Roma, 17 agosto 2026 – Valter Lavitola avrebbe avvertito Sigfrido Ranucci del rischio di attentati contro di lui prima del 16 ottobre 2025, giorno in cui è scoppiato l’ordigno. A parlare è l’avvocato Arturo Cola, difensore dell’ex faccendiere accusato (reo confesso) di essere il mandante della bomba esplosa sotto casa del conduttore di Report. “C’è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo”, ha spiegato il legale prima di entrare in carcere a Rebibbia dove ha incontrato il suo assistito. L’interrogativo che circola è sempre lo stesso: Ranucci sapeva? “A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato”, anche se l’ex editore, davanti al gip, ha detto di non poter escludere che il giornalista avesse “intuito”.
“Lavitola vuole puntualizzare su modalità e movente”
Mentre prepara con il suo avvocato il ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere i domiciliari, Lavitola aspetta di essere ascoltato nuovamente. “Non si tratta di ritrattare o di dire di cose diverse – ha precisato oggi Cola – si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché in sede di udienza al Riesame è possibile rendere dichiarazioni spontanee“. Sono “due i punti” che Lavitola dovrà “puntualizzare” ai giudici: “Il primo è la modalità esecutiva dell’attentato e il secondo è il movente”.
Cos’ha detto finora Lavitola ai magistrati
Bocciando la prima richiesta di scarcerazione il Gip ha definito le dichiarazioni di Lavitola in sede di interrogatorio come “fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro”. A quanto risulta, l’ex editore avrebbe raccontato ai magistrati di non avere suggerito lui di piazzare l’ordigno agli esecutori materiali del finto attentato, piuttosto avrebbe chiesto di sparare contro la casa di Ranucci. Riguardo al movente, ha affermato di aver agito per “il bene” dell’amico, per fargli aumentare la scorta, visto i pericoli che correva: stando al suo resoconto, rischiava un vero attentato, non è chiaro ad opera di chi. Il ricorso al Riesame è stato presentato il 15 agosto. “Facendo due calcoli – dice Cola – l’udienza si dovrebbe celebrare la settimana prossima”.