Al Mattatoio una mostra-laboratorio che ripercorre la storia dell’agricoltura sociale e inclusiva nella capitale
Roma è la città più agricola d’Europa, a sua insaputa. Non solo, sembra inimmaginabile eppure ha un’estensione incredibile (più di 60.000 ettari) in grandissima parte in abbandono, un patrimonio di cui la superficie pubblica coltivabile supera i 10.000 ettari. L’agricoltura è cruciale non solo per la ripresa economica del Paese ma per arginare la devastazione (ambientale e sociale) del territorio. Per questa è nata una Food Policy per Roma per le potenzialità di una politica del cibo tesa alla sostenibilità, alla tutela dei produttori locali e al diritto a un cibo ecologico di qualità.
Al contempo l’Associazione RomAgricola che rappresenta realtà significative come Agricoltura Nuova, CoBrAgOr, Il Trattore, Coraggio, Capodarco, Mistica ed altre, ha in corso al Mattatoio una mostra-laboratorio che ripercorrerà l’avventura dell’agricoltura sociale che dal 1978, con Giulio Carlo Argan Sindaco, in occasione della prima conferenza agricola cittadina del Comune di Roma, affrontò la questione dell’agricoltura come fonte di occupazione nonché “riscoperta di valori umani, produttivi e culturali”. Quell’occasione sarà la tappa di un’esplorazione partecipata lanciata da “La primavera 4.0 dell’agricoltura romana: un modello glocal per la gestione delle acque” che vedrà in campo diversi protagonisti dell’innovazione tecnologica in agricoltura. Nell’ambito della mostra saranno ricordate figure come Paolo Ramundo che nel 1977, occupando le terre in abbandono del S. Maria della Pietà con i Disoccupati Organizzati, fece nascere il CoBrAgOr (Cooperativa Braccianti Agricoli Organizzati) che svolse una straordinaria attività di inclusione degli internati quando il Manicomio di Roma nel 1978 chiuse grazie alla Legge Basaglia, rigenerando quei campi abbandonati.