India, il Pil è cresciuto dell’8,2% e l’inflazione è ai minimi storici: cosa c’è dietro al miracolo economico di Modi

Nonostante i dazi imposti da Donald Trump e le tensioni internazionali, l’India continua a crescere. Secondo l’ultimo rapporto della ‘Reserve Bank of India’, nell’ultimo trimestre il prodotto interno lordo indiano è cresciuto dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di un dato che conferma lo stato di forma dell’India e che va oltre le aspettative, visto che le previsioni davano una crescita del 7,4%.

La valutazione al ribasso era stata dettata proprio dalle tariffe al 50% sulle merci in spedizione Oltreoceano, ma grazie alla produttività e all’apprezzamento dei prodotti indiani nel mondo il peggio è stato evitato.

Quanto al mercato interno, i consumi interni hanno ripreso a crescere (+7,9% ) e l’inflazione è ai minimi storici dal 2012 (0,25%), ma restano comunque problemi che il governo guidato da Narendra Modi dovrà

affrontare.

L’India e l’energia dei giovani 

Dall’agricoltura all’informatica, lo sviluppo economico dell’India ha abbracciato tutti i settori produttivi: la manifattura è cresciuta del +9,1%, i servizi del 9,2% e il mercato delle auto è cresciuto dell’11,3%. Sicuramente le misure del governo per stimolare la domanda interna hanno dato i loro risultati, ma ciò che ha permesso all’India di diventare una vera e propria potenza è stata la spinta demografica. Infatti, con i suoi quasi 1,5 miliardi di persone l’India ha superato la Cina diventando il paese più popoloso al mondo e oggi detiene il record di Paese più giovane dato che conta oltre 808 milioni di individui (circa il 66% della sua popolazione totale) di età inferiore ai 35 anni. Tra questi, quelli di età compresa tra 13 e 35 anni costituiscono oltre il 40% della popolazione indiana. L’impronta dei giovani si può notare nell’aumento dei viaggi aerei, della diffusione degli smartphone e delle vendite dei veicoli a due ruote.

Tagli al costo del denaro

I dati sulla produzione lasciano indurre all’ottimismo, ma sul fronte delle politiche di bilancio la situazione cambia. Infatti, la linea del Governo e della ‘Reserve Bank of India’ di ridurre le aliquote e di tagliare il costo del denaro allontano l’obiettivo di contenimento del deficit.

Le misure di New Delhi erano state approvate a febbraio per dare nuovo slancio all’economia dopo un’iniziale rallentamento, con la prima riduzione del costo del denaro che si è attestata al 6,25%. Con l’annuncio dei dazi nel ‘Liberation Day’, la rupia, la moneta indiana, ha perso di valore e tanti investitori stranieri hanno spostato i loro capitali verso altri Paesi. Lo scorso venerdì 5 dicembre la Reserve Bank of India ha tagliato il suo tasso di riferimento di 25 punti base portando il tasso al 5,25%.

L’aumento della liquidità

Il taglio dei tassi però non è l’unico provvedimento recente della Banca Centrale, tanto che ha indetto di effettuare operazioni di acquisto di titoli di Stato per 1.000 miliardi di rupie (11,14 miliardi di dollari) e scambi in valuta estera per 5 miliardi di dollari per aumentare la liquidità.

Ancora è presto per dire se l’Esecutivo Modi introdurrà tagli o tasse per coprire i mancati introiti, ma le misure fino ad oggi adottate potranno, secondo le stime, consentire all’India di chiudere il 2025 con una poderosa crescita e di controllare l’aumento dei prezzi per il prossimo anno.