’Alabama la formica guerriera si stava già diffondendo negli Stati del Sud ed era una minaccia per l’agricoltura. Lo Stato dell’Alabama chiede così a Wilson di effettuare un’indagine specifica; i risultati dello studio, completato nel 1949, diventano la sua prima pubblicazione scientifica. Dopo la laurea presso l’Università dell’Alabama, Wilson approda all’Università di Harvard (Cambridge, Massachusetts) presso il prestigioso Museo di Zoologia Comparata per gli studi di dottorato, che consegue nel 1955 prima di dedicarsi all’attività di ricerca e insegnamento. Lì rimane fedelmente fino alla fine dei suoi giorni. 

Studi e teorie 

Durante il dottorato Wilson svolge spedizioni scientifiche ai tropici, indagando la biologia e il comportamento di specie di formiche originarie di Cuba e Messico. Successivamente si sposta nel Pacifico meridionale, in Australia, Nuova Guinea, Isole Fiji, Nuova Caledonia, dove compie importanti scoperte, inclusa quella secondo cui le formiche comunicano principalmente attraverso la trasmissione di sostanze chimiche note come feromoni. A partire dallo studio degli stessi insetti approfondisce le sue conoscenze sulla biogeografia (materia relativa alla distribuzione delle specie e degli ecosistemi nello spazio geografico e nei tempi geologici), che ha offerto ai biologi evoluzionisti un ricco terreno di caccia per le scoperte sulla selezione naturale e i principi matematici che sono alla base del funzionamento degli ambienti. Nel 1961, grazie ai suoi studi sul comportamento di alcune specie di formiche dell’arcipelago melanesiano (in particolare sull’organizzazione sociale in caste), formula la teoria del ‘ciclo del taxon’ per spiegare come le formiche evolvono nel corso del tempo attraverso l’espansione del loro range di distribuzione, adattandosi a condizioni ambientali ostili, colonizzando nuovi habitat e suddividendosi in nuove specie. Da allora lo stesso modello è stato osservato anche in altre specie di insetti e uccelli.  

I suoi studi sulle formiche lo portano anche a formulare la teoria della “biogeografia delle isole”, in collaborazione con il biologo Robert MacArthur, secondo cui un biota insulare mantiene un equilibrio dinamico tra tassi di colonizzazione e di estinzione. La teoria di Wilson e MacArthur spiega però che non solo le isole ma tutti i biota circondati da una matrice diversa, incluse le aree protette, tendono inevitabilmente a perdere specie: da qui la necessità di stabilire collegamenti tra le aree protette per evitare che diventino esse stesse isole. La teoria dei due scienziati americani è diventata poi uno strumento fondamentale nel definire i criteri per la scelta dei siti, delle dimensioni e delle modalità di gestione delle aree protette. Il libro che ne è seguito nel 1967, Teoria della biogeografia insulare, è considerato un elemento chiave dell’ecologia. Lo stesso Wilson ha anche consegnato alla scienza la teoria della “coevoluzione genetico-culturale”, elaborata con il fisico Charles Lumsden e presentata nel libro Geni, Mente e Culture (1981). Secondo questa teoria, che prende spunto da un’ipotesi dello stesso Darwin, cultura e genetica si intrecciano attraverso meccanismi evolutivi con base genetica che favoriscono la selezione di tratti culturali, che a loro volta influenzano la velocità dell’evoluzione genetica.  

Opera controversa 

Wilson è ricordato anche come il padre della sociobiologia. Il suo libro Sociobiologia: la nuova sintesi (1975), in cui racconta il legame tra comportamento umano e genetica, è sicuramente l’opera più celebre, ma anche la più controversa. L’autore sostiene che la sociobiologia non è una ‛teoria’ del comportamento ma che consista nell’applicazione della biologia evoluzionistica al comportamento degli organismi. In pratica, Wilson affronta lo studio del comportamento umano dal punto di vista delle scienze naturali e giunge a sostenere che sia un prodotto della predeterminazione genetica più che delle esperienze apprese, contraddicendo l’opinione prevalente secondo cui sarebbero i fattori culturali e ambientali a determinare il comportamento umano. Al momento della pubblicazione, il libro scatena una tempesta di critiche. I suoi avversari più duri, tra cui i biologi Stephen Jay Gould e Richard Lewontin, accusano Wilson di essere razzista, sessista e di riecheggiare le dottrine naziste sull’eugenetica. Altri illustri colleghi, come James Watson, Premio Nobel, apostrofa Wilson e tutti i professori di biologia di Harvard come “collezionisti di francobolli”, dimostrando poca tolleranza verso approcci alla biologia diversi da quello molecolare e sostenendo che l’Università non debba sprecare posizioni di ruolo su argomenti come la tassonomia e l’ecologia. La replica di Wilson arriva in un memorabile articolo del 1995 pubblicato su Harvard Magazine, in cui l’autore sottolinea di non avere tempo per ingaggiare una ‘guerra molecolare’ con Watson, giudicato più tardi come l’accademico più meschino che avesse mai conosciuto. Diversamente, molti intellettuali hanno apprezzato quanto sia stato profondo il suo contributo. Jared Diamond lo ha descritto come “uno dei più grandi pensatori del 20° secolo”, il romanziere Ian McEwan come “un eroe intellettuale” e Richard Rhodes, nella biografia su Wilson, ne descrive la mente come “microscopica e telescopica insieme”.  

Wilson ha presentato le sue teorie e le sue opinioni in più di 30 libri. Nel 2005 è stata istituita a suo nome l’E.O. Wilson Biodiversity Foundation con l’intento di promuovere la conservazione della Natura e nel 2008 è stato realizzato online The Encyclopedia of Life, un sito web simile a Wikipedia progettato per documentare tutte le specie viventi sulla Terra. 

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Guerre molecolari

E.O. Wilson Biodiversity Foundation

The Encyclopedia of Life 

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