Marco Pannella e la televisione come nuova arena culturale: il leader dei Radicali ha cambiato i paradigmi del dibattito

Dieci anni fa moriva Marco Pannella, ancora oggi è considerato uno dei protagonisti più riconoscibili della politica italiana. Leader del Partito Radicale ha fatto della presenza un segno distintivo per ben quattro decenni di storia della Repubblica. Sostanza e forma, con lui, sono sempre andate a braccetto. Corpo e parola, la forza della dialettica abbinata a una fisicità da stravolgere. Laddove non bastavano le parole e gli appelli potevano le prove di forza: atti estremi verso sè stesso per dimostrare che non è finita fin quando c’è una collettività disposta a farsi carico dei bisogni di tutti. Per questo ricordiamo scioperi della fame e della sete, gesti plateali che sono arrivati ad allarmare Presidenti della Repubblica e talvolta anche il Vaticano.

Un codice comunicativo ben preciso, costruito su preparazione, analisi ma anche tanto istinto. Proprio la caratteristica che lo ha sempre portato a spingersi oltre. Le prime battaglie in tal senso sono cominciate negli anni ’70. Nel 1968 mise in atto la protesta contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, pretesto che diede inizio a quello che gli esperti hanno definito Satyagraha sulle orme del Mahatma Gandhi. Un metodo di resistenza politica non violenta.

Marco Pannella, una vita in difesa dei diritti civili

Proprio su queste basi, successivamente, arrivò il sostegno alla Legge Fortuna-Baslini che determinava l’inserimento del divorzio nell’ordinamento italiano. Siamo di fronte a una delle maggiori svolte, dal punto di vista civile, del Paese. Atto che segna, per quanto concerne la figura di Pannella, mediaticamente la sua carriera politica che proseguirà anche negli anni successivi. Nel 1972 affronta, infatti, un primo lungo sciopero della fame per chiedere una Legge sull’obiezione di coscienza. Insieme a lui anche Alberto Gilardin.

Marco Pannella imbavagliato per protesta
Marco Pannella in uno dei suoi atti di protesta (Screenshot YouTube) – TvBlog

Questo ha portato, nel corso degli anni Settanta, il Partito Radicale a diventare il motore mediatico delle principali campagne sui diritti civili. Situazione per cui anche la televisione aveva la sua importanza. Pannella ha cambiato le carte in tavola anche nell’ambito dei meccanismi che erano soliti animare il piccolo schermo: si presentava imbavagliato nelle tribune televisive allo scopo di denunciare la censura sul tema dell’aborto.

La televisione come mezzo di confronto

Senza contare la battaglia per arrivare alla depenalizzazione delle droghe leggere. Anche in questo caso, non sono mancati momenti televisivi diventati iconici: nel corso di una conferenza stampa ha fumato volutamente uno spinello, gesto per cui venne immediatamente arrestato e rilasciato poco dopo. Nel 1995, all’interno di un programma tv condotto da Alda D’Eusanio (L’Italia in Diretta), in cui era ospite, si alzò per regalare alla conduttrice un panetto di hashish.

Gli anni Ottanta portarono la nascita del Partito Radicale transnazionale. Occasione per Marco Pannella di estendere le proprie iniziative anche oltre i confini italiani. Ecco, quindi, le iniziative contro la pena di morte e le battaglie per cercare di combattere la fame nel mondo. L’uso del digiuno estremo è arrivato anche a inizio anni Novanta per criticare il finanziamento pubblico ai partiti, crociata mediatica esplosa anche dopo il caso Mani Pulite che dal punto di vista giudiziario diede vita all’epopea di Tangentopoli.

Il valore del pubblico

Il suo non era semplice sensazionalismo televisivo. Pannella aveva capito la potenza della televisione prima di molti altri, invece di strumentalizzare le vite altrui il leader dei Radicali si metteva in prima persona a disposizione del pubblico. Qualsiasi tipo di platea. Dovevano ascoltarlo proprio per i suoi gesti così riconoscibili che colpivano l’opinione pubblica anche se fatti sulla sua persona. Il fisico come cassa di risonanza mediatica e il piccolo schermo trattato come una sorta di nuova arena culturale.

Da questo assunto seguirono interviste fiume, dibattiti accesi e anche aspre battaglie dialettiche a favore di telecamera. Si ricordano le sue arringhe nel corso del Maurizio Costanzo Show, oppure gli scontri indiretti con Silvio Berlusconi. In quel caso Pannella difendeva il pluralismo mediatico di Mediaset per poi andare a parlare, all’interno delle emittenti del gruppo di Cologno Monzese, di conflitto di interessi fra politica e gestione dei media per la propaganda.

Il piccolo schermo diventa arena culturale

Aspetto che, per certi versi, ha coinvolto anche sul piano televisivo e politico il compianto ex Premier che poi prese spunto dalle intemerate di Pannella per dare adito a dibattiti tv molto più accesi nel tempo. Si veda, in tal caso, il confronto Berlusconi-Travaglio con la famosa spolverata di sedia. Storia televisiva e politica si intrecciano con Marco Pannella in grado di fare scuola per quel che riguarda l’uso della telecamera per fini politici.

Il leader dei radicali non faceva propaganda: si spendeva, in televisione, per portare alla ribalta problemi e tematiche che sembravano essere sottaciuti. Un atteggiamento che, successivamente, ha dato adito alla nuova narrazione politica. L’idea, però, del piccolo schermo come nuova polis emergente porta il marchio di Pannella. Per questo, a dieci anni dalla sua scomparsa, il segno dei Radicali nella storia politica e mediatica italiana resta ancora indelebile.