“Riconosco la vittoria degli studenti, nessuno fuggirà dalla Serbia per questo”. Con il volto visibilmente commosso e il tono di chi vede chiudersi un’era, Aleksandar Vucic ha ammesso la sconfitta in diretta tv su Rts, ponendo fine a quattordici anni di dominio incontrastato al timone della Serbia. Ma accusa anche, in maniera un po’ oscura, “il deep state americano” e forze provenienti da Paesi dell’Unione europea di aver orchestrato la rivoluzione.
L’ammissione della resa da parte del leader nazionalista giunge al termine di una giornata elettorale drammatica, segnata da tensioni e lunghissime code ai seggi, ma soprattutto da una partecipazione popolare che non si vedeva dai tempi dei grandi stravolgimenti politici dei primi anni Duemila. Il verdetto delle urne sancisce una svolta storica e senza precedenti per i Balcani: la “Lista studentesca– Gli studenti vincono!” ha conquistato una clamorosa maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale.
Secondo le proiezioni diffuse dagli istituti demoscopici CeSid e Ipsos e confermate a caldo dallo stesso Vucic, il movimento guidato dal medico Ilija Srdanovic ha raggiunto il 52% delle preferenze, assicurandosi tra i 135 e i 140 seggi sui 250 complessivi. La coalizione di governo “Serbia unita”, costruita attorno al Partito progressista (Sns), si ferma invece attorno al 39%, ottenendo poco più di cento parlamentari e scivolando per la prima volta all’opposizione dopo oltre un decennio. Nessun’altra formazione della politica tradizionale ha superato la soglia di sbarramento del 3%, lasciando spazio soltanto alle liste in rappresentanza delle minoranze etniche.
Il fattore determinante della consultazione è stata l’affluenza straordinaria, che alle ore 18 aveva già superato il 64,8%, arrivando a toccare la quota record del 69% alla chiusura delle urne.
Una mobilitazione imponente, scaturita da quasi due anni di ininterrotte proteste di piazza nate dopo il tragico crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad (16 morti), episodio diventato il simbolo della battaglia contro la corruzione e della richiesta di un radicale rinnovamento istituzionale.
La Lista Studentesca, forte di un programma in 11 punti focalizzato sulla depoliticizzazione dello Stato, sulla riforma dei media e sulla trasparenza negli appalti pubblici, è riuscita a trasformare l’indignazione collettiva in una proposta di governo trasversale. Non sono mancati momenti di tensione durante le operazioni di voto, con denunce di irregolarità e persino un’aggressione ai danni di due giornalisti a Pavlovac. La presenza di oltre 80 osservatori Osce, unitamente agli inviati dell’Odihr e del Parlamento europeo, ha garantito un monitoraggio capillare. Vucic ha dichiarato che affronterà una dura battaglia parlamentare dai banchi dell’opposizione senza fare sconti, mentre nelle strade di Belgrado e nelle principali città la notte s’è accesa tra caroselli, cori e festeggiamenti.