C’è una frase nel poster promozionale di In Utero — “La vita trova sempre una strada” — che potrebbe sembrare uno slogan generico e invece è la dichiarazione d’intenti più precisa e gridata che una serie italiana abbia fatto negli ultimi anni.
Di cosa parla In Utero
Perché In Utero parla di fecondazione assistita. E dunque anche di 90mila coppie italiane, il numero è quello ufficiale ma la sensazione è che sia di gran lunga approssimato per difetto, che ogni anno intraprendono un percorso di PMA spesso in silenzio e ancora troppo spesso all’estero. Ci sono desideri che la biologia non soddisfa e che la legge italiana non accoglie e quasi sempre complica in modo inaccettabile.
È un tema che il cinema e la televisione del nostro paese hanno quasi sempre evitato perché nel nostro paese su certi temi la resistenza è ancora enorme: atavica. Margaret Mazzantini — scrittrice che autrice televisiva di professione, siamo convinti non si offenderà di questa distinzione — ha deciso di affrontare l’argomento di petto con lo spessore che la sua penna richiedeva. E con l’evidenziatore: lasciando il pennino nella china.
Il risultato è disponibile su HBO Max dall’8 maggio scorso: due quelli già proposti, un nuovo episodio ogni venerdì, il prossimo è il terzo. Otto in totale, già accolti dalla critica come uno dei progetti italiani più rilevanti della stagione.
In Utero; il viaggio della speranza
La serie è ambientata a Barcellona, nella clinica di fecondazione assistita “Creatividad”. La scelta della Spagna non è scenografica: è politica. La legislazione spagnola consente percorsi — per donne single, per coppie omogenitoriali — che la normativa italiana ancora non permette. Molte delle coppie che affollano la clinica sono italiane. La geografia è già un racconto. Da molti anni ormai la Spagna è accogliente e preparata: ci sono addetti che parlano italiano, psicologi, team straordinarie, alberghi convenzionati, case predisposte per le famiglie che vogliono affrontare questo viaggio della speranza.
Al centro c’è Ruggero, il ginecologo fondatore della clinica interpretato da Sergio Castellitto, che lui stesso ha definito uno “psycho-medical” per sottolinearne la dimensione interiore rispetto alla fredda procedura clinica. Al suo fianco Angelo, giovane uomo trans e biologo di talento interpretato dall’esordiente Alessio Fiorenza, davvero bravissimo. E poi Teresa, moglie e co-fondatrice interpretata da Maria Pia Calzone, e Dora, la nuova patient assistant affidata a Thony — una figura che diventa “traghettatrice” tra la dimensione clinica e quella umana.
Non un medical drama, ma quasi
La struttura di In Utero è quella cara ai medical drama: una trama orizzontale che attraversa tutti gli otto episodi, più casi di puntata che si chiudono nell’arco di uno o due episodi. Coppie eterosessuali, coppie omogenitoriali, una donna single, una studentessa che dona i propri ovociti per finanziarsi gli studi, due amici che decidono di avere un figlio senza essere una coppia romantica. Ogni storia porta un punto di vista diverso sullo stesso desiderio. Come ha detto Mazzantini con un senso della concretezza che non deve essere ampliato… “È uno strano presepe un po’ sghembo.”

Cosa dice la critica
Le recensioni sono positive e convergenti su alcuni punti precisi. Il cast è uno dei grandi punti di forza del progetto. Sergio Castellitto, compagno di Margaret Mazzantini, costruisce un personaggio ambiguo ma profondamente umano senza mai renderlo respingente, mentre Alessio Fiorenza, qui alla sua prima esperienza attoriale, è davvero molto convincente perché porta anche tanto del suo vissuto nel personaggio.
Il fatto che molti attori di spicco abbiano accettato ruoli limitati a uno o due episodi racconta bene quanto In Utero sia stata percepita come una serie importante già durante la lavorazione anche dai suoi protagonisti. Nel cast spiccano anche Valentina Romani, Andrea Lattanzi, Ivana Lotito, Marianna Fontana, Maya Sansa, Romana Maggiora Vergano, Donatella Finocchiaro e molti altri.
Cosa convince meno
Ci sono anche punti critici. Alcuni sviluppi di almeno due storyline principali risultano abbastanza prevedibili e gli otto episodi, soprattutto nella parte centrale, potrebbero apparire impegnativi, difficili a un pubblico sempre più pronto a fagocitare senza pensare. Paradossalmente, sono proprio le storie “di puntata” quelle che spesso restano più impresse rispetto agli archi orizzontali dei protagonisti. Non è una serie facile: va affrontata con pensiero e impegno e con la voglia se non di capire per lo meno di stare a sentire. Nessuno ci obbliga ad ascoltare le storie: ma ci sono storie che meritano di essere ascoltate.
La valutazione complessiva è netta: In Utero è semplicemente una serie necessaria. Nel cinema e in tv, la rappresentazione è tutto. E questa serie è una delle poche serie italiane recenti che prova davvero a dar voce, senza semplificare il tema, alle circa 90mila coppie che ogni anno decidono di intraprendere un percorso di PMA.

Il cast completo e la squadra creativa
I primi quattro episodi sono diretti da Maria Sole Tognazzi, che cura anche la direzione artistica. Gli ultimi quattro sono di Nicola Sorcinelli. La sceneggiatura è di Mazzantini in collaborazione con Enrico Audenino e Teresa Gelli. Prodotta da Cattleya — parte di ITV Studios — in associazione con Paramount Television International Studios.
In Utero è disponibile su HBO Max. Come detto, un nuovo episodio ogni venerdì.