Roma, 20 agosto 2026 – Una forca, alcune sale da cui assistere al macabro “spettacolo” e una promessa che Itamar Ben-Gvir sostiene di aver mantenuto. Si possono sintetizzare così le parole del ministro israeliano della Sicurezza nazionale, riprese in un video nel quale mostra il cantiere del patibolo destinato, secondo lui, ai terroristi palestinesi. “Qui verranno giustiziati i terroristi – spiega Ben-Gvir –. Ci sarà una forca per l’impiccagione, sale da cui le vittime dei crimini potranno assistere, come avviene negli Stati Uniti”. E aggiunge: “Stiamo mantenendo la promessa fatta. C’era chi la sottovalutava, chi la prendeva in giro: questo posto ora sta iniziando a prendere forma”.
Parole e immagini che il leader di Otzma Yehudit, formazione di estrema destra, diffonde con forza, consapevole di essere uno degli alleati più preziosi per Benjamin Netanyahu. Il premier spera di restare alla guida del Paese anche dopo le elezioni di ottobre, nonostante i sondaggi lo vedano in leggero svantaggio. Per Otzma Yehudit, invece, i numeri sono positivi: il partito risulta in crescita e potrebbe ottenere otto seggi alla Knesset, due in più rispetto alle ultime elezioni. Va peggio all’altra formazione dell’ultradestra, il partito di Bezalel Smotrich, che in alcune rilevazioni resta sotto la soglia di sbarramento del 4%.
“Netanyahu ha certamente bisogno di Ben-Gvir – spiega Sara Isabella Leykin, ricercatrice Ispi specializzata in Medio Oriente e Nord Africa – perché per governare servono 61 seggi. L’alleanza con Otzma Yehudit, però, non è solo matematica: esiste una convergenza ideologica, pur provenendo il Likud dal sionismo revisionista e il partito di Ben-Gvir da quello religioso”.
Poi c’è la Cisgiordania. Nella notte tra mercoledì e giovedì l’esercito israeliano ha evacuato un avamposto illegale vicino a Deir Istiya, a sud di Nablus, provocando scontri con i coloni. Alcuni hanno eretto un blocco stradale e lanciato pietre contro i mezzi delle forze dell’ordine, altri hanno tentato di incendiare alberi.
Sul fronte degli insediamenti si è aperto anche un nuovo scontro diplomatico. Francia, Germania, Italia e Regno Unito hanno chiesto a Israele di fermare il progetto E1, tra Ma’ale Adumim e Gerusalemme, giudicato “inaccettabile” perché rischia di spezzare la continuità territoriale della Cisgiordania e compromettere la soluzione dei due Stati. I piani prevedono 3.412 nuove abitazioni; il sindaco di Ma’ale Adumim ha annunciato l’avvio delle prime 1.400. Smotrich aveva già definito E1 “il colpo di grazia” alle aspirazioni di uno Stato palestinese.
Le tensioni in Cisgiordania sono inevitabilmente terreno di consenso per l’ultradestra, senza però necessariamente allontanare gli elettori più moderati del Likud. “La situazione è molto polarizzata – osserva Leykin –. Tra gli elettori di Netanyahu ci sono persone che non approvano le idee o le azioni dei suoi alleati di estrema destra, ma chi lo sostiene tende comunque a continuare a farlo. Inoltre, molti israeliani, pur sapendo cosa accade in Cisgiordania, lo percepiscono come qualcosa di distante e non si sentono direttamente coinvolti”.