La prima messa di Natale di Papa Leone: “Facciamo spazio a poveri e stranieri. No all’economia che mercifica l’uomo”. Il saluto a sorpresa in piazza

Città del Vaticano, 24 dicembre 2025 – Si è affacciato sul sagrato di San Pietro, per salutare i fedeli in attesa sotto la pioggia. A sorpresa Robert Prevost si palesa alla folla mezz’ora prima della messa di Natale, la sua prima messa di Natale da Pontefice. Parla in spagnolo, in inglese e alla fine in Italiano. ”Buonasera, benvenuti a tutti –  dice Papa Leone XIV – Anche in questo clima vogliamo celebrare insieme la festa di Natale. Gesù Cristo, che è nato per noi, ci porta la pace, ci porta l’amore di Dio. Tanti auguri a tutti voi”. “Grazie per esseri venuti anche con la pioggia”, aggiunge, rivolgendosi alle 5mila persone che possono seguire la liturgia solo sui maxi schermi (6mila sono in chiesa). 

Puntuale, anticipata alle 22, è iniziata la celebrazione della vigilia, con l’ingresso di Leone in processione nella basilica.  Concelebrano quasi 250 tra cardinali, vescovi e sacerdoti. Il coro della Cappella Sistina ha accompagnato la processione con il canto ‘Noel’. Prima di cominciare il Pontefice ha scoperto il volto del bambinello nel presepe collocato su un piccolo trono davanti all’altare della Confessione. È seguito un omaggio floreale da parte di alcuni bambini provenienti da diverse parti del mondo, tra cui l’Ucraina. 

Il Papa nella Basilica di San Pietro per la messa della notte di Natale
Pope Leo XIV presides over a Holy Midnight Mass for the Solemnity of the Nativity of the Lord, in St. Peter’s Basilica, Vatican City, 24 December 2025. ANSA/GIUSEPPE LAMI

L’omelia

Nell’omelia in Italiano Leone svela il significato del Natale. Nella notte in cui Cristo è nato, “il popolo ha visto una grande luce”, Gesù’ è “l’astro che sorprese il mondo” e che ancora “illumina di salvezza la nostra notte”. “Non esiste tenebra che questa luce non rischiari”, assicura Prevost. “Dio – continua  – non ci dona qualcosa ma se stesso, per riscattarci da ogni iniquità (…). Nasce nella notte colui che dalla notte ci riscatta”.

“Per guardare il salvatore, bisogna guardare in basso”

La fede cristiana capovolge le prospettive. Dio è “un bambino avvolto in fasce”. Per guardare il salvatore “non bisogna guardare in alto ma in basso”. E qui Papa Leone cita il monito di Benedetto XVI: “Sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo”. L’uomo a cui il pontefice invita a guardare è, l’ ‘ultimo’, il sofferente, sono i “bambini, i poveri, gli stranieri”. In questa ottica “una stalla può diventare più sacra di un tempio”. Eccolo il paradosso, ecco il cambio di visione: “Davanti al dolore dei miseri, Dio manda un inerme perché sia forza per rialzarsi. Davanti alla sopraffazione accende una luce gentile. Mentre un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona. Mentre l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci da ogni schiavitù. Ci basterà questo amore, per cambiare la nostra storia?”. 

“Il Natale è tempo di gratitudine e di missione”

“Ora che il Giubileo si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione – conclude Prevost – . Esattamente un anno fa, papa Francesco affermava che il Natale di Gesù ravviva in noi ‘il dono e l’impegno di portare speranza là dove è stata perduta’, perché ‘con Lui fiorisce la gioia, con Lui la vita cambia, con Lui la speranza non delude’. Con queste parole iniziava l’Anno Santo. Ora che il Giubileo si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione. Gratitudine per il dono ricevuto, missione per testimoniarlo al mondo”.